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Olivia Wilde al Sundance 2026: “Porto il pubblico in una stanza tra gag, sesso e improvvisazione”

Olivia Wilde al Sundance 2026: “Porto il pubblico in una stanza tra gag, sesso e improvvisazione”

La regista e attrice presenta “The invite”, il suo terzo film: una commedia social-horror girata in un solo appartamento con Seth Rogen, Penélope Cruz ed Edward Norton

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Park City, Utah - Va a un bottle movie, un film da camera ambientato quasi interamente in un appartamento di San Francisco dai toni blu, grigio e verde pino, la prima standing ovation del Sundance Film Festival, al suo ultimo giro di danza a Park City, prima di spostarsi a Boulder, in Colorado. E non è una casualità: gli ultimi cinque anni di festival sono stati per lo più visti e vissuti ai confini di un Kammerspiel (un dramma da camera), tra i marcatori di un laptop allacciato al proiettore di casa, proiezioni online e Q&A in diretta via Zoom.

Pandemia e business hanno fatto del Sundance un cine-appartamento a base di fonduta, streaming virtuali e party a valle, alternando piattaforme a visioni in carne ed ossa. L’appartamento in questione ci riguarda tutti, in particolare Olivia Wilde che ha scelto The Invite per ricordarci quanto un’unica location, sulle orme di Nichols e Cassavetes, abbia ancora parecchio da dire e da dare al cinema indipendente. “La mia aspirazione era proprio questa: presentarlo in una sala gremita, tra i pesi massimi dell’industria e gli habitué del festival” ci dice commossa. “Ringrazio il festival per avermi invitata a far parte di quel sogno di cinema progressista inaugurato da Robert Redford (il fondatore del festival, morto lo scorso anno, ndr.), portando ancora più in là l’asticella dell’assurdo e della curiosità”. The Invite, remake dello spagnolo Sentimental (di rifacimenti se ne contano già 6: francese, italiano, svizzero, russo, ceco e sudcoreano​​), girato in pellicola 35 mm, è il terzo lavoro da regista di Olivia Wilde (dopo Booksmart e Don’t Worry Darling) ed è tratto da una sceneggiatura di Will McCormack e Rashida Jones. Ha per protagonisti Wilde e Seth Rogen, sposati e infelici, e i vicini del piano di sopra, Penélope Cruz ed Edward Norton, olimpionici del sesso a giudicare dai rumori che filtrano. Da una parte Rogen/Wilde - professore di musica che si considera un fallito e una moglie disperata nel voler impressionare gli ospiti - dall’altra Cruz/Norton, rispettivamente sessuologa ed ex pompiere. La “commedia social-horror” ha inizio con una inequivocabile citazione di Oscar Wilde - “Si dovrebbe essere sempre innamorati. Ecco perché non bisognerebbe mai sposarsi” - e progredisce come una coreografia elettrica di gag, sesso e improvvisazione. Un carosello di farse a cui il Sundance ci ha sempre abituati, fino al sold out del nuovo, coloratissimo film di Gregg Araki, I Want Your Sex, che farà tremare i polsi alla Gen Z per la sua voracità.“Il programma dell’edizione 2026 invita il pubblico a immergersi in intimi percorsi interiori, storie profondamente umane e avvincenti esplorazioni di racconti provenienti da ogni angolo del mondo”, ha dichiarato Kim Yutani, direttrice della programmazione.

The Invite si distingue come una delle commedie più audaci presentate sin qui nella sezione Premieres. Piña e Hawk non sono solo scambisti, ma si presentano come ‘iluminati’ New Age del sesso di gruppo. Da qui, bypassando l’assortimento di formaggi, cracker e jamón messo a punto da Angela (in onore delle origini di Piña; peccato non mangi carne, latticini, glutine o zucchero), l’invito rivolto a Joe e Angela a unirsi a loro in un quartetto sessuale. Pegging, feticci per i tappeti, messaggi in codice in lingua spagnola e un’ammirazione smodata per gli orgasmi (ad alto volume) dell’altro. L’invito a cena del titolo si trasforma in un polanskiano Carnage. Joe e Angela riscopriranno il piacere o sceglieranno il divorzio?

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“The Invite è il prodotto di un esperimento corale basato su una sola domanda: e se facessimo un film esattamente nel modo in cui noi, come cast e troupe, abbiamo sempre sognato? Girato in pellicola, in ordine cronologico, con un sostanzioso periodo di prove” racconta Wilde. “Volevo togliere di mezzo gli elementi superflui che non favoriscono le performance più autentiche, quindi affrontare il set come fosse una piccola compagnia teatrale, fatta di workshop, fiducia e giocosità. Mi piace pensare di aver girato un Chi ha paura di Virginia Woolf? nell’era della psicoterapeuta Esther Perel”. Wilde, dopo il tutto esaurito all’Eccles Theater, è un fiume in piena: “Non credo ci sia nulla di più divertente dell’imbarazzo che noi esseri umani proviamo non appena perdiamo il controllo delle nostre emozioni. La magia del cinema ci permette di portare il pubblico nel mezzo di un incontro tra due coppie agli opposti, pronte a mescolare le carte, a commettere errori, a ritrovare vitalità in una commedia degli equivoci che ha anche il sapore di un bel pugno allo stomaco”.

Olivia Wilde sul tappeto rosso

Olivia Wilde sul tappeto rosso

 

Olivia Wilde sul tappeto rosso

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Seth Rogen si è rivelato non solo un alleato essenziale ma anche uno dei più entusiasti sostenitori del progetto. La sua partecipazione al film è nata da una precedente collaborazione con Wilde nella serie Apple The Studio. “L’ho sempre ammirata” racconta. “È una forza della natura, un talento incredibile. Inizialmente Olivia pensava di restare dietro la macchina da presa e non unirsi al cast. Ricordo io e Ed Norton messaggiarci: ‘come cavolo facciamo a convincerla a recitare?’. Lei continuava a inviarci liste di altre candidate per il ruolo. Abbiamo tutti insistito e alla fine ha ceduto. Da quel momento il progetto è decollato. Da attore, amo la tensione, lo stress e le situazioni scomode, mi piace essere sotto pressione, e questo film ha tutti gli ingredienti letali del caso”. Libertà creativa e collaborazione sono le parole che Rogen ripete più spesso quando lo incontriamo. “Sono rimasto sorpreso da quante battute a sfondo sessuale abbiamo improvvisato in scena. Ne ho tirata fuori una su un anello che non passerà inosservata. Chi te lo permette di fare, ormai, a Hollywood?”.

Gli fa eco Edward Norton, che interpreta Hawk, il pompiere in pensione diventato guru della West Coast con la sua compagna sessualmente liberata Piña (Cruz). “Seth ed io siamo entrambi persone che hanno diretto film in cui stavamo anche recitando”, spiega Norton. “Inevitabilmente si arriva ad un momento in cui devi essere una mosca e sorvegliare il mondo che stai costruendo assieme ai tuoi ‘soci’. Ho visto Olivia operare in così tante dimensioni allo stesso tempo, senza neppure prendere una boccata di ossigeno tra un ciak e l’altro, eppure mai un lamento. Che atmosfera meravigliosa. Ci ha detto: ‘Cuciremo il paracadute mentre ci lanciamo, ma si aprirà e sarà fantastico’. Presentare il nostro film al Sundance è come stare sopra a un tappeto volante magico”.

Il produttore David Permut ha il dono, secondo Variety, di trovare storie di vita reale ispiratrici e insolite e materiale che si traduce in produzioni cinematografiche e televisive. Ci racconta la genesi travagliata del film con un entusiasmo palpabile: “Ho acquisito i diritti in lingua inglese più velocemente di un pit bull in calore”, ricorda, parlando del momento in cui vide il film spagnolo originale al Toronto Film Festival. “Il progetto si è mosso con una velocità insolita per Hollywood, ma ha subìto un colpo devastante. All’inizio erano previsti Amy Adams e Paul Rudd per la coppia ‘del piano di sotto’, e al piano di sopra c’erano Tessa Thompson e Pedro Pascal. Andava tutto bene, il film era completamente finanziato. Poi sono arrivati gli scioperi. Tutto è saltato. Come spesso accade nell’industria, questa battuta d’arresto si è rivelata fortunata. Avendo appena lavorato, per la prima volta nella mia carriera, con un attore-regista-sceneggiatore - James Sweeney - su Twinless (vincitore dell’Audience Award al Sundance dello scorso anno), ho incoraggiato Olivia Wilde non solo a dirigere il film ma a recitarvi. Sono al settimo cielo, mi sembra di ballare sul vetro. Non ho dormito per la standing ovation che abbiamo ricevuto”. Al momento in cui scriviamo, il film è alla ricerca di distribuzione negli Stati Uniti, come quasi tutti gli oggetti folli e di rottura selezionati al Sundance (16.201 candidature provenienti da 164 paesi/territori).

Mentre il festival si prepara a salutare i canyon dello Utah, The Invite lascia a Park City un’eredità precisa: la dimostrazione che non servono grandi spazi per generare grande cinema. Quel cine-appartamento che ci ha ospitati per quarantacinque anni si mette in viaggio verso i giganteschi ‘ferri da stiro’ di arenaria rossa del Colorado, in quella che, nonostante l’aria che si respira nel paese, promette di essere la “città più felice d’America”.

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