Il cinema spagnolo è attualmente di un livello superiore a quello italiano, ma raramente i film iberici hanno successo da noi. L’infiltrata è un thriller politico vincitore di due Goya, gli Oscar spagnoli (miglior film e miglior attrice), non lontano da quelli che noi italiani sapevamo fare negli anni ’70: racconta il conflitto fra l’ETA basca e lo stato centrale, una storia cominciata durante il regime di Franco e tragicamente proseguita negli anni della democrazia. Lo fa senza cascami ideologici né rivalutazioni nostalgiche.
Il punto di vista è femminile: la regista Arantxa Echevarria, basca di Bilbao, racconta la storia di una giovane agente dei servizi segreti che si infiltra nell’ETA rinunciando totalmente alla propria vita. Il film si svolge lungo gli anni ’90, quando il fascismo franchista è finito ma l’ETA continua a colpire, e cerca un equilibrio a volte lievemente didascalico: due terroristi, uno è una belva feroce l’altro in fondo è un bravo figliolo; en passant, anche la d…
Il cinema spagnolo è attualmente di un livello superiore a quello italiano, ma raramente i film iberici hanno successo da noi. L’infiltrata è un thriller politico vincitore di due Goya, gli Oscar spagnoli (miglior film e miglior attrice), non lontano da quelli che noi italiani sapevamo fare negli anni ’70: racconta il conflitto fra l’ETA basca e lo stato centrale, una storia cominciata durante il regime di Franco e tragicamente proseguita negli anni della democrazia. Lo fa senza cascami ideologici né rivalutazioni nostalgiche.
Il punto di vista è femminile: la regista Arantxa Echevarria, basca di Bilbao, racconta la storia di una giovane agente dei servizi segreti che si infiltra nell’ETA rinunciando totalmente alla propria vita. Il film si svolge lungo gli anni ’90, quando il fascismo franchista è finito ma l’ETA continua a colpire, e cerca un equilibrio a volte lievemente didascalico: due terroristi, uno è una belva feroce l’altro in fondo è un bravo figliolo; en passant, anche la denuncia delle violenze della Guardia Civil (“rivale” dei servizi) sui militanti catturati. Ma la regista, lodevolmente, mette in scena soprattutto azione, tensione, paura. Notevole il cast: Carolina Yuste è perfetta, Luis Tosar è il rude capo dei servizi, ma il migliore in campo è il galiziano Diego Anido già visto in As Bestas di Sorogoyen, un terrorista assetato di sangue che fa veramente paura.