Chris Pratt: “In Mercy a giudicarmi è l’IA. Vorrei rivivere del tempo con le persone che ho perso ”
di Arianna FinosChris Pratt smette i panni da eroe romantico e rassicurante e imbocca una strada più cupa e adulta con Mercy. Nel thriller futuristico dello specialista Timur Bekmambetov, già in sala, è un uomo che deve dimostrare al giudice-intelligenza artificiale di non aver ucciso sua moglie. Se non ci riesce in un’ora e mezza, verrà giustiziato. Un film che si muove tra giustizia, tecnologia e libero arbitrio. Abbiamo raggiunto il divo – sposato con Katherine Schwarzenegger – per parlare di cinema, libertà e sicurezza negli Stati Uniti.
Che significa per lei la parola mercy, misericordia?
"Penso che sia molto legata alla grazia. È una parola difficile perfino da definire. Per me, a livello personale, è legata direttamente alla mia fede: l’amore e la misericordia di Dio, che ci dona la grazia e il perdono anche quando forse non li meritiamo".
Nel film l’intelligenza …
Chris Pratt smette i panni da eroe romantico e rassicurante e imbocca una strada più cupa e adulta con Mercy. Nel thriller futuristico dello specialista Timur Bekmambetov, già in sala, è un uomo che deve dimostrare al giudice-intelligenza artificiale di non aver ucciso sua moglie. Se non ci riesce in un’ora e mezza, verrà giustiziato. Un film che si muove tra giustizia, tecnologia e libero arbitrio. Abbiamo raggiunto il divo – sposato con Katherine Schwarzenegger – per parlare di cinema, libertà e sicurezza negli Stati Uniti.
Che significa per lei la parola mercy, misericordia?
"Penso che sia molto legata alla grazia. È una parola difficile perfino da definire. Per me, a livello personale, è legata direttamente alla mia fede: l’amore e la misericordia di Dio, che ci dona la grazia e il perdono anche quando forse non li meritiamo".
Nel film l’intelligenza artificiale diventa un giudice. Che cosa l’ha spaventata di più di questa idea?
“Quando lo abbiamo girato un anno e mezzo fa, il mondo non era avanzato sull’IA come lo è oggi. Non sembrava così attuale. Durante le riprese era una sfida che volevo affrontare: alcuni aspetti del processo potevano essere spaventosi, ma non lo erano quanto lo sono oggi. Parlando ora del film mi rendo conto che il mondo è cambiato molto anche solo rispetto a un anno e mezzo fa".
Il suo personaggio deve dimostrare la verità usando immagini e dati. È così che oggi giudichiamo le persone?
"Forse non nel sistema giudiziario, ma esiste sicuramente una sorta di tribunale dell’opinione pubblica. Siamo sempre sotto processo. Come esseri umani presentiamo prove a questo tribunale in modo tutt’altro che imparziale: costruiamo versioni di noi stessi filtrate, lucidate, migliori della realtà. E giudichiamo gli altri sulla base di queste immagini. È un periodo strano, perché le prove non sono imparziali: spesso sono curate dalle persone sui social o da algoritmi progettati per catturare la nostra attenzione. E spesso l’IA ha capito che il modo migliore per tenerci incollati è tenerci arrabbiati, indignati. Stiamo imparando molto come società: stiamo testando questa tecnologia su noi stessi. Siamo cavie, e il verdetto è ancora aperto su quali aspetti dell’IA migliorino la società e quali no”.
Ci siamo incontrati per la prima volta al lancio dei Guardiani della Galassia, si sentiva che stava succedendo qualcosa di speciale nel cinema. Se potesse tornare indietro nel tempo, quale momento vorrebbe rivivere?
“Probabilmente il tempo passato con persone che ho perso, membri della mia famiglia che non ci sono più. Vorrei tornare a quei momenti. Guardiani della Galassia è stato un periodo incredibile della mia vita, ma non so se vorrei riviverlo. Preferisco ricordarlo con affetto. Se devo scegliere, tornerei semplicemente a stare con le persone che ho perso”.
Vorrebbe lavorare ancora con il suo mentore James Gunn, oggi architetto di DC Comics al cinema?
"Certo, mi piacerebbe molto. È uno dei migliori registi che abbiamo oggi ed è un caro amico. Ogni volta che lavoriamo insieme ci divertiamo molto. Mi piacerebbe farlo ancora".
Nella sua carriera si è mai sentito giudicato dagli altri?
"Sì, certo. Fare il performer significa mettere il proprio lavoro e se stessi davanti al giudizio degli altri. Il tuo lavoro viene valutato, criticato, consumato. Ed è anche ciò che rende questo mestiere eccitante: siamo alla ricerca di approvazione. Quando la tua carriera dipende dal giudizio del pubblico, è inevitabile. Ma non mi sono mai sentito vittima di questi giudizi, anche quando non erano positivi. Non ci rimango attaccato troppo a lungo”.
Secondo lei perché c’è un nutrito pubblico che la segue negli anni?
"Ho avuto una carriera molto fortunata. Ho un team incredibile e ho potuto lavorare con grandi registi e su ottime sceneggiature. La capacità del mio team di aiutarmi a scegliere i progetti giusti è stata fondamentale. È una combinazione di fortuna e di essere stato parte di cose amate dal pubblico”.
Mercy parla di controllo e sicurezza. Che cosa perdiamo quando cerchiamo la sicurezza totale?
"Dipende da cosa siamo disposti a sacrificare per ottenerla. Penso alla citazione di Benjamin Franklin che dice più o meno: se sei disposto a rinunciare alla libertà per la sicurezza, non meriti nessuna delle due e non otterrai nessuna delle due. Io sono un grande sostenitore della libertà e non credo che dovremmo rinunciarvi in cambio della sicurezza”.
Che cosa significa oggi libertà nel suo Paese?
"È un periodo complicato, per gli americani e per le persone in tutto il mondo. Per me la libertà significa ciò che ha sempre significato: vivere secondo i principi della Costituzione, il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. Libertà di parola, libertà religiosa, processi equi, niente perquisizioni illegali. In sostanza, la Carta dei Diritti e la Costituzione americana”.
Da padre che cosa spera per i suoi figli?
"La pace. Voglio la pace per i miei figli. E naturalmente la felicità, ma la felicità è come il giorno: esiste in relazione alla notte. Ci saranno momenti di tristezza e momenti di felicità, ma tutto dovrebbe essere vissuto nella pace. Questo è ciò che auguro ai miei figli”.