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Milo Manara: “C’è un po’ di Brigitte Bardot in ogni mia donna disegnata”

Brigitte Bardot in un disegno di Milo Manara 

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Il fumettista e l’influenza di BB sulla sua opera: “Non era costruita come Marilyn, ha cambiato l’immaginario femminile”
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«Brigitte Bardot, indirettamente, ha ispirato tutta la mia opera» dice Milo Manara, un po’ raffreddato, al telefono. Una vera sorpresa perché le sue donne non sembrerebbero somigliare a lei.

In che senso “indirettamente”?

«Il personaggio creato da Jean-Claude Forest, Barbarella, era di fatto Brigitte Bardot. E siccome io devo la mia carriera a Barbarella, ecco che BB c’è sempre stata, anche quando non la disegnavo. E poi non era solo una questione di aspetto fisico ma di carattere».

E com’era il carattere di BB?

«Quello di una donna molto libera che ha sempre scelto i suoi amori, che quando era stanca di loro li ha mollati e ha costantemente fatto ciò che voleva, compreso lasciare il cinema ancora in giovane età. Insomma, non si lasciava imporre nulla da nessuno: la sua è stata una vita decisa da lei».

È stata una femminista?

«Non era una cosa politicamente connotata anche perché, più in là, ha manifestato simpatie orie…

«Brigitte Bardot, indirettamente, ha ispirato tutta la mia opera» dice Milo Manara, un po’ raffreddato, al telefono. Una vera sorpresa perché le sue donne non sembrerebbero somigliare a lei.

In che senso “indirettamente”?

«Il personaggio creato da Jean-Claude Forest, Barbarella, era di fatto Brigitte Bardot. E siccome io devo la mia carriera a Barbarella, ecco che BB c’è sempre stata, anche quando non la disegnavo. E poi non era solo una questione di aspetto fisico ma di carattere».

E com’era il carattere di BB?

«Quello di una donna molto libera che ha sempre scelto i suoi amori, che quando era stanca di loro li ha mollati e ha costantemente fatto ciò che voleva, compreso lasciare il cinema ancora in giovane età. Insomma, non si lasciava imporre nulla da nessuno: la sua è stata una vita decisa da lei».

È stata una femminista?

«Non era una cosa politicamente connotata anche perché, più in là, ha manifestato simpatie orientate più a destra; però con i suoi comportamenti ha contribuito in maniera molto significativa a cambiare l’idea della donna nei maschi e anche nelle femmine. Il contrario di Marilyn Monroe».

L’altra icona di quegli anni.

«Sì, che però dava l’impressione di essere costruita, diciamo, da Hollywood. Non aveva un solo particolare fuori posto, aveva il colore giusto dei capelli, servizi fotografici patinati e così via. Mentre Brigitte Bardot usciva di casa così come capitava, a volte spettinata, si divertiva insomma, non era attenta al proprio aspetto, era totalmente naturale, non aveva nulla di artefatto. E infatti non si è mai sottoposta a interventi di chirurgia plastica».

Come sono nati i ritratti per lei?

«Voleva raccogliere fondi per la sua organizzazione animalista, così ha avuto l’idea di farsi fare una serie di ritratti per metterli all’asta e mi ha chiesto se ero interessato a realizzarli. Credo che un simile apparato abbia dei costi notevoli perché ha delle sedi aperte un po' in tutto il mondo con veterinari e personale di vario tipo che ci lavora. Poi, visto il successo dell’asta, da questi ritratti è nata l'idea, credo dal municipio, di dedicarle anche un monumento a Saint-Tropez e così sono stato incaricato io di fare i bozzetti per la realizzazione: non solo, ho collaborato anche proprio fisicamente alla realizzazione della statua in bronzo. Ci ho messo le mani, insomma (ride). E poi ha collaborato anche lei, in parte, perché sul basamento io avevo proposto la soluzione di lei come una Venere che esce dalle onde del mare, lei invece ne ha voluta un'altra, ovvero dei petali al posto delle onde, perché quello della margherita è proprio una sorta di suo marchio. Insomma c'è stato proprio una collaborazione, uno scambio di email, di messaggi. Mi ha molto colpito per almeno un paio di particolari».

La dedica di Bardot a Manara in cui dice con un gioco di parole: “Io sono la Venere di Milo” 

Quali?

«C'è stato uno scambio di telefonate e io sono stato particolarmente toccato, dal fatto che lei mi chiamava Milo Manara, cioè non Milò Manarà come fanno tutti i francesi da cinquant'anni... Mamma mia! Io frequento la Francia per motivi professionali, non uno mi ha chiamato mai in maniera corretta. L’ho trovata una bella forma di rispetto nei miei confronti. E poi la sua voce».

Come era la voce di Brigitte Bardot?

«Piuttosto bassa, da fumatrice, affascinante. Anche se nel periodo in cui ci siamo sentiti, nel 2016, aveva già smesso di fumare da anni. Però probabilmente ha fumato molto nella vita e ciò nonostante è vissuta fino a 91 anni. Ovviamento lo dico da fumatore a mia volta (ride; Manara fuma il sigaro da tempo immemorabile, ndr)».

(agf)

Di cosa avete parlato?

«Le ho detto che anch’io ero un amante degli animali: ai tempi avevamo una specie di zoo. Quasi tutti i tipi di pennuti da cortile: galline, pavoni, oche e poi anche caprette, asini, pecorelle, cavalli».

Lei sarà rimasta colpita quando lo ha saputo...

«Sì abbastanza: non lo sapeva: anche da lì è venuta l’idea di raffigurarla con un animale in qualcuno dei dei disegni. Capisco la sua passione, curare gli animali però non è facile, quando ero giovane riuscivo a trovare il tempo per curarli tutti, perché erano qualche centinaio. Bisognava dargli da mangiare e c'era una specie di piccolo laghetto per i cigni, per le anatre, insomma era un bel lavoro, una passione vera».

Sempre lì, nella sua casa casa in Valpolicella?

«Sì, abbiamo un bel po’ di terreno ed era dedicato a questi animali. Poi i cavalli, madre e figlia, sono cresciuti molto ed è anche nato un asinello e poi due agnelli, due capretti. Poi però abbiamo avuto tre, quattro volte delle faine e delle volpi che hanno fatto una strage. Avevamo un pavone bianco, sono molto rari, era bellissimo: ricordo che c'erano piume insanguinate per decine di metri. E allora abbiamo deciso con la famiglia che non potevamo più andare avanti e abbiamo regalato tutti gli animali sopravvissuti. E adesso abbiamo solo cani e gatti».

Forse allora l’ha scelto per quello.

«No, non credo, perché appunto, non lo sapeva. Credo sia stato perché le piaceva come disegnavo le facce delle donne. Lei per me è fantastica perché in realtà è straordinariamente imperfetta».

Ma come? Viene considerata la donna perfetta!

«Me ne sono reso conto nel disegnare in particolare il suo volto: le imperfezioni, stando una vicino all'altra, davano questo risultato magnifico. Non aveva, che so, la perfezione di Grace Kelly, per dire. Non era esattamente simmetrica per esempio, e io me ne sono accorto avendo fatto appunto 25 ritratti suoi: erano ritratti molto grandi, a grandezza naturale del viso. Proprio per questo la sua bellezza era troppo particolare per poterla disegnare in altri contesti: non volevo che fosse cvosì riconoscibile. Però è stata mia ispiratrice e modella principale perché io devo la mia carriera a Barbarella e al suo autore, Forest che a sua volta l’aveva presa come ispirazione del suo personaggio: Barbarella era Brigitte Bardot».

Quindi la sua Barbarella non era Jane Fonda, che la interpretava nel film di Roger Vadim, che a sua volta era stato marito della Bardot.

«No, ne abbiamo parlato anche con lo stesso Forest. Per questo ho detto che è stata appunto, un’ispirazione indiretta, lui stesso ha preso ispirazione dal suo modo di essere una donna libera non semplicemente dal suo aspetto. Ma lei ha dato il via a delle idee di Barbarella che mi hanno convinto a fare questo mestiere».

Ne ha parlato anche con lei?

«Sì e lo sapeva. Però non ho voluto andare più in profondità nel suo rapporto con Vadim perché si trattava di cose private».

Però non l’ha incontrata.

«Il giorno dell’inaugurazione della statua era prevista una cena: lei era arrivata sulla soglia ma tutti si sono alzati per fotografarla e così se n’è andata. E pensare che le avevo portato anche il regalo...». Che cos'era? «Una cassetta di vini del Valpolicella».

Che peccato! «Ne ha beneficiato il marito: lui è rimasto e li ho consegnati a lui che ha molto apprezzato (ride). Ovviamente immagino che li abbia fatti assaggiare anche a lei: erano delle bottiglie davvero speciali».

Quando ha saputo la notizia della sua morte cos’ha pensato?

«I grandi se ne stanno andando uno dopo l’altro, solo i piccoli restano. Il mondo è più triste oggi».

L’ultima curiosità: perché c’è sempre una margherita nei disegni? E anche nella dedica che BB le ha fatto in cui fa un bellissimo gioco di parole: “io sono la Venere di Milo”.

«Lei si firmava sempre con questa margherita, a sette petali. Sono sempre dei petali dispari, perché se inizi a contare dal primo con “m’ama” non c’è possibilità che finisca con “non m’ama”. Per cui lei ha sempre firmato anche i miei disegni, i miei acquerelli prima di essere venduti all'asta, con la margherita. È come un augurio che inizia e finisce sempre con l'amore».

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