Meryl Streep, tre Oscar e ventuno candidature, non è certo identificabile in un solo film. La madre tragica di La scelta di Sophie e quella esplosiva di Mamma mia!, l’innamorata di Clint Eastwood nei Ponti di Madison County e di De Niro in Innamorarsi e così via percorrendo, ognuno per la sua via, la lunga lista dei suoi titoli.
Di sicuro, però, quella Miranda de Il Diavolo veste Prada è la sua interpretazione più divertente e pop – seppur cesellata con profondità leggera e le sfumature che solo l’attrice sa regalare. E nel sequel l’attrice deve essersi divertita parecchio, dentro e fuori dal set, con una campagna marketing a colpi di haute couture che si è consumata al Lincoln Center come alle sfilate milanesi, immortalate dallo scatto-abbraccio con Anne Wintour, occhiali da sole contro occhiali da sole.
Nel film in sala il 29 aprile ritroviamo la direttrice-tiranna in un mondo completamente trasformato: quello delle riviste cartacee sta implodendo e Runway lotta per sopravvivere nell’era digitale, Miranda si avvicina alla fine della carriera, e Andy Sachs (Anne Hathaway), vent’anni più matura, torna nella redazione che aveva abbandonato, stavolta come features editor, colei che gestisce gli approfondimenti.
Ad accompagnare l’uscita del film, nelle note di produzione, Mery Streep dimostra che anche un contenitore di dichiarazioni di solito abbastanza inutili diventa nelle sue mani qualcosa di interessante, buffo, personale. Come dimostrano alcune accolte qui di seguito.
Sulla decisione di fare Il diavolo veste Prada 2
“Credo che la gente desse per scontato che ne facessimo un altro subito, visto che il primo film era stato un grande successo, ma alcuni di noi erano inorriditi all’idea perché… beh, come si fa a superare il primo? Quindi eravamo contenti e siamo andati avanti con altre cose. Ma è stato solo circa due anni fa che Aline Brosh McKenna ha avuto un’idea — e lei voleva solo l’idea giusta al momento giusto — che aveva senso oggi”.
Perché il momento giusto per Il diavolo veste Prada 2 è proprio oggi
“Il motivo per cui ha senso oggi è che moltissimo è cambiato nel mondo delle riviste, nell’editoria, nel giornalismo in senso lato. Il settore è evaporato in un modo tale che tutti stanno cercando di capire come farlo funzionare. Ed è in quell’atmosfera che arrivano la tensione, la trama e tutte le cose che le persone devono fare per tenere la barca a galla in questi tempi turbolenti”.
Sul perché il primo film è diventato un fenomeno culturale
“Non ne ho idea! Davvero. Ci ho pensato molto. Forse in parte ha a che fare con l’idea che le “girlboss”, erano ancora emergenti ed emozionanti vent’anni fa. Questo era un film su una donna che era a capo di un’importante azienda, e i personaggi principali erano donne, e ambiziose per giunta. Ora, ovviamente, quella parola è finita sotto attacco, ma penso che sia ancora rilevante esplorare come le donne guidano e in che modi. È anche semplicemente molto divertente. Il mondo è turbolento e abbastanza buio. Le notizie sono inquietanti, ed è bello avere dei promemoria di ciò che nel mondo è meraviglioso, libero, bello e leggero”.
Dove troviamo Miranda all’inizio del sequel
“Questo film inizia quando Miranda è sulla vetta del mondo, eppure allo stesso tempo c’è un terremoto sotto i suoi piedi. Il marchio è minacciato, il modello di business delle riviste si sta sgretolando, e in un certo senso il film riguarda come si gestisce un’azienda coerente e vitale navigando acque nuove. Si confronta con il peso di tutto ciò e con tutte le pressioni di essere a capo di una grande corporation”.
Come è cambiata Miranda
“Probabilmente è un filo più cattiva come lo sono io, perché col tempo si dà men considerazioni a ciò che si dice. È un po’ più libera, ma è anche posizionata in modo più precario nel suo mondo, e lo sa. È ancora astuta, tuttavia, e mantiene ancora un controllo stretto su sé stessa e sul suo team. Ciò che non è cambiato è la sua sete di lavoro, di fare ciò che ama e in cui è piuttosto brava”.
Questione di fisico
“Miranda fisicamente ora ha 76 anni, non 56 e questo rende la cosa molto diversa. Ha meno capelli. La persona che mi ha fatto capelli e trucco per 50 anni ha disegnato la parrucca per il primo film, e quindi abbiamo preso quella parrucca originale, tolto molti capelli e la abbiamo risagomata in modo più snello e ordinato”
Su come è riuscita a rientrare nel personaggio, tacchi (alti) compresi
“Con l’alluce valgo ormai — ecco come mi ci sono approcciata. Lamentandomi dolorosamente. Non riesco a credere che abbiano fatto indossare quelle cose alle donne 50 anni fa. Sì, è un aspetto delicato o qualcosa del genere, ma sono 16 ore al giorno di dolore in quelle scarpe!”.
Sul personaggio in sé
“Non era poi così divertente essere lei, perché non le assomiglio. E quindi le parti di lei necessarie per il ruolo — la riservatezza, le crudeltà involontarie, la mancanza di cordialità nelle relazioni con le persone — erano difficili, ma facili”.
Sul ritrovare il cast vent’anni dopo: da Hathaway aTucci
“Non mi sono mai davvero separata da loro. Dopo il primo film Stanley ha interpretato mio marito in Julie & Julia, siamo buoni amici ed è sposato con la sorella di Emily Blunt. È tutto molto nepotistico…. Non ero rimasta in contatto con Annie, ma è una persona così calorosa, fresca e aperta che è stato facile riconnettersi e far partire di nuovo quella dinamica, per cui intendo essere spietatamente crudele con lei”.
Sulla nuova assistente incarnata da Simone Ashley
“Si siede ai suoi piedi e ha assorbito il meglio e il peggio di Miranda. È come una Miranda in allenamento, il che era esilarante.”
Sul rapporto con il regista dei due film
“David Frankel è un personaggio così straordinario. È calmo, controllato. Non si scompone per tutta l’isteria che lo circonda, e ha un gusto infallibilmente buono. Potevo fidarmi di lui.”
Sul perché il film va visto al cinema
“Sarebbe divertente guardarlo con altre persone. Anche se a me le altre persone non piacciono poi tanto, penso che sarebbe divertente per le altre persone vederlo con altre persone. Stavo scherzando!”