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Roberto Andò: “Sui fondi al cinema c’è un disegno punitivo, bocciato anche il mio film su Scianna”

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Il regista attacca l’esclusione dai contributi selettivi del documentario sul famoso fotografo: “Decisioni incomprensibili, servono commissioni autorevoli e criteri trasparenti”
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Roberto Andò, il suo documentario “Ferdinando Scianna: Il fotografo dell’ombra” è tra i progetti esclusi dai contributi selettivi: che cosa ha pensato quando ha visto la graduatoria? “Sono rimasto veramente un po’ basito. Questo è un film che era già stato girato, presentato alla scorsa Mostra di Venezia, nella selezione ufficiale, ha avuto un consenso critico direi unanime, fino alla candidatura al David di Donatello. E quindi è curioso che venga bocciato in questo modo, proprio non ammesso a quel punteggio che consente di finanziarlo. È come se ci fosse stata, come dire, un’opera di grande sapienza nel non riuscire ad ammetterlo, perché nei vari parametri devi costruire una sorta di insufficienza”.

Ha ricevuto motivazioni chiare sull’escl…

Roberto Andò, il suo documentario “Ferdinando Scianna: Il fotografo dell’ombra” è tra i progetti esclusi dai contributi selettivi: che cosa ha pensato quando ha visto la graduatoria? “Sono rimasto veramente un po’ basito. Questo è un film che era già stato girato, presentato alla scorsa Mostra di Venezia, nella selezione ufficiale, ha avuto un consenso critico direi unanime, fino alla candidatura al David di Donatello. E quindi è curioso che venga bocciato in questo modo, proprio non ammesso a quel punteggio che consente di finanziarlo. È come se ci fosse stata, come dire, un’opera di grande sapienza nel non riuscire ad ammetterlo, perché nei vari parametri devi costruire una sorta di insufficienza”.

Ha ricevuto motivazioni chiare sull’esclusione?

“No. Però ho visto che questo problema riguarda un bel pezzo del cinema italiano, quindi è qualcosa di più generale. Io penso che sia una cosa di cui dovrebbe preoccuparsi anche Alessandro Giuli, perché non mi sembra che gli giovi e non mi sembra neanche di riconoscere in questo il suo modo di vedere le cose. Qui si va davvero un po’ oltre, supera un limite”.

Quando un’esclusione è così estesa, che cosa significa?

“Significa che probabilmente c’è un disegno. Perché quando fai una cosa così estensiva nei confronti di autori che hanno una loro storia, vuol dire che una direzione c’è. E io penso che dovrebbero ribellarsi anche gli autori di destra, perché è una cosa che non giova all’idea stessa di un governo che vuole avere una voce sulla cultura. Se vuoi avere una voce sulla cultura devi avere persone competenti e devi poter valutare le opere con una serenità che va al di là di quello che consideri un tuo nemico”.

Domenico Procacci, produttore del doc su Regeni escluso, ha parlato di motivazioni politiche.

“La figura di Regeni, un ricercatore italiano ucciso, dovrebbe essere divisiva al punto da non voler finanziare un film? Io credo che qui si arrivi a una distorsione. È una vicenda gravissima, che riguarda il Paese. Un ragazzo torturato, al centro di una storia terribile, su cui un film cerca di fare luce, con qualità. È evidente che è un film civile, riguarda la memoria civile di questo Paese. E quindi dovrebbe essere sostenuto, anche perché parliamo di un film già fatto, non di un progetto. E allora ancora di più. Ma anche in altri casi, penso per esempio alla sceneggiatura di Bertolucci – un regista così importante – che viene bocciata, sono cose che diventano dei boomerang”.

E nel suo caso, con Scianna?

“Ancora più difficile da capire. Scianna è uno dei grandi fotografi italiani, a livello internazionale. E quindi che cosa si discute di un progetto del genere? C’è anche un tema di interesse culturale oggettivo”.

Cosa ha comportato, nel suo caso, il mancato finanziamento?

“Che alcune professionalità che hanno lavorato al film non potranno essere ricompensate adeguatamente. È un film che abbiamo fatto io e Angelo Barbagallo sulla spinta di un desiderio molto forte, e sono felice che lui mi abbia seguito. Però oggi, a conti fatti, è un film un po’ al di sotto del budget, e quindi qualcosa non potrà essere pagato”.

Anche i ritardi nelle decisioni sono un problema?

“Certo, è una cosa gravissima. Ci sono stati ritardi, indecisioni, tutto il dibattito sul tax credit… si è creato un clima per cui sembrava che tutto il cinema italiano fosse corresponsabile di alcune cose che riguardano pochi. E intanto si blocca un sistema. Se blocchi un sistema industriale lo riduci, lo indebolisci”.

Cosa dovrebbe cambiare nel funzionamento delle commissioni?

“Intanto i criteri e le persone. Dovrebbero essere figure riconoscibili, autorevoli, come ad esempio Paolo Mereghetti, che tra l’altro si è appena dimesso. Dovrebbe essere così per tutti. È giusto discutere anche dei criteri con cui vengono scelti i membri, come chiedono le associazioni”.

Cosa possono fare ora gli autori?

“Bisogna cominciare a discutere, a partire da questi casi. Capire come modificare un atteggiamento che adesso appare francamente e, direi, coerentemente punitivo. E bisogna riaprire un dialogo serio sulla cultura, sul cinema. Perché altrimenti si creano dei pasticci come quello che successo. Questa commissione, se pensava di fare un lavoro culturale, ha fatto un grande danno. E ha fatto un danno anche al governo, secondo me: netto, chiaro”.

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