Spettacoli

Matteo Paolillo: “Voglio ricordare agli uomini quanto è bello essere gentili”

Matteo Paolillo: “Voglio ricordare agli uomini quanto è bello essere gentili”

L’attore ospite al Filming Italy Sardegna si racconta tra musica, cinema e nuovi progetti

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Matteo Paolillo sale sul palco del Filming Italy Sardegna e dice una cosa non scontata sul maschile e femminile: “Quando mi si fa notare che sono una persona sensibile, si aggiunge spesso che mostro molto il mio lato femminile. E volevo capire perché questo fatto, cioè perché la vulnerabilità e il lato sensibile debbano essere considerati femminili. Voglio dedicare questo premio a tutte le persone che hanno il coraggio di riscrivere cosa significa essere uomo e cosa significa essere donna, cosa significa essere maschio e cosa significa essere femmina. A tutti quelli che hanno il coraggio di abbracciare questo cambiamento. Soprattutto volevo dire agli uomini che è bello essere uomini gentili. E mi mi piace l’idea di essere un uomo gentile”.

A margine della cerimonia, l’attore, ospite della rassegna, ripercorre la sua carriera e le sue passioni, dal mare di Salerno alle onde del surf, dalla scrittura delle canzoni alla voglia di costruire una carriera internazionale. parla delle sue radici, del rapporto con la musica, del lavoro in Spagna e del desiderio di non restare imprigionato in un solo personaggio. “Ogni successo ti apre delle porte e te ne chiude altre”, osserva. “Io mi sento un attore versatile e non vedo l’ora di dimostrarlo”.

Su un’isola, inevitabilmente, il discorso parte dal mare. Per Paolillo non è soltanto un paesaggio, ma un elemento identitario che continua a richiamarlo alle sue origini. Nato e cresciuto a Salerno, confessa che vivere a Roma gli fa sentire spesso la mancanza dell’acqua, tanto da cercarla ogni volta che può, tra il lago e il litorale. Da qualche tempo ha scoperto anche il surf, un’esperienza che descrive quasi come una forma di dialogo con la natura. “Quando surfi ti rendi conto di come il tuo corpo si connette con la forza del mare, la tua forza con quella del mare. È una sensazione veramente molto piacevole”.

Lo sguardo, però, è già rivolto oltre i confini italiani. La star di Mare fuori parla correntemente spagnolo, ha un’agenzia sia in Spagna sia a Londra e considera il lavoro internazionale una tappa naturale della sua crescita. Quest’anno ha girato un film in Spagna, Idoli, ambientato nel mondo delle corse, esperienza che ricorda con entusiasmo. “Mi è piaciuto lavorare con una troupe spagnola. Ho trovato grande serietà, professionalità, ma anche un ambiente sereno, sorridente. Si divertono, però allo stesso tempo sono estremamente professionali. Il cinema spagnolo sta crescendo tantissimo. Credo che ci sia una nuova generazione di autori che racconta molto bene il presente. Non penso sia soltanto una questione di lingua, ma proprio di sguardo sul mondo”.

Quando si tratta di scegliere un progetto, il criterio resta soprattutto emotivo. Più che il genere o il ruolo, conta la capacità di una storia di sorprenderlo. “Sono abituato a empatizzare con quello che leggo. Se una sceneggiatura mi emoziona, anche quando racconta qualcosa di molto lontano da me o che non comprendo fino in fondo, allora probabilmente mi emozionerà anche interpretarla”. Questo atteggiamento gli ha permesso di affrontare anche personaggi molto oscuri senza fermarsi al giudizio morale. ”l lavoro sul personaggio mi ha permesso di indagare tutta una parte oscura che nasce quando si cresce nell’odio, nella mancanza, nella repressione dei sentimenti, nella solitudine. Alla fine il male non nasce dal nulla”.

La musica è un altro compagno di viaggio importante nella sua vita e nella sua arte, fin da quando faceva freestyle e scriveva le sue prime canzoni. Anche il nome d’arte scelto allora e abbandonato negli anni, Icaro, racchiude una precisa idea del successo.:“Trovo che il mito di Icaro sia attualissimo. Oggi si pensa moltissimo alla meta e molto poco al percorso. Si vuole arrivare subito, senza sacrificio, senza studio, senza sofferenza. Icaro vola troppo in fretta verso il sole e finisce male. È un rischio molto contemporaneo”.

La scrittura, racconta, resta il centro di tutto. "Più che cantare mi è sempre piaciuto scrivere. Le canzoni sono un modo di fare poesia nell’epoca contemporanea. Quando voglio sintetizzare la bellezza scrivo una canzone, quando invece ho bisogno di argomentare scrivo altro. In un cassetto, però, sono rimaste centinaia di canzoni. “Ne avrò scritte cinquecento. Quelle uscite sono quelle che richiedeva il mercato, ma io continuo a scrivere sempre”. E difende con convinzione il diritto di un artista a lasciare inedite alcune opere: “Non sono d’accordo con chi pubblica gli scarti degli artisti dopo la loro morte. Se un artista ha deciso di non pubblicare qualcosa, ci sarà un motivo”.

Tra i prossimi lavori c’è anche il progetto dedicato a Gigi D’Alessio, Solo se canti tu di Luca Miniero, del quale preferisce non anticipare molto. “Abbiamo finito le riprese. È stato un lavoro molto bello, molto profondo. Non vedo l’ora di mostrarlo e di poterne parlare”.Infine il tema più delicato: il rapporto con un successo così forte da rischiare di trasformarsi in etichetta. Paolillo non nasconde le difficoltà ma nemmeno le vive come un peso. “Ogni successo ti apre delle porte e te ne chiude altre. È molto facile pensare che io sia bravo soltanto a fare quel tipo di personaggio. Io invece sono consapevole di essere un attore che ha studiato, che può fare tante cose diverse. Mi sento un attore versatile e non vedo l’ora di dimostrarlo. Certo, investire su qualcosa di nuovo è sempre un rischio e quindi è naturale che un produttore scelga spesso la strada più facile. È un meccanismo che capisco, ma il mio obiettivo resta continuare a sorprendermi e sorprendere il pubblico”.

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