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Greta Scarano: “Sono caduta ma continuo a correre in cerca della mia voce”

(agf)

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L’attrice dal 25 al cinema in “Piccolo miracolo”. Mamma impegnata a tempo pieno di un bimbo di dieci mesi intanto sogna il suo secondo film da regista
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Greta Scarano nello stesso anno ha partorito il primo figlio e il primo film da regista. Al Taormina Film Festival l’attrice è protagonista di Piccolo miracolo di Guido Chiesa (in sala il 25 giugno con 01): Marco D’Amore è il figlio di un palazzinaro che vuole buttare giù il palazzo dove vive da sempre una donna non vedente. E nel frattempo sta facendo le prove costume per un set che inizia.

La vita da grandi, un bimbo di 10 mesi, i set d’attrice...

«È dura. Ci vuole un’organizzazione militare per fare le cose, perché la maternità ti risucchia, e ti fai risucchiare pure volentieri. Cerco di far quadrare tutto, non è sempre possibile. Il motivo per cui non mi trovo a Taormina è questo».

Interpreta una non vedente.

«È un personaggio sfidante in un momento storico in cui esiste un dibattito forte su come sono rappresentate le persone con disabilità. Io stess…

Greta Scarano nello stesso anno ha partorito il primo figlio e il primo film da regista. Al Taormina Film Festival l’attrice è protagonista di Piccolo miracolo di Guido Chiesa (in sala il 25 giugno con 01): Marco D’Amore è il figlio di un palazzinaro che vuole buttare giù il palazzo dove vive da sempre una donna non vedente. E nel frattempo sta facendo le prove costume per un set che inizia.

La vita da grandi, un bimbo di 10 mesi, i set d’attrice...

«È dura. Ci vuole un’organizzazione militare per fare le cose, perché la maternità ti risucchia, e ti fai risucchiare pure volentieri. Cerco di far quadrare tutto, non è sempre possibile. Il motivo per cui non mi trovo a Taormina è questo».

Interpreta una non vedente.

«È un personaggio sfidante in un momento storico in cui esiste un dibattito forte su come sono rappresentate le persone con disabilità. Io stessa ci ho fatto un film, è una questione che sento molto. Per prepararmi ho scelto una coach meravigliosa, Vanessa Casu, una ragazza cieca che mi ha concesso molto della sua intimità e della sua vita privata. So bene quanto è sbagliato identificare una persona con la sua disabilità. Vanessa è molte cose: è una cantautrice, due suoi brani sono nel film, fa kickboxing, ha un seguito social. È l’esempio di come si possa condurre una vita — con tutte le difficoltà — piena, ricca, completa».

(agf)

Luoghi e persone ai margini, il tema della speculazione edilizia.

«Il film ha anche il pregio interessarsi ai margini, in tanti sensi. Alle persone che stanno ai margini, ma anche ai luoghi che stanno ai margini, che vengono spesso dimenticati. Ho cercato di comprendere che cosa possa significare per una persona cieca subire uno sfratto. Sono situazioni che esistono davvero. A Roma, per esempio, l’emergenza abitativa è enorme e ci sono storie tragiche. È un tema profondamente contemporaneo ed è stato uno dei motivi per cui ho deciso di farlo. La casa, per una persona cieca, non è semplicemente il luogo in cui si vive, ma è un posto in cui ci si sente al sicuro, in cui si può essere liberamente se stessi».

La vita da grandi, il trailer

Pensa al secondo film?

«Mi concentro su come affrontare il secondo film. Ci sono una serie di pensieri e di paure che il primo film non porta con sé. E tengo alla mia carriera da attrice. Dopo tanti anni di lavoro, dopo tanta fatica, sento di aver corso una maratona più che una gara di cento metri. Ho corso a lungo, ho perso il fiato, sono caduta tante volte. È il percorso di tanti attori. E oggi non voglio rinunciare a questo mestiere che continua a darmi soddisfazioni».

È una nostalgica?

«Sì, mi è capitato di sentire alla radio Always on my mind nella versione dei Pet Shop Boys usata in La vita da grandi. Non riesco ad ascoltarla, mi viene una stretta allo stomaco. Ho messo tanto in quel film, vita, energia, amore, che ancora oggi faccio fatica a reggere il contatto con tutto quello che rappresenta. Mi succede anche con la musica di Suburra. Non so essere distaccata rispetto alla quantità di amore che ho investito in quelle esperienze. E pensare che sono finite mi fa stare male. Mi manca da morire il mio primo film. È stato tutto difficile, ma è stato tutto bellissimo. E allora penso: che cosa sarà il secondo? Forse è un po’ come quando si aspetta un altro figlio e ci si domanda: sarò capace di amare di nuovo così tanto? Non lo so».

(reuters)

Parlava delle cadute, delle difficoltà, di una carriera iniziata molto presto.

«Ho iniziato a lavorare a e guadagnare a ventidue anni. Ricordo una parte in Ris. Interpretavo un cadavere. Fu un’esperienza estremamente traumatica. Ero in una vasca da bagno, completamente nuda e morta. Non c’era nulla di sensuale o di ambiguo, era una scena asettica. Però, avevo vent’anni, e la vissi malissimo, anche se poi mi ha reso più forte. Poco dopo arrivò Un posto al sole. un ruolo importante, un anno di lavoro. Poi però decisi di andarmene senza avere nient’altro ad aspettarmi. Facevo la pendolare tra Roma e Napoli. Ma soprattutto avevo bisogno di muovermi, di andare oltre. Una delle più grandi delusioni della mia carriera, invece, è stata non essere stata candidata ai David per Suburra. Poi, col tempo, ho capito che premi e candidature contano, ma non bisogna lasciare che definiscano il proprio valore. Oggi, guardandomi indietro, vedo quasi vent’anni di lavoro. Ho fatto talmente tante cose che forse sono diventata più lucida. Ora so che ciò che resta è il viaggio, le persone incontrate. Da questo nuovo film porto a casa una bellissima amicizia con Marco D’Amore».

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In questo anno così intenso si è concessa un regalo?

«No. Mi sento fortunata ma, non è facile dirlo senza sembrare retorici, sento quello che sta succedendo nel mondo. Faccio fatica a stare bene, ad essere felice fino in fondo. Ho molta sfiducia nel genere umano. Mi dispiace soprattutto per mio figlio. Mi concedo la speranza che possa vivere in un mondo un po’ più giusto del nostro. Ma la vedo dura».

L’Italia è rimasta fuori dai Mondiali. Per chi tiferà?

«Amo gli argentini e sono legata anche alla Norvegia: ho fatto incontri straordinari. Ho poca fiducia nei potenti del mondo, ma spero ancora, perché ho conosciuto tante persone che riescono ancora a farmi ricredere sull’umanità».

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