Brigitte Bardot, la diva per caso che con un film conquistò il mondo
di Alberto CrespiDa ragazza Brigitte Bardot non pensava al cinema. Nata a Parigi il 28 settembre 1934 in una famiglia alto-borghese e morta il 28 dicembre 2025, sognava di fare la ballerina classica. Ma era talmente bella che la rivista Elle ne fece la propria icona e una sua foto fu notata da Marc Allegret, allora un regista importante, che nel 1950 la convocò per un provino. Non la prese, ma la cosa ebbe un seguito: il destino volle che fosse presente il giovane assistente Roger Vadim, un franco-russo (vero cognome Plemjannikov) furbo come una volpe e bello come il sole. Esplose un amore, ma avrebbero lavorato insieme solo nel 1956 in Piace a troppi, in originale Et Dieu... créa la femme. È il film che creò il “fenomeno BB”, e molti pensano sia il suo debutto: invece era il suo diciassettesimo film. Quando esplode come diva, a 22 anni, è già un’attrice rodata.
Da ragazza Brigitte Bardot non pensava al cinema. Nata a Parigi il 28 settembre 1934 in una famiglia alto-borghese e morta il 28 dicembre 2025, sognava di fare la ballerina classica. Ma era talmente bella che la rivista Elle ne fece la propria icona e una sua foto fu notata da Marc Allegret, allora un regista importante, che nel 1950 la convocò per un provino. Non la prese, ma la cosa ebbe un seguito: il destino volle che fosse presente il giovane assistente Roger Vadim, un franco-russo (vero cognome Plemjannikov) furbo come una volpe e bello come il sole. Esplose un amore, ma avrebbero lavorato insieme solo nel 1956 in Piace a troppi, in originale Et Dieu... créa la femme. È il film che creò il “fenomeno BB”, e molti pensano sia il suo debutto: invece era il suo diciassettesimo film. Quando esplode come diva, a 22 anni, è già un’attrice rodata.
Fra quei sedici titoli che precedono Et Dieu... créa la femme ci sono ruoli minuscoli in film importanti, come Versailles di Sacha Guitry, Atto d’amore di Anatole Litvak, Ragazze folli di Marc Allegret (stavolta la prese), Grandi manovre di René Clair e Elena di Troia di Robert Wise dove era Andraste, la giovane schiava della regina interpretata, come tutti ricordano, dalla meravigliosa Rossana Podestà. Sempre in quegli anni di formazione lavorò anche in Italia: apparve in Tradita di Mario Bonnard e soprattutto in Mio figlio Nerone di Steno dove era, nientemeno, Poppea. È un clamoroso esempio di kitsch d’epoca in cui compaiono anche Alberto Sordi, Vittorio De Sica e Gloria Swanson (Agrippina) che non appariva sugli schermi da sei anni, da Viale del tramonto.
Il mambo febbrile di Brigitte Bardot che l'ha consacrata in "E Dio creò la donna"
È un apprendistato simile a quello di tante altre belle ragazze, nel cinema di quegli anni. E nessuno, almeno in Italia, pensava che quella biondina francese fosse destinata a chissà che. Mario Monicelli, addirittura, raccontava che dopo averla propinata per Proibito (film del ’54) le consigliò di non fare l’attrice. Bardot, in fondo, gli diede retta perché divenne molto più di un’attrice. Et Dieu... créa la femme non è un gran film ma è, appunto, qualcosa di più di un film. Il titolo originale è bello e impegnativo, “e Dio creò la donna”, e in qualche misura dice il vero: Vadim e Bardot creano un’immagine di ragazza aggressiva e quasi involontariamente perversa, che con la sua bellezza sconvolge il mondo degli uomini.
Il film anticipa gli anni ’60 e crea un’icona, un modello di comportamento, un fenomeno divistico che tracima dallo schermo e invade il mondo dei media. Quando in Audace colpo dei soliti ignoti il pugile Vittorio Gassman scorre una copia di Paese Sera per vedere se si parla della rapina al Totocalcio, legge i seguenti titoli: «Niente, non se ne parla più. Krusciov tende la mano e strizza l’occhio, B.B. aspetta un bebè… che cavolo vorrà di’, poi? Sono romani e non milanesi, discorso dell’onorevole Moro…».
Siamo nel 1959, B.B. ha 25 anni, aspetta davvero un bebè e su quel giornale, tra Krusciov e Moro, c’è lei e tutti gli spettatori sanno «che cavolo vorrà di’». Perché in quel momento Brigitte Bardot si gioca con Sophia Loren il ruolo di diva più famosa d’Europa e forse del mondo. Con Vadim - a matrimonio finito - girò altri film, compreso il suo ultimo, Una donna come me: bruttino, ma di culto per il “duetto” con Jane Birkin alla quale la legava anche la famosa storia di Je t’aime… moi non plus. Serge Gainsbourg aveva scritto e inciso la “scandalosa” canzone con lei, nel 1967: ma il playboy Gunter Sachs, allora marito di BB, minacciò uno scandalo e il disco venne fatto sparire per poi ricomparire, nel 1969, con Birkin al posto di Bardot.
È arrivato il momento di porsi la grande domanda: era una brava attrice? No. Era un’altra cosa. Grandi dive del cinema, da Greta Garbo a Mary Pickford, dalla citata Sophia Loren a Marilyn Monroe erano anche brave attrici. A Brigitte Bardot nessuno chiedeva di “recitare”. Non serviva. Un grande regista come Henri-Georges Clouzot arrivò quasi a torturarla per cavarne “un’interpretazione” in La verità (1960), dove è una ragazza accusata di omicidio. Un altro grande come Jean-Luc Godard fu più astuto: in Il disprezzo (1963) le chiese di fare sostanzialmente se stessa nel ruolo della moglie promiscua di uno sceneggiatore. Louis Malle, che era uomo di mondo, le lasciò fare ciò che voleva in Vita privata (1961), dove ha come partner Mastroianni, e in Viva Maria! (1965), folle pseudo-western dove si forma una coppia al fulmicotone con Jeanne Moreau, che era entrata minorenne alla Comédie Française e la guardava dall’alto in basso. Quando si ritirò a nemmeno quarant’anni il cinema sopravvisse tranquillamente: fu la cronaca ad alimentare la sua leggenda. Perché non era un’attrice, era come la statua del Falcone maltese con Bogart: era fatta della materia di cui sono fatti i sogni.