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Tagli ai fondi, pensioni da restituire e boicottaggi. Così il cinema italiano arriva ai David 2026

Tagli ai fondi, pensioni da restituire e boicottaggi. Così il cinema italiano arriva ai David 2026

Domani l’incontro con il presidente Sergio Mattarella al Quirinale. Mercoledì sera la premiazione: a condurre la cerimonia Bianca Balti e Flavio Insinna

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Mai come quest’anno il clima conta quasi più dei premi. I David di Donatello si dipanano in due giorni: il 5 mattina l’appuntamento dei candidati al Quirinale con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente Piera Detassis, il 6 sera su Rai 1 la cerimonia. L’edizione di quest’anno è accompagnata da una tensione che attraversa tutta la filiera: l’iniziativa di boicottaggio lanciata dal movimento siamoaititolidicoda, le polemiche sui finanziamenti ridotti al cinema italiano, lo stallo produttivo e un malessere che coinvolge persino una generazione di lavoratori dello spettacolo pensionati, che si sentono penalizzati e sgomenti.

La protesta più decisa è quella che ha lanciato la petizione online per boicottare la cerimonia, iniziativa che ha spaccato anche i candidati. Una forma di dissenso che punta a colpire l’ultimo spazio visibile del film, trasformandolo in spazio politico. Tra le voci più esplicite, quella di Valeria Golino, che, senza voler oscurare la cerimonia, si è fatta portavoce del disagio di una parte consistente del settore, chiedendo maggiore chiarezza e un confronto reale sulle regole del sistema.

Molti pensano che spegnere i riflettori e tagliare quel pezzo di palinsesto televisivo — che è anche occasione di visibilità e rivendicazione — sia un errore. “Ho molti dubbi sulla scelta del boicottaggio — dice il regista e sceneggiatore Francesco Bruni — in primis perché i David con i motivi della protesta c’entrano poco o niente; in secondo luogo, per essere efficace, il boicottaggio dovrebbe essere totale, da parte di tutti, cosa che sinceramente dubito possa verificarsi. Ritengo che forse sarebbe più opportuno utilizzare il mezzo televisivo per comunicare a un pubblico più ampio possibile le ragioni della protesta”. Per Marco Bellocchio “boicottare i David non serve a nulla, a questo punto si facesse uno sciopero”.

C’è però anche chi sostiene la protesta. “Se non si alza il livello dello scontro, non succede niente”, osserva Alessandro Gassmann, tra i favorevoli al boicottaggio come gesto necessario per riportare attenzione su un sistema in difficoltà. Più sfumata la posizione di Matilda De Angelis, che pur condividendo le ragioni della protesta invita a non rinunciare alla visibilità della serata: “Capisco le motivazioni, ma credo sia importante esserci e usare quello spazio per dire qualcosa”.

Sul fondo resta la questione più ampia: il sistema dei finanziamenti. Da mesi produttori, autori e attori denunciano una gestione considerata poco chiara, tra revisioni normative e criteri ritenuti penalizzanti. Non è un caso che anche durante l’incontro al Quirinale con i candidati siano emerse posizioni critiche: il cinema italiano attraversa una fase fragile e chiede risposte strutturali.

A rendere il quadro ancora più teso si aggiunge un’altra vicenda, parallela ma ormai intrecciata: quella previdenziale che coinvolge centinaia di lavoratori dello spettacolo. Le richieste di restituzione avanzate dall’INPS, dopo il ribaltamento in Cassazione di sentenze favorevoli, hanno colpito anche figure simboliche come Stefania Sandrelli, insieme a molti altri artisti. Un caso che ha portato a un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella firmato da oltre cento nomi del cinema italiano.

Dentro questo contesto si apre l’edizione settantuno dei David. Il calendario ricalca il rituale consolidato: l’incontro dei candidati al Quirinale con Mattarella, seguito – stavolta il giorno dopo - dalla cerimonia di premiazione in prima serata su Rai 1 dagli studi di Cinecittà, Studio 23, con la conduzione di Bianca Balti e Flavio Insinna.

Sul fronte artistico, la competizione restituisce un panorama articolato. Sedici nomination per il piccolo film di Francesco Sossai, diventato fenomeno della stagione, Le città di pianura. Quattordici per La grazia di Paolo Sorrentino, ambientato proprio al Quirinale, un film riuscito e decisamente attuale. In cinquina per il riconoscimento principale anche gli ultimi lavori di Paolo Virzì, 5 secondi, e a Le assaggiatrici di Silvio Soldini, a quota tredici. Accanto a questi, una rosa di opere che riflette la varietà del cinema italiano recente, tra autorialità e racconto più accessibile, nuovi registi e nomi consolidati.

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