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David di protesta, il cinema vuole tornare a sognare. Trionfa il film “Le città di pianura”

(agf)

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La protesta di attori e maestranze arriva sul palco dell’edizione numero 71 degli Oscar italiani
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L’edizione 71 dei David di Donatello si muove tra il contrasto di due immagini: dentro Cinecittà gli abiti da sera, i riflettori e il tappeto rosso, fuori, sotto la pioggia, le maschere bianche del “contro David”. In mezzo c’è il cinema italiano oggi: creativo, in crisi e in rivolta. La cerimonia si svolge nello studio 23 di Cinecittà, ma anche, dall’altra parte di via Tuscolana, nel presidio dei lavoratori dello spettacolo, tra piumini sgonfi di pioggia, qualche bandiera e la richiesta di non sentirsi più invisibili.

La serata è condotta, con ritmo, da Bianca Balti e Flavio Insinna, che affronta subito il tema della giornata: «Un Paese che non difende i nostri film e il cinema è un Paese che smette di sognare e di sognarsi migliore, lo dico senza bandiere». Sul palco si incrociano due generazioni: quella di Francesco Sossai, con Le città di pianura che trionfa con otto premi, tra cui film, regia e protagonista Sergio Romano, e quella di Damiano Michieletto, quattro David a Primavera.…

L’edizione 71 dei David di Donatello si muove tra il contrasto di due immagini: dentro Cinecittà gli abiti da sera, i riflettori e il tappeto rosso, fuori, sotto la pioggia, le maschere bianche del “contro David”. In mezzo c’è il cinema italiano oggi: creativo, in crisi e in rivolta. La cerimonia si svolge nello studio 23 di Cinecittà, ma anche, dall’altra parte di via Tuscolana, nel presidio dei lavoratori dello spettacolo, tra piumini sgonfi di pioggia, qualche bandiera e la richiesta di non sentirsi più invisibili.

La serata è condotta, con ritmo, da Bianca Balti e Flavio Insinna, che affronta subito il tema della giornata: «Un Paese che non difende i nostri film e il cinema è un Paese che smette di sognare e di sognarsi migliore, lo dico senza bandiere». Sul palco si incrociano due generazioni: quella di Francesco Sossai, con Le città di pianura che trionfa con otto premi, tra cui film, regia e protagonista Sergio Romano, e quella di Damiano Michieletto, quattro David a Primavera. Accanto a loro ci sono autori ormai consolidati come Paolo Sorrentino e Mario Martone con Fuori. E poi due figure entrate nella storia del nostro cinema, Stefania Sandrelli («Il 5 giugno compio ottant’anni, festeggio insieme alla Repubblica») e Gianni Amelio, che oggi non sembrano così lontani dai manifestanti dall’altra parte della strada: lei è diventata uno dei simboli della battaglia sulle pensioni degli artisti, lui continua a raccontare quello del cinema come un mestiere ancora vissuto con precarietà.

Gianni Amelio receives Special David award during the 71th edition of the David di Donatello Awards at Cinecitta Studios, in Rome, Italy, 6 May 2026. ANSA/GIUSEPPE LAMI (ansa)

Nella serata è la politica a tenere banco. Sossai e Adriano Candiago, sul palco per la sceneggiatura originale: «Il cinema è lo specchio del Paese, continuiamo a scrivere tutti, per piacere, e a raccontarci», dice Sossai, mentre Candiago cita Sergio Mattarella: «Nel ’46 la gente andava a vedere Sciuscià e vedeva se stessa sullo schermo. È una responsabilità enorme che abbiamo». Matilda De Angelis vince come attrice non protagonista per e consegna uno dei momenti più emotivi: definisce Goliarda Sapienza — cui è dedicato il film di Mario Martone — «un’artista indomita, straordinaria, rivoluzionaria», spesso «censurata e ostacolata» in vita. E sulla protesta in corso fuori da Cinecittà: «Mi dispiace che si debba arrivare a umiliare un’intera categoria per ricordarci che esiste, quella dei lavoratori e delle lavoratrici del cinema e dello spettacolo che sono la mia famiglia». Chiude tra gli applausi: «In questo momento l’amore mi sembra un atto piuttosto politico e sociale. E io quella speranza la vedo, quel futuro lo vedo. Per favore non levateci questa speranza e non levateci questo futuro».

Lino Musella, migliore non protagonista per Nonostante di Valerio Mastandrea, saluta la madre, la famiglia e Robert De Niro: «L’anno scorso ha detto che l’arte è una minaccia per gli autocrati fascisti e sì, penso che il cinema possa essere una minaccia, come il teatro, la musica, la poesia e la solidarietà umana. Ringrazio tutte le donne e tutti gli uomini della Global Sumud Flotilla. Non smetterò mai di dire: Palestina libera». Gli scenografi Andrea Castorina e Marco Martucci, premiati per La città proibita, dedicano il premio ai palestinesi e a chi ha alzato la voce contro la guerra. Le assaggiatrici di Silvio Soldini vince il David giovani e quello per la sceneggiatura. Sul palco anche Rosella Postorino, autrice del romanzo da cui è tratto il film, ambientato nel nazismo: «Si diventa colpevoli anche per inerzia». L’allegria la porta sul palco Aurora Quattrocchi, 83 anni, protagonista di Gioia mia di Margherita Spampinato. Augura lunga vita al cinema «e che riaprano le sale belle, basta con le salette micragnose»

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