«Quattrocentocinquanta euro in meno sulla pensione». Stefania Sandrelli lo dice con la fermezza di chi ha attraversato una vita intera davanti alla macchina da presa. Prova a restare combattiva, ma il tono si incrina, tradendo stanchezza e preoccupazione. Attrice simbolo del cinema italiano, da Pietro Germi a Bernardo Bertolucci, ottant’anni il prossimo 5 giugno, Sandrelli oggi è anche una pensionata alle prese con una quotidianità fatta di conti che non tornano, verifiche sul conto, attese. E prende parola nei giorni ancora pieni di dolore per la scomparsa di Gino Paoli per difendere la sua comunità professionale. Perché è dentro una vicenda che riguarda centinaia di lavoratori dello spettacolo. Un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, firmato da oltre cento artisti — tra cui Laura Morante, Fabrizio Bentivoglio, Giulio Scarpati, Marco Risi — riporta al centro richieste di restituzione da parte dell’Inps e una gestione previdenziale che, secondo i firmatari, appare…
«Quattrocentocinquanta euro in meno sulla pensione». Stefania Sandrelli lo dice con la fermezza di chi ha attraversato una vita intera davanti alla macchina da presa. Prova a restare combattiva, ma il tono si incrina, tradendo stanchezza e preoccupazione. Attrice simbolo del cinema italiano, da Pietro Germi a Bernardo Bertolucci, ottant’anni il prossimo 5 giugno, Sandrelli oggi è anche una pensionata alle prese con una quotidianità fatta di conti che non tornano, verifiche sul conto, attese. E prende parola nei giorni ancora pieni di dolore per la scomparsa di Gino Paoli per difendere la sua comunità professionale. Perché è dentro una vicenda che riguarda centinaia di lavoratori dello spettacolo. Un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, firmato da oltre cento artisti — tra cui Laura Morante, Fabrizio Bentivoglio, Giulio Scarpati, Marco Risi — riporta al centro richieste di restituzione da parte dell’Inps e una gestione previdenziale che, secondo i firmatari, appare contraddittoria e difficile da decifrare, soprattutto per una categoria segnata da carriere discontinue e contributi frammentati.
Sandrelli, quando si è accorta che qualcosa non tornava?
«All’inizio dell’anno. Ho guardato il conto e mancavano circa quattrocentocinquanta euro sulla pensione, circa un quinto dell’ammontare. Ho pensato a un errore, una cosa momentanea. Ho aspettato, ho controllato… ma la situazione non cambiava».
E poi arriva una lettera dall’Inps...
«Sì, con una richiesta molto alta: quasi centoquarantamila euro da restituire. Lì ho capito che non era un errore tecnico, ma qualcosa di molto più serio».
Dietro questi soldi da restituire c’è una vicenda legale molto lunga.
«Sì. E questo è il punto più difficile da accettare. Perché su questa questione ci sono state moltissime sentenze favorevoli ai lavoratori, in primo e in secondo grado. Si tratta di contributi che abbiamo versato noi. Poi la Cassazione ha ribaltato tutto. E noi ci siamo ritrovati a dover restituire somme che in un primo tempo erano state riconosciute come legittime».
E riguarda nello specifico i lavoratori dello spettacolo?
«Sì, ed è importante dirlo. Perché il nostro è un lavoro diverso dagli altri: discontinuo, frammentato. Lavoro a periodi, contratti brevi, e i contributi che non sono mai lineari. È una realtà molto più fragile di quanto si immagini».
Cosa ha provato quando le sono stati chiesti indietro i soldi?
«Un senso di ingiustizia. Non tanto per il denaro in sé — non ho mai dato ai soldi un valore centrale — ma per il modo in cui è accaduto. Dentro un sistema che è già complicato per chi fa questo mestiere».
All’inizio pensava di essere sola?
«Sì. Poi ho scoperto che siamo in tanti. E che la mia non era una questione personale, ma qualcosa di più grande».
Da qui l’appello al Presidente della Repubblica.
«Esatto. Lo abbiamo firmato in molti, più di cento. Perché questa non è una battaglia individuale. Riguarda tutti noi che lavoriamo nello spettacolo. Attenzione: non chiediamo privilegi, chiediamo giustizia e chiarezza».
C’è anche un problema di percezione.
«Si pensa che gli attori siano tutti privilegiati, che vivono nell’oro. Ma la maggior parte dei lavoratori dello spettacolo, attori, maestranze, vive senza certezze. Questa è la realtà».
Si è sentita tradita dalle istituzioni?
«Umiliata. Ho iniziato a lavorare a sedici anni: trovarsi così, senza essere stati aiutati né guidati. È qualcosa che pesa».
Quanto incide oggi questa situazione nella sua vita?
«Incide. Anche perché mi prendo cura di mio marito da cinque anni. Non è una questione astratta, è la vita concreta».
Perché ha scelto di esporsi?
«Perché credo che le cose vadano dette con chiarezza, senza perdere la misura. Io sono orgogliosa della mia vita e del mio lavoro. Proprio per questo sento che questa situazione non è giusta».