Emily Blunt: “Spielberg mi ha aperto il cuore. Ho cominciato a recitare per vincere la balbuzie”
dalla nostra inviata Arianna FinosLondra – Emily Blunt è di una bravura quasi aliena nel nuovo viaggio di Steven Spielberg verso l’altro da sé. In Disclosure Day, che arriva quasi cinquant’anni dopo Incontri ravvicinati del terzo tipo, affida a lei il cuore emotivo del racconto. Da Il diavolo veste Prada ha costruito una carriera straordinaria da star ed esploratrice di personaggi. Nel fanta-thriller — ieri l’anteprima londinese a Leicester Square, in sala il 10 giugno con Universal, Blunt è una meteorologa che si ritrova coinvolta nel più grande dei segreti, in fuga da governi e agenzie segrete che si contendono il controllo della verità. I temi sul tavolo sono il diritto di sapere, il potere dell’empatia, la curiosità che prevale sulla paura. Tra meraviglia infantile, tensione e suggestioni che dialogano con il crescente dibattito odierno su dossier desecretati, avvistamenti e trasparenza istituzionale. Abbiamo incontrato l’attrice in un hotel di Londra, a pochi passi da Trafalgar Square.
Londra – Emily Blunt è di una bravura quasi aliena nel nuovo viaggio di Steven Spielberg verso l’altro da sé. In Disclosure Day, che arriva quasi cinquant’anni dopo Incontri ravvicinati del terzo tipo, affida a lei il cuore emotivo del racconto. Da Il diavolo veste Prada ha costruito una carriera straordinaria da star ed esploratrice di personaggi. Nel fanta-thriller — ieri l’anteprima londinese a Leicester Square, in sala il 10 giugno con Universal, Blunt è una meteorologa che si ritrova coinvolta nel più grande dei segreti, in fuga da governi e agenzie segrete che si contendono il controllo della verità. I temi sul tavolo sono il diritto di sapere, il potere dell’empatia, la curiosità che prevale sulla paura. Tra meraviglia infantile, tensione e suggestioni che dialogano con il crescente dibattito odierno su dossier desecretati, avvistamenti e trasparenza istituzionale. Abbiamo incontrato l’attrice in un hotel di Londra, a pochi passi da Trafalgar Square.
Questo film le ha cambiato la vita?
«Steven Spielberg ora è un amico. Questo film è arrivato nelle nostre vite come un dono, che passa anche agli spettatori. Ma vissuta una cosa così: perfino la mia famiglia “british”, che non s’impressiona facilmente, era piena di meraviglia e commozione».
"Disclosure day", il nuovo film di Steven Spielberg con Emily Blunt e Josh O' Connor - trailer
Da bambina credeva agli alieni?
«Ci ho creduto fin da quando ho visto E.T. L’extraterrestre. Lo amavo tanto che volevo disperatamente essergli amica. Era così tenero e adorabile, pensavo: se sono tutti così, mandateli pure da me. Questo film ha accresciuto l’interesse. Ho potuto studiare, confrontarmi con esperti. L’occasione di esplorare qualcosa in cui già, in qualche modo, ero disposta a credere».
Il suo personaggio parla russo, coreano e persino un linguaggio alieno. Lei ha iniziato a recitare anche per superare la balbuzie, un percorso incredibile.
«È stato un viaggio molto lungo. Da bambina non avrei mai immaginato di diventare attrice. Mi sentivo isolata, fraintesa, per questo problema. Avevo quasi la sensazione che ci fosse una specie di impostore dentro di me che non rappresentava davvero chi ero. C’è una cosa interessante che ho scoperto negli anni, parlando con persone della comunità dei balbuzienti e approfondendo l’aspetto neurologico della questione. Quando parliamo normalmente, come stiamo facendo adesso, probabilmente usiamo solo una parte delle nostre capacità neurologiche. Ma quando si entra in uno stato creativo si attivano altre aree del cervello. È quello che succede quando reciti una scena e poi ti chiedi: cosa è appena successo? Non sai spiegartelo. Stai usando parti differenti del cervello. E poiché la balbuzie è una condizione neurologica, credo che creatività e recitazione possano essere di grande aiuto.
Cosa suggerisce ai ragazzi che hanno il suo stesso problema?
«Teatro, improvvisazione, canto, lettura di poesie. Per me è stato fondamentale. Mi ha aiutato a interrompere quel disco che continuava a saltare. Continuerò a convivere con la balbuzie per tutta la vita. Quando sono molto stressata emerge ancora. Non so neanche quanto spesso sostituisco, magari inconsapevolmente, parole con altre più facili da pronunciare. È semplicemente il modo in cui ho imparato a parlare».
Il personaggio di Colman Domingo nel film dice che solo l’empatia può salvare l’umanità dall’estinzione.
«Assolutamente sì. Negli ultimi anni abbiamo avuto molte occasioni per capirlo. Anche durante il Covid abbiamo compreso d’un tratto quanto sia importante sostenerci a vicenda e prenderci cura gli uni degli altri in modo più profondo e significativo. L’empatia è uno dei doni più grandi che possediamo. Penso al brano Nature Boy: The greatest thing you’ll ever learn is just to love and be loved in return. La più grande lezione che possiamo imparare è amare e essere amati. È un’idea molto legata anche al film».
Crede che le persone abbiano il diritto di conoscere la verità dopo 79 anni di avvistamenti?
«Penso che tutti abbiano diritto alla trasparenza. Credo che sia un diritto fondamentale sapere cosa esiste e cosa ci circonda. Molto spesso ci proteggiamo da ciò che ci spaventa. È il messaggio del film: non abbiate paura di ciò che non conoscete. Dalle ricerche che abbiamo fatto emerge una cosa interessante. Che si tratti di piloti della Marina militare, di persone che vivono in una fattoria o dei sessanta bambini della scuola in Zimbabwe che hanno raccontato un’esperienza straordinaria, nessuno parla di qualcosa di violento o ostile. È piuttosto un messaggio. Perciò sono aperta all’idea che tutti possano guardare a queste possibilità senza paura».
Il film raccoglie i temi cari a Spielberg, ma guarda anche al presente.
«È uno Spielberg 5.0. Dimostra che Steven continua a reinventarsi. È un film che ti afferra subito e ti fa investire emotivamente nei personaggi. Poi ti accompagna in un viaggio bellissimo, una sorta di montagne russe emotive. E alla fine ti ritrovi seduto in sala a piangere senza capire bene cosa ti sia successo. Sai solo che il tuo cuore è un po’ più aperto».
Anche in questo film Spielberg mostra la sua fiducia nella forza del giornalismo.
«In un momento in cui il giornalismo è sotto attacco, e molte questioni sono a rischio, credo che uno dei grandi temi del film sia proprio la trasparenza: in fondo è quello che tutti desideriamo. Ed è questa la ricerca che molti giornalisti cercano di fare ogni giorno. Perciò ho un enorme rispetto per il loro lavoro».