L’accoglienza tempestosa era messa in conto, ed Emerald Fennell consegna con una certa sicurezza la sua personale e lussuosa rilettura del romanzo di Emily Brontë, sapendo di spaccare la critica come di attrarre generazioni di pubblico, magari digiune del classico letterario ma pronte a farsi travolgere dalla passione furiosa, cosmica e carnale tra Cathy e Heathcliff, Margot Robbie e Jacob Elordi.
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"Cime tempestose" desiderio e follia con Margot Robbie e Jacob Elordi - trailer
Una confezione Warner in sala il 12 febbraio, alla vigilia di un San Valentino per festeggiare la coppia con qualche sfumatura di grigio. Le previsioni d’incasso per il film, lungo due ore e sedici minuti, sono buone: si parla di un esordio nel fine settimana negli Stati Uniti tra e 35 e i 40 milioni, le prevendite sono state buone anche in Italia.
Tempesta critica
Quando si mette mano a Wuthering Heights si entra in un territorio quasi sacro della letteratura occidentale e la regista inglese, 40 anni tondi e studi di letteratura a Oxford, lo riforgia attraverso l’incandescenza del proprio immaginario. Il risultato è un’attesa spasmodica dei fan degli attori e una spaccatura della critica, ai due estremi l’entusiasmo assoluto e l’irritazione che sui social prende toni decisamente coloriti. Pur non entrando nel merito e nei gusti, colpisce comunque che il cinema di Emerald Fennell, come quello delle registe di Sorry, Baby, di Eva Victor, Se solo potessi ti prenderei a calci di Mary Bronstein o di Mona Fastvold con Il testamento di Ann Lee, susciti reazioni critiche spesso particolarmente accese. Si ha talvolta l’impressione che una parte della critica – soprattutto maschile – non sia del tutto a proprio agio con uno sguardo che mette il desiderio, il corpo e l’ambivalenza morale femminile al centro della scena, senza mediazioni concilianti.
Desiderio, potere e classe sociale
Dopo Saltburn (Jacob Elordi, la scena della vasca da bagno, e Barry Keoghan, la scena della vasca e quella autoerotica sulla tomba) Fennell torna a esplorare desiderio, potere e classe sociale, ma lo fa confrontandosi con un romanzo canonico: l’idea è di non puntare alla traduzione scolastica, ma all’impatto emotivo. “Ci sono tante meravigliose trasposizioni del romanzo” ha spiegato la regista, “l’unica strada era trasmettere esattamente quello che avevo provato io quando l’ho letto a quattordici anni”. Fennell ha studiato letteratura inglese a Oxford è portare sullo schermo Cime tempestose era il sogno definitivo, un po’ come Guillermo Del Toro con Frankenstein. Il progetto era stato accompagnato da polemiche fin dall’annuncio, soprattutto degli attori: la scelta di Margot Robbie nel ruolo di Catherine Earnshaw ha generato commenti sulla differenza anagrafica con l’adolescente protagonista del romanzo, ma anche una decisione coerente con la scelta di misurarsi più con un’icona che con un personaggio realistico. Ancora più discusso è stato Jacob Elordi nei panni di Heathcliff. Nel romanzo, Heathcliff è un enigma di alterità, segnato da ambiguità razziale e sociale. Qui diventa un corpo desiderabile, un anti-eroe romantico perfettamente leggibile nel codice contemporaneo. Un personaggio meno perturbante e molto più glamour.
Il parere dei critici
Fennell punta sulla dimensione erotica della storia, ed esplicita quello che nel romanzo è sotteso, più melodramma che tragedia. Ma attenzione, nulla di troppo esplicito né scandaloso. The Guardian ha parlato di un’operazione visivamente sontuosa ma emotivamente superficiale, sottolineando come l’eccesso stilistico rischi di schiacciare la violenza morale del testo originale. Il New Yorker descrive i personaggi come figure estetiche perfettamente disegnate ma non abbastanza scavate, quasi “figurine” di un tableau gotico. Variety riconosce la coerenza dell’operazione con il percorso autoriale di Fennell, leggendo il film come un’appropriazione consapevole, non come un tradimento inconsapevole. IndieWire sottolinea come proprio l’eccesso possa attirare nuovi spettatori verso il classico, pur ammettendo che i puristi faticheranno ad accettarlo.
Corse nella brughiera
La storia si apre in modo diretto sull’arrivo del giovane Heathcliff a Wuthering Heights. Non c’è quasi traccia della complessa architettura a incastro del romanzo, la narrazione è immediata, frontale. Il bambino straniero accolto dal signor Earnshaw entra in un microcosmo già segnato da tensioni: Hindley lo rifiuta, Catherine lo riconosce come proprio doppio. L’infanzia è raccontata per lampi, per corse nella brughiera, per scontri fisici più che verbali. Fennell accelera verso l’adolescenza, dove il legame tra i due diventa energia erotica, contatto, sfida. Catherine, divisa tra ambizione e impulso, sceglie Edgar Linton: non un gesto melodrammatico ma come errore di calcolo emotivo. Il cuore del film è questa scelta e le sue conseguenze. Quando Heathcliff ritorna, trasformato, elegante, controllato, la vendetta è meno genealogica rispetto al romanzo e più concentrata sulla relazione primaria. La seconda generazione, che nel libro costruisce una possibile riconciliazione attraverso Cathy Linton e Hareton, è stata eliminata.
Paesaggi e personaggi
Le scenografie di Suzie Davies, costruiscono un gotico stilizzato, quasi installativo. Wuthering Heights è cupa, materica, dominata da legno scuro e candele che scolpiscono i volti, mentre Thrushcross Grange è luminosa, ordinata, quasi geometrica. La brughiera è paesaggio mentale: vento, nebbia e cieli lattiginosi sono elementi che esprimono lo stato d’animo dei personaggi. I costumi di Jacqueline Durran accompagnano la metamorfosi dei personaggi. Catherine attraversa una traiettoria visiva precisa: inizialmente tessuti ruvidi, capelli sciolti, silhouette irregolari, dopo il matrimonio con Edgar, abiti più strutturati, colori chiari, un controllo formale che riflette la scelta sociale. Nella fase finale, tonalità più scure e linee che sembrano sciogliersi insieme alla sua volontà. Heathcliff compie il percorso inverso: dall’abito consunto della marginalità a una figura scura, elegante, con tagli netti e tessuti ricchi ma sobri al momento del ritorno. Il costume diventa linguaggio di potere, desiderio e trasformazione. La direzione della fotografia di Linus Sandgren, insiste sul contrasto tra interni caldi ed esterni freddi. La luce delle candele, ambrata, avvolge i volti nei momenti di intimità. La brughiera dello Yorkshire, è dominata da blu e grigi che accentuano l’isolamento. I primi piani sono ravvicinati, quasi invasivi nelle scene di tensione erotica, le inquadrature più ampie restituiscono la solitudine dei personaggi nel paesaggio.