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Francesca Archibugi: “Le registe ci sono, ma giocano in serie B. Il mio film sul potere maschile”

Francesca Archibugi

 

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Il 7 maggio arriva al cinema “Illusione”, thriller psicologico con Jasmine Trinca e Michele Riondino su violenza e sfruttamento della prostituzione minorile
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Illusione di Francesca Archibugi parte dalla periferia di Perugia: una sedicenne moldava, Rosa (Tania Bambaci), trovata in fin di vita diventa il centro di un’indagine tra violenza, prostituzione e silenzi. Attorno a lei si muovono la pm (Jasmine Trinca) e lo psicologo (Michele Riondino), mentre il caso si allarga fino a scenari internazionali e a un enigma interiore. Presentato alla scorsa Festa di Roma, il film è tra gli esclusi dai finanziamenti selettivi. In sala con 01 dal 7 maggio. Abbiamo intervistato la regista.

Francesca Archibugi racconta "Illusione", tra noir, adolescenza e verità nascoste

Cosa racconta Illusione e perché era importante questa storia?

“Racconta le illusioni, non solo quelle del mondo dello spettacolo o della moda. Piuttosto l’idea di quanto spesso la nostra visione della realtà sia alterata rispetto a ciò che è davvero. La protagonista vive i…

Illusione di Francesca Archibugi parte dalla periferia di Perugia: una sedicenne moldava, Rosa (Tania Bambaci), trovata in fin di vita diventa il centro di un’indagine tra violenza, prostituzione e silenzi. Attorno a lei si muovono la pm (Jasmine Trinca) e lo psicologo (Michele Riondino), mentre il caso si allarga fino a scenari internazionali e a un enigma interiore. Presentato alla scorsa Festa di Roma, il film è tra gli esclusi dai finanziamenti selettivi. In sala con 01 dal 7 maggio. Abbiamo intervistato la regista.

Francesca Archibugi racconta "Illusione", tra noir, adolescenza e verità nascoste

Cosa racconta Illusione e perché era importante questa storia?

“Racconta le illusioni, non solo quelle del mondo dello spettacolo o della moda. Piuttosto l’idea di quanto spesso la nostra visione della realtà sia alterata rispetto a ciò che è davvero. La protagonista vive in un mondo in cui il fuori non rispecchia per nulla il proprio mondo interiore. Questa ragazzina viene trovata in un fosso, viene creduta prima morta. Poi si capisce che è minorenne, che è slava, forse vittima di tratta. Si cerca di capire che cosa sia successo, e c’è una pm che conduce una vera e propria indagine. Però, siccome la ragazza è minorenne, viene presa dallo Stato, messa in una struttura protetta e le viene assegnato uno psicologo d’ufficio. Da lì parte un altro thriller: cercare di capire che cosa è successo a lei e dentro di lei. Tutte le psicoterapie sono un po’ un thriller, diciamo; però in questo caso le due figure che l’accompagnano, una magistrata e uno psicologo, cercano di capire il rapporto fra realtà e illusione”.

(ansa)

La realtà è cruda, è complessa, è anche scioccante. Come ha costruito questa realtà di sfruttamento e di una certa concezione del femminile che è intorno alla storia della protagonista?

“Ovviamente ho dovuto fare delle ricerche su scandali che erano già scoppiati prima del film. Ce ne sono in continuazione, da tutte le parti del mondo. In continuazione si trovano queste reti di prostituzione minorile. Le vogliono giovani. Già a diciotto, diciannove anni sono considerate vecchie. Io voglio capire che cosa succede nella testa degli uomini. Voglio capire qual è il loro rapporto, il loro bisogno di avere queste ragazze molto giovani, che in parte non sono in grado di difendersi, non hanno gli strumenti psicologici per difendersi. In questo caso la bellezza, che in genere nelle donne, soprattutto da giovani, è uno schermo, ti protegge, qui diventa altro. Non ti accorgi di quanto possa essere duro il rapporto con l’uomo, perché nei primi anni della tua vita, se sei bella, sei molto protetta, il mondo ti sembra migliore. Invece in questo caso la bellezza attira, in queste ragazzine molto giovani, qualcosa di sinistro degli uomini: il desiderio di potere e di sopraffazione”.

(ansa)

Si tratta di uomini adulti.

"Sì, perché quando hai diciassette, diciotto, diciannove anni e sei un ragazzo, tu una ragazza la vuoi conquistare, non la vuoi pagare. Non fai esercizio del potere: vuoi la più bella della scuola e te la vuoi conquistare. Non accetteresti che venisse con te per soldi. Quindi è una cosa che succede piano piano nel cervello degli uomini: questo bisogno di esercitare il potere su persone più indifese”.

(ansa)

Ha cominciato a lavorarci ben prima che scoppiasse in modo clamoroso il caso Epstein, la coincidenza fa pensare a una di quelle cose che capitano agli artisti.

“Sì, sicuramente. Come dire, sentiamo qualcosa che si muove sotto traccia. Ma la cosa che mi ha fatto impressione è quella fotografia famosa di Virginia tra il principe Andrea e Epstein: c’è un sorriso felice, lei sta lì con una mano così, sta con il figlio della regina, e quest’uomo la manda a prendere con i jet privati, la porta su un’isola meravigliosa, e lei non si rende conto. È felice, come è felice Rosa Lazar, la ragazza del mio film”.

(ansa)

Tra i film finanziati quest’anno con i contributi selettivi ci sono ventidue titoli, in cui c’è soltanto una co-regia femminile. (“Illusione” è tra gli esclusi ndr). Quanto ci racconta questo dell’attenzione alle registe e anche un po’ alle storie femminili?

“Questo è proprio un lavoro in cui sopporti un senso di non comprensione di quello che sei, di quello che stai facendo. E quindi mi immagino che, nel momento in cui leggano delle sceneggiature, non comprendano. Le considerino, come dire, argomenti marginali. E nello stesso tempo anche quelli che parlano, che dicono sempre che bisognerebbe investire di più, investire di più nelle produzioni, investire di più nelle scuole, investire per avere più registe… ma le registe ci sono. Sono sotto gli occhi di tutti, sempre più giovani, sempre più brave, eppure continuano a correre in un campionato di serie B. Penso soltanto a due film che ho visto bellissimi di recente: Un anno di scuola di Laura Samani e Gioia mia di Margherita Spampinato. Sono due film che in qualche modo sono venuti fuori, però sono emersi da un lavoro gigantesco di tutte le giovani registe che ci sono. È scandaloso che non vengano dati i finanziamenti perché non sono in grado di leggere le sceneggiature”.

(ansa)

Più ancora della politica, che sia destra o sinistra, è il genere il vero spartiacque?

“Beh sì. Bisogna dire onestamente che alcune cose, da quando io ho cominciato, sono cambiate e sono migliorate. Se non altro se ne parla. Però spesso questo parlare poi non diventa un atto concreto. Bisognerebbe forse fare di più. Io anche mi sento molto in colpa perché non sono un’attivista, non sono una militante. Poi alla fine lavoro tanto, penso al mio cerchio di affetti e di amici, quindi ai miei gatti, ai miei legami, e mi sento molto in colpa di non essere più in prima linea per difendere soprattutto le giovani registe. Mi sembra scandaloso che non abbiano finanziato Chiara Malta, per esempio, che è veramente bravissima”.

(ansa)

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