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Jane Campion: “Weinstein ha fatto cose orribili. Ma amava il cinema d’autore”

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“Il patriarcato sta cercando di riprendersi il terreno perduto”. A Taormina la regista di “Lezioni di piano”, presidente di giuria del festival, riflette sul dopo #MeToo e difende il ruolo avuto nel cinema indipendente dal produttore condannato per violenze sessuali
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Taormina – "Harvey Weinstein ha commesso cose terribili, questo è evidente. Ma ha avuto anche un ruolo enorme nel cinema indipendente e nel portare certi film al grande pubblico”. Al Taormina Film Festival, dove presiede la giuria, Jane Campion sorprende la platea tornando sull’ex produttore della Miramax, figura chiave nella diffusione internazionale di molti film d’autore prima della caduta travolta dalle accuse di abusi sessuali che nel 2017 accesero il movimento #MeToo. Durante l’incontro dedicato a “Lezioni di piano”, la regista ne riconosce “l’audacia” e l’intuito nel marketing cinematografico: “Sappiamo tutti che ha fatto cose orribili. Ma ha fatto anche cose straordinarie per il cinema d’autore”. Fu lui, secondo la regista, a capire che Lezioni di piano poteva andare oltrepil circuito d’essai. “Era coraggioso da quel punto di vista. Amava davvero il cinema”.

Lezioni di piano torna in sala

Un pianoforte abbandonato sulla spiaggia, il mare grigio della Nuova Zelanda, una donna c…

Taormina – "Harvey Weinstein ha commesso cose terribili, questo è evidente. Ma ha avuto anche un ruolo enorme nel cinema indipendente e nel portare certi film al grande pubblico”. Al Taormina Film Festival, dove presiede la giuria, Jane Campion sorprende la platea tornando sull’ex produttore della Miramax, figura chiave nella diffusione internazionale di molti film d’autore prima della caduta travolta dalle accuse di abusi sessuali che nel 2017 accesero il movimento #MeToo. Durante l’incontro dedicato a “Lezioni di piano”, la regista ne riconosce “l’audacia” e l’intuito nel marketing cinematografico: “Sappiamo tutti che ha fatto cose orribili. Ma ha fatto anche cose straordinarie per il cinema d’autore”. Fu lui, secondo la regista, a capire che Lezioni di piano poteva andare oltrepil circuito d’essai. “Era coraggioso da quel punto di vista. Amava davvero il cinema”.

Lezioni di piano torna in sala

Un pianoforte abbandonato sulla spiaggia, il mare grigio della Nuova Zelanda, una donna che non parla ma attraverso la musica riesce a dire tutto. Trentatré anni dopo la Palma d’Oro che cambiò la storia del cinema al femminile, il Taormina Film Festival celebra Lezioni di piano accogliendo la sua regista, Jane Campion, presidente della giuria della 72ª edizione, e la protagonista Holly Hunter.

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Uscito nel 1993, il film racconta di Ada McGrath, donna muta dalla nascita che lascia la Scozia con la figlia per raggiungere la Nuova Zelanda del XIX secolo, dove l’attende un matrimonio con uno sconosciuto. Il suo unico linguaggio è il pianoforte. Quando lo strumento viene ceduto a George Baines, interpretato da Harvey Keitel, nasce una relazione intensa e scandalosa che mette in discussione le convenzioni sociali e il posto della donna nella società vittoriana. Melodramma, racconto di emancipazione e storia d’amore attraversata da desiderio, violenza e libertà, Lezioni di piano fu un evento cinematografico mondiale. Vinse la Palma d’Oro a Cannes — la prima assegnata a una regista donna — e tre premi Oscar: miglior attrice a Holly Hunter, miglior attrice non protagonista alla giovanissima Anna Paquin e miglior sceneggiatura originale a Jane Campion. A più di trent’anni di distanza resta una delle opere più influenti degli anni Novanta, una riflessione sul desiderio femminile sostenuta dalla forza epica dei paesaggi neozelandesi e dalla colonna sonora di Michael Nyman.

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Di fronte al trionfo a Cannes, Campion ammette: “La mia reazione fu di sorpresa. Pensavamo di aver realizzato un film d’arte che forse non molte persone avrebbero apprezzato”. Invece accadde il contrario. “Le persone hanno vissuto il film in modo molto passionale”. Ricorda ancora una donna dietro il bancone di una farmacia che le disse quanto fosse grata a quel film. Un impatto che per anni ha faticato ad accettare. “Sono neozelandese e noi non siamo molto bravi a ricevere complimenti”.

Holly Hunter aveva percepito qualcosa di speciale già durante le riprese. “Sentivo che stavamo facendo qualcosa di straordinario”. Ma non immaginava il destino che attendeva il film. “Pensavo che sarebbe stato straordinario ma che nessuno lo avrebbe visto. Mi sembrava una cosa piccola e speciale”.

Holly Hunter (agf)

Campion spiega di aver impiegato anni per capire cosa fosse successo. “Ci sono voluti almeno cinque anni per rendermi conto che era accaduto qualcosa”. Il successo non era mai stato il suo obiettivo. “Non ho mai fatto film per vincere un Oscar. Volevo semplicemente fare bene il mio lavoro, come i film che avevo amato da spettatrice”. E aggiunge: “Sono sempre molto critica verso il mio lavoro. Penso sempre che avrei potuto fare meglio. Però ci sono alcuni momenti di cui sono davvero orgogliosa”.

Quest’anno Lezioni di piano tornerà nelle sale in versione restaurata in 4K. Rivedendolo, la regista è rimasta colpita dalla sua tenuta. “Mi sento quasi umiliata dal fatto che abbia ancora questa energia”. E soprattutto dalla figura di Ada. “L’idea di una donna che non parla continua a essere un messaggio potentissimo sulla condizione femminile”. Fino a una domanda che considera ancora attuale: “Perché partecipare, se nessuno ti ascolta?”.

Dietro la nascita del film c’è anche un racconto che passa dall’Italia e da Bernardo Bertolucci. Il progetto fu finanziato da Ciby 2000, società francese che in precedenza si occupava di costruzioni. Il suo capo andò a vedere L’ultimo imperatore e rimase sconvolto. Da quel momento decise di finanziare il cinema, dando ai registi libertà totale. Per Campion fu una stagione irripetibile. “Nessuno ti diceva cosa fare. Potevi scegliere chiunque volessi per il cast”. La chiama “un momento Medici”. “Sono nati film meravigliosi”, dice. Poi sorride: “Anche alcuni pessimi film. Ma credo che noi fossimo tra quelli riusciti”.

Le due ambizioni originarie del film, racconta Campion, erano chiare. La prima riguardava il desiderio. “Volevo mettere questi personaggi in una situazione ingenua ma sessualmente molto carica. Dovevano scoprire da soli la propria sessualità e i propri sentimenti”. La seconda nasceva dalla letteratura. “Volevo realizzare una sorta di Cime tempestose neozelandese”. Cita Emily Brontë e le sue sorelle come fonte d’ispirazione. “Le Brontë sono una voce per le donne. Se guardiamo indietro nella storia, non abbiamo molte voci femminili che ci arrivano dal passato. Nei romanzi sì. Altrove molto meno”.

Da lì il discorso arriva alle registe che l’hanno formata. “Ci sono alcune donne che considero mie eroine”. Ne cita due: Lina Wertmüller e Liliana Cavani. “Erano così audaci, così coraggiose, che mi hanno fatto sentire coraggiosa”. E aggiunge con affetto: “Ho avuto la gioia di incontrare Liliana Cavani. Ha più di novant’anni ed è ancora incredibilmente lucida, presente e bellissima”.

Anche il personaggio di George Baines nasce da una riflessione sulla mascolinità. Campion parla di Harvey Keitel in termini sorprendenti. “Io vedo Harvey quasi come una fidanzata”. Poi si spiega: “In ogni uomo davvero buono c’è una parte femminile. La capacità di essere intimo, vicino, affettuoso”. Del suo attore ricorda: “Ha una facciata molto maschile. Ma ama profondamente le donne. È una persona molto dolce, molto sensibile. Piange facilmente. Ed è un attore straordinario”. Hunter interviene: “Ascolta con una precisione rara”.

Patriarcato e #MeToo

Guardando al presente, Campion vede luci e ombre. “Mi sembra che oggi ci sia un prezzo da pagare per il movimento #MeToo”. Pensa agli Stati Uniti e ai diritti riproduttivi. “Ho la sensazione che il patriarcato stia cercando di riconquistare il terreno perduto”. Ma vede anche cambiamenti profondi. “Le donne oggi hanno un potere economico che prima non avevano. Vogliono film che parlino a loro, non soltanto film di supereroi”. È questa, secondo lei, la trasformazione che sta cambiando il cinema contemporaneo. “Lo si vede molto chiaramente nella televisione e nelle piattaforme. È grazie a queste donne che molte più registe hanno avuto opportunità. E questo non scomparirà facilmente”.

Sul futuro, non rivela dettagli. “Ho un paio di cose in sviluppo. Una è un film, l’altra è un progetto musicale per il teatro”. Racconta invece volentieri di una scuola di cinema gratuita creata in Nuova Zelanda con il sostegno di Netflix. “Volevo dare ad altri la possibilità di vivere le condizioni che avevo avuto io quando ero giovane, quando l’istruzione era gratuita e qualcuno si preoccupava di offrirti un’opportunità”. L’esperienza le ha restituito qualcosa di inatteso. “Non mi ero resa conto di quanto mi mancasse sentirmi parte di una comunità”. Alle nuove generazioni, Campion non vuole dare consigli. “Ognuno deve trovare la propria strada”. Hunter concorda. La chiusura è una frase semplice, quasi una dichiarazione di poetica: “Forse l’unica cosa che si può fare è dare un po’ d’amore”.

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