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“Marty Supreme”, in una pallina c’è il sogno americano (e Chalamet che punta all’Oscar)

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La recensione / Tra smorfie, truffe e ambizioni yankee, il regista Josh Safdie realizza un film dal ritmo ipercinetico con un Timothée Chalamet in odore di statuetta
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Curioso come i fratelli Safdie, dopo una lunga carriera in coppia, si siano divisi per realizzare nel 2025 due film che usano lo sport come metafora del Grande Sogno Americano. Ma mentre Benny, con The Smashing Machine, ha raccontato una storia vera (quella del lottatore Mark Kerr) prendendola sul serio, Josh con Marty Supreme forza la realtà storica buttandola sostanzialmente, come si dice a Roma, in “caciara”. Anche qui, dietro il personaggio del campione di ping-pong Marty Mauser aleggia un personaggio storico: tale Marty Reisman (1930-2012), che però era forte ma non proprio un campione ed era, come il fittizio Mauser, un truffatore compulsivo.

Così l’idea del ping-pong come diplomazia post-bellica e affermazione della superiorità yankee (Marty ha l’ossessione di un campione giapponese che, subito dopo la guerra, l’ha inopinatamente sconfitto) lascia il passo a una messinscena convulsa di tutti i folli trucchi che i…

Curioso come i fratelli Safdie, dopo una lunga carriera in coppia, si siano divisi per realizzare nel 2025 due film che usano lo sport come metafora del Grande Sogno Americano. Ma mentre Benny, con The Smashing Machine, ha raccontato una storia vera (quella del lottatore Mark Kerr) prendendola sul serio, Josh con Marty Supreme forza la realtà storica buttandola sostanzialmente, come si dice a Roma, in “caciara”. Anche qui, dietro il personaggio del campione di ping-pong Marty Mauser aleggia un personaggio storico: tale Marty Reisman (1930-2012), che però era forte ma non proprio un campione ed era, come il fittizio Mauser, un truffatore compulsivo.

Così l’idea del ping-pong come diplomazia post-bellica e affermazione della superiorità yankee (Marty ha l’ossessione di un campione giapponese che, subito dopo la guerra, l’ha inopinatamente sconfitto) lascia il passo a una messinscena convulsa di tutti i folli trucchi che il giovane, ebreo newyorkese spiantato e sottaniere, deve architettare per racimolare i soldi necessari a partecipare ai campionati del mondo. Il film dura 150 minuti (almeno 50 di troppo) e ha un ritmo sovraeccitato, qua e là divertente ma alla fin fine ripetitivo.

Arriva al cinema "Marty Supreme", Chalamet da Oscar: la clip in anteprima

Timothée Chalamet fa un sacco di smorfie, non sta fermo un attimo, verrebbe voglia di dargli il bromuro: vincerà sicuramente l’Oscar perché all’Academy queste interpretazioni da circo piacciono sempre moltissimo.

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Marty Supreme

Regia di Josh Safdie

Voto: due stelle e mezzo su cinque

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