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Apple Tv show a Santa Monica: da Ford a Pfeiffer, parata di star per un anno di serie

Harrison Ford alla convention di Apple tv a Santa Monica
Harrison Ford alla convention di Apple tv a Santa Monica (afp)

La piattaforma mette in campo divi, fiction adulte e filmoni per famiglie

5 minuti di lettura

Los Angeles – The Barker Hangar di Santa Monica — ex hangar aeroportuale riconvertito in spazio per grandi eventi — è il quartier generale dell’Apple Tv Press Day 2026, che ha riunito per la prima volta a Los Angeles un centinaio di giornalisti da tutto il mondo per squadernare una parte significativa della programmazione: tante serie adulte e una manciata di film ad alto budget per famiglie. Non solo un elenco, ma molti contenuti e l’occasione per chiarire il posizionamento di una piattaforma che, nel panorama sempre più affollato dello streaming, continua a muoversi secondo una logica riconoscibile: pochi titoli alla volta, forte investimento su scrittura e talent, attenzione costante alla costruzione dei personaggi.


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Nel corso dell’evento, attori, attrici, registi e showrunner sono saliti direttamente sul palco per raccontare i progetti, spiegarne la genesi e delinearne i temi. Fa eccezione The Studio, tra le serie più premiate della piattaforma, che non ha avuto un panel dedicato a causa della recente scomparsa di Catherine O’Hara, figura centrale del cast, a cui viene reso omaggio all’inizio dell’incontro.

Negli anni, Apple Tv+ — partita nel 2019 con un catalogo costruito interamente da zero — ha scelto di competere sulla coerenza editoriale più che sul volume. Una strategia che passa anche attraverso un uso mirato delle star, che affollano l’evento: Keanu Reeves, Harrison Ford, Michelle Pfeiffer, Chris Pratt, Kerry Washington, Amy Adams, Anya Taylor-Joy, Elle Fanning, Colin Farrell, John Cena – in collegamento con un video messaggio Ryan Reynolds e Kenneth Branagh, sono volti che tornano come interpreti e molto spesso come produttori esecutivi, legati a progetti che chiedono loro di lavorare su fragilità, fallimenti, zone d’ombra morali più che su ruoli iconici tradizionali. È un approccio che ha prodotto risultati anche sul piano critico, come dimostrano le recenti stagioni di premi, con The Studio e Pluribus (“abbiate pazienza per la seconda stagione”, dice qui il produttore), tra i titoli riconosciuti tra Emmy e Golden Globe, e che trova nel 2026 una declinazione particolarmente netta: molte storie ruotano attorno a una colpa, a una scelta sbagliata o a un equilibrio che si spezza. In parallelo, emerge una forte presenza di personaggi femminili complessi, spesso collocati al centro di thriller, drammi familiari e commedie nere.

Nuove serie adulte: thriller, identità, morale

Il nucleo più rappresentativo della proposta 2026 è quello delle nuove serie, dove Apple concentra il proprio investimento narrativo. Cape Fear (dal 5 giugno) è il progetto più legato al cinema. La serie rilegge Cape Fear – Il promontorio della paura firmato da Martin Scorsese nel 1991, con Robert De Niro, spostando il confronto dal terreno della pura minaccia a quello della responsabilità morale. Qui Max Cady, interpretato da un oscuro Javier Bardem, torna in libertà deciso a vendicarsi della coppia di avvocati che hanno contribuito alla sua condanna: Amy Adams e Patrick Wilson incarnano una famiglia borghese la cui sicurezza si rivela progressivamente costruita su omissioni e compromessi.

Il confronto con il film è esplicito, ma la serialità permette di dilatare il tema della colpa e della giustizia privata. La miniserie ha come produttori esecutivi Steven Spielberg e Martin Scorsese, che tornano così sul materiale che avevano già segnato nel cinema.

Maximum Pleasure Guaranteed (dal 20 maggio) è un titolo interessante che sposta il thriller in un territorio quotidiano e apparentemente ordinario. Tatiana Maslany interpreta una madre divorziata che, dopo un rapporto online con un sex worker, precipita in un incubo fatto di ricatti e sospetti mentre affronta una durissima battaglia per l’affidamento del figlio.

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La sua indagine personale, affiancata da Jake Johnson, diventa una spirale che mette in crisi la percezione della realtà e il confine tra desiderio, senso di colpa e controllo. Lucky (dal 15 luglio) utilizza la struttura del crime in fuga per raccontare una protagonista costretta a reinventarsi.

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Anya Taylor-Joy è una truffatrice coinvolta in una rapina finita male, braccata dall’FBI e da un boss criminale. La tensione del racconto serve a interrogare il prezzo della libertà e la possibilità di riscrivere la propria identità sotto pressione, con la favolosa cattiva Annette Bening (come dimenticare Rischiose abitudini?) e Timothy Olyphant in ruoli chiave.

Margo ha problemi di soldi (dal 15 aprile) si muove invece sul terreno del dramma familiare e sociale (con un pizzico di Only fans). Elle Fanning interpreta una giovane donna travolta da precarietà economica, maternità e aspettative irrealistiche, mentre Michelle Pfeiffer dà volto a una madre carismatica e problematica. La serie usa toni anche ironici per raccontare il peso del denaro, della classe sociale e delle eredità emotive, facendo dell’ordinario il vero campo di battaglia.

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Durante il panel l’attrice chiama in causa Roberto Benigni: “Io amo particolarmente i film e le serie che fanno una cosa quando ti aspetti l’opposto, quelle che vanno da una parte quando dovrebbero andare dall’altra. Mi viene sempre in mente La vita è bella: parte come una commedia, leggera, luminosa, e poi, quando non te lo aspetti, ti strappa il cuore, perché sei aperto, non sei in difesa".

Accanto a questi titoli, completano il quadro delle nuove serie Imperfect Women – Le mie amiche del cuore (18 marzo), thriller sull’amicizia femminile e sul senso di colpa con Elisabeth Moss, Kerry Washington e Kate Mara, e Widow’s Bay (29 aprile), che fonde horror e commedia di personaggi ambientando il racconto in una comunità isolata, guidata da un sindaco interpretato da Matthew Rhys.

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Film: commedie nere, giocattoli e Navy Seal

Il cinema originale Apple continua a lavorare su figure in crisi, spesso pubbliche, chiamate a rinegoziare il proprio ruolo. Outcome (10 aprile) è una dark comedy su immagine e reputazione: Keanu Reeves interpreta un divo di Hollywood sotto ricatto per il proprio passato, costretto a confrontarsi con colpe rimosse e con l’immagine pubblica che ha costruito. Con Cameron Diaz e Matt Bomer.

The Dink (24 luglio) trasforma la commedia sportiva in un racconto sul fallimento e sul declino: Jake Johnson ed Ed Harris incarnano un conflitto generazionale in cui la perdita dello status sportivo diventa una crisi identitaria. Mayday (4 settembre) ribalta il thriller di spionaggio attraverso un’alleanza improbabile tra un pilota americano e un ex agente sovietico, interpretati da Ryan Reynolds e Kenneth Branagh, usando l’azione per parlare di disarmo ideologico.

Completano il blocco Matchbox The Movie (9 ottobre), avventura che usa l’immaginario del giocattolo per raccontare amicizia e ritorni, guida la ciurma John Cena ma c’è anche Jessica Biel, e Way of the Warrior Kid (20 novembre), racconto di formazione con Chris Pratt ex soldato che sposta l’idea di forza dall’addestramento fisico alla crescita emotiva, prendendosi cura del nipote. Il film è ispirato al libro dell’ex marine Jocko Willink: “Sono un grande fan di Jocko da moltissimo tempo. L’ho sempre seguito da lontano, rispettando non solo la sua carriera militare, ma anche quello che ha da dire, i suoi punti di vista – dice Pratt - E non è solo un autore: è l’ispirazione diretta per il mio personaggio, Jake.

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Jake è un Navy Seal estremamente disciplinato, recentemente ferito in battaglia. Torna a casa, nella casa di sua sorella Sarah, e mentre si riprende dalle ferite di guerra e da un ego ammaccato, va a vivere con loro”.

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I ritorni: dinosauri, Hollywood, Harrison Ford

Le stagioni di ritorno lavorano per slittamento e rilancio: Ted Lasso (estate) cambia asse concentrandosi su una squadra femminile. For All Mankind (27 marzo) continua a trasformare la fantascienza in racconto politico mentre Monarch: Legacy of Monsters (27 febbraio) amplia l’universo Monsterverse con Kurt e Wyatt Russell.

Sugar (19 giugno) rilancia il noir morale con Colin Farrell, protagonista di un panel dedicato. “Amo interpretare questo personaggio. Amo Los Angeles. Mi ci è voluto un po’ per innamorarmi di questa città, ma negli ultimi ventitré anni che vivo qui ho imparato ad amarla sempre di più, anche se non smetterà mai di sembrarmi una città che non ha senso. È così sfaccettata, così multiculturale. Se vuoi puoi essere un surfista e allo stesso tempo un economista, un rocker, un artista, un writer. C’è una graffiti art bellissima, è una città colorata, il cibo è incredibile, ha una personalità fortissima, ma oggi non viene più raccontata molto in televisione o al cinema. La maggior parte delle serie e dei film che sono ambientati qui in realtà vengono girati altrove. Girare davvero per le strade di Los Angeles e farla diventare un personaggio della serie è stata una delle cose che mi ha attirato di nuovo e che mi ha entusiasmato per il secondo anno tanto quanto per il primo”.

Shrinking prosegue il lavoro sul confine tra cura e invasione etica con Harrison Ford e Jason Segel. Ford, accolto da un grande entusiasmo, ha parole di lode per il collega Michael J. Fox, che lo affianca nella serie: “Pensandoci la prima volta mi sono sentito intimidito, interpreto un personaggio che ha il Parkinson e Michael, ovviamente, convive davvero con questa malattia. Ho sempre sentito una forte responsabilità nel rappresentare correttamente quella parte del vissuto del mio personaggio. Michael è generoso e adorabile. Non lo conoscevo prima di questo lavoro e ho avuto la possibilità di incontrarlo grazie alla serie. È stata un’esperienza eccezionale lavorare con lui. Ha una presenza potentissima, una grazia, un coraggio e un’indomabilità incredibili. Alcune di queste qualità aiutano anche a costruire il corpo di un personaggio con il Parkinson, quindi c’è una parte molto seria in tutto questo. Ma c’è stata anche una dimensione di divertimento. È stato bello stare con Michael, osservarlo e vedere come fa quello che fa”.

Accanto alla serialità, Apple rafforza anche il proprio asse sportivo, con la Formula 1 e le Major League di soccer e baseball come elementi strutturali dell’offerta: non solo eventi dal vivo, ma tasselli di una strategia che integra sport, narrazione e identità editoriale.

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