Spettacoli

Roberto Andò: “Amo raccontare le nevrosi della politica. Ma il prossimo film sarà al femminile”

Roberto Andò: “Amo raccontare le nevrosi della politica. Ma il prossimo film sarà al femminile”

Il cineasta ospite al Filming Italy Sardegna parla di cinema e impegno: “Rispetto Wenders e De Gregori ma un’artista deve esporsi”

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La conversazione con Roberto Andò prende spunto dall’appello scherzoso che dal palco dei Nastri d’argento, teatro Argentina, i vincitori alla parti Toni Servillo e Valerio Mastandrea hanno lanciato al regista per un sequel di Viva la libertà, il film del 2013 raccontava di un leader politico in crisi che scompariva, Servillo e veniva sostituito dal fratello gemello, uno scambio organizzato dal fidato collaboratore Mastandrea. E’ l’occasione per una conversazione tra cinema e politica con il regista ospite del Filming Italy Sardegna.

Sul sequel di Viva la libertà, Andò racconta che Mastandrea gli chiede da tempo di tornare su quel film e rivela di aver anche scritto, anni fa, una serie politica rimasta nel cassetto: “Su sollecitazione di Tinny Andreatta, scrissi insieme ad Angelo Pasquini una sceneggiatura sulla politica. Non si è mai realizzata perché sembrava possibile farla in un certo momento, poi le condizioni cambiarono e in Rai è molto complicato produrre una serie sulla politica. Era però un progetto molto interessante e c’era un personaggio ispirato proprio a quello interpretato da Valerio Mastandrea in Viva la libertà: un uomo disincantato ma ancora appassionato, che continua a lavorare per gli altri. Questa cosa la prendo come un gesto affettuoso da parte di Toni e di Valerio, che da tanto tempo mi dicono di tornare su quel tema. A me, però, non piace l’idea di rifare la stessa cosa o di farne un seguito. Chissà, magari potrebbe nascere qualcosa di completamente diverso”.

(ansa)

Torna, Andò, sul significato di quel film e sul modo in cui oggi guarderebbe ancora alla politica. “Quel film raccontava la politica come una nevrosi. La raccontava in un momento in cui c’era un blocco nevrotico fortissimo nella sinistra e sembrava un’impasse insuperabile. In realtà quell’impasse non è mai stata davvero superata. Se uno ci pensa bene, anche Marco Bellocchio ha raccontato la politica come una nevrosi. Penso alla serie su Aldo Moro: il personaggio di Francesco Cossiga è quasi un caso psicopatologico. Da questo punto di vista credo che oggi sarebbe ancora un approccio sensato”.

Riflettendo su come sia cambiata la politica italiana e su ciò che oggi annota idealmente sul suo taccuino, il regista non nasconde il proprio pessimismo: “Secondo me è peggiorata. Penso, per esempio, ai segretari del Partito Democratico. Pier Luigi Bersani era considerato un bersaglio facile, sembrava che non si muovesse mai nulla. Oggi Bersani viene quasi visto come un padre della patria, perché ho l’impressione che quel blocco nevrotico sia diventato ancora più grave. La sinistra continua a stare sospesa tra Schlein e Conte in un modo che, secondo me, è perdente. Questa competizione per la supremazia non può essere giocata così. Sembra quasi un gioco al massacro. Per questo oggi c’è poco da divertirsi”.

Secondo Andò è anche per questo che oggi il cinema preferisce spesso guardare al passato piuttosto che affrontare direttamente l’attualità. “Naturalmente, nel governo ci sono personaggi che fanno sorridere abbastanza. Ma proprio per questo, forse, il cinema oggi preferisce raccontare il passato piuttosto che l’attualità. Quando scegli un episodio storico, in realtà stai parlando del presente. Io l’ho fatto con L’abbaglio: attraverso quella storia volevo raccontare una profonda disillusione nei confronti di certi ideali. Quando il presente è difficile da leggere, oppure è troppo grottesco, può diventare più efficace scegliere un episodio del passato per raccontare quello che stiamo vivendo oggi”-

Sul dibattito aperto da Wim Wenders e Francesco De Gregori, secondo cui gli artisti dovrebbero evitare di intervenire sulla politica, Andò dice di rispettarne le posizioni ma di non condividerle. “Sono due figure che amo moltissimo. Rispetto questa posizione. Francamente, però, non la penso così. Credo che, quando un artista interviene in maniera autorevole e sensata su certi temi, offra un contributo, per quello che può, come cittadino. Non come sacerdote di qualche verità assoluta, ma come cittadino. Ci sono momenti nei quali si sente il bisogno di uscire da un certo riserbo. Per questo io non farei una dichiarazione di quel tipo”.

Affrontando il tema delle divisioni che attraversano il Paese, spiega che “ci sono due problemi diversi. A destra sta montando, e ormai da tempo, quella che definirei una “marea nera”. Non è soltanto un fenomeno italiano. Vannacci rappresenta questo fenomeno. Ci sono pulsioni fasciste che purtroppo hanno trovato un terreno fertile nel risentimento. Sono temi che la sinistra ha in parte trascurato e questo ha permesso alla destra di intercettare quel risentimento. Prima lo ha interpretato Giorgia Meloni, oggi arriva Vannacci e probabilmente troverà uno spazio importante. A sinistra, invece, c’è questo gusto della divisione che è profondamente suicida. È l’idea del “decido io chi è meritevole”, “decido io chi ha il diritto di rappresentare la sinistra”. È un atteggiamento autodistruttivo. Si possono avere tutte le riserve possibili su Matteo Renzi, sul Jobs Act e su altre scelte politiche, ma in questo momento la cosa più importante sarebbe costruire un fronte comune, con un programma chiaro, riconoscibile, realmente di sinistra e capace di interpretare il malessere sociale. Perché una parte enorme dell’elettorato a cui la sinistra dovrebbe guardare è costituita da chi oggi non vota più. È lì il bacino più importante”.

Riflettendo sul rispetto delle regole e sui continui tentativi di modificare gli equilibri istituzionali, anche in relazione alla riforma elettorale, Andò osserva: “Sì, è qualcosa che va contro lo spirito della Costituzione. Tutti parlano della Costituzione, ma poi bisognerebbe trovare un modo per condividere davvero ciò che rappresenta. Questo aspetto civile della politica è praticamente scomparso. Oggi è impossibile assistere a un confronto duro ma civile. Ci si insulta continuamente. Manca il retroterra culturale perché questo possa accadere. È un dato di fatto, dovuto a tante sciagure che ci sono piombate addosso, non ultima un certo uso dei media. Se guardiamo la discussione politica di oggi, vediamo che è quasi impossibile ricondurla a un confronto fondato sul senso delle istituzioni. E questo dovrebbe valere soprattutto in Parlamento, che dovrebbe essere il primo a difendere lo spirito della Costituzione”.

Il regista anticipa anche il suo prossimo progetto. “Ho un film che inizierò a girare a marzo, sarà completamente al femminile.” Spiegando perché abbia sentito il bisogno di realizzare un film tutto al femminile, Andò allarga il discorso all’identità e al rapporto tra maschile e femminile, partendo dalla frase di Matteo Paolillo “Quando mi dicono che sono sensibile aggiungono che ho un animo femminile: ma perché emotività e fragilità devono essere considerati tratti femminili? Dedico questo premio a chi al il coraggio di riscrivere cosa significhi uomo e donna”. “Concordo e mi piace questa frase. In fondo sappiamo benissimo che l’essere umano è polimorfo. Ce l’ha spiegato Freud, ce l’ha spiegato Jung e, ancora prima, Platone. Ognuno di noi possiede una componente femminile e una componente maschile. Jung parlava di anima e animus. Freud descriveva una natura polimorfa. Questa è la natura umana. Poi arriva Vannacci e sostiene che non sia così. Ma purtroppo, o per fortuna, è così. Mi è sembrato un pensiero interessante, perché oggi sentiamo il bisogno di ribadire cose che dovrebbero essere scontate. Spiegando perché questi temi siano entrati nel suo cinema, conclude: “Sì, perché fanno parte di me. Negli ultimi film mi sono accorto di non poter raccontare figure femminili, perché avevo costruito storie quasi esclusivamente maschili. Questa volta sentivo il bisogno di farlo”.

Parlando del futuro e delle grandi trasformazioni legate al digitale e all’intelligenza artificiale, Andò ammette di guardare ai cambiamenti con pessimismo. “Da certe trasformazioni non si torna indietro. Tutti i tentativi di governare questi fenomeni sul piano giuridico sono finora falliti. Il dato di fatto è che, antropologicamente, l’uomo è già cambiato. L’intelligenza artificiale è uno straordinario strumento, potrà avere applicazioni importantissime, ma il problema è un altro: manca il pensiero che dovrebbe anticipare i rischi che può produrre”.

Chiamato a indicare i film recenti che lo hanno colpito Andò cita innanzitutto Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson “È il film di un grande regista che costruisce tutto il racconto intorno a un tema cruciale, quello della resistenza. Mi ha appassionato molto e ha interpreti straordinari. Mi è piaciuto moltissimo anche L’agente segreto, il film brasiliano. Mi è sembrato un film di grande potenza, sia narrativa sia visiva”. Tra i titoli italiani, invece, sceglie senza esitazioni La grazia. “Mi sembra un film molto bello, originale, come sempre accade con Paolo Sorrentino. Ci sono un grandissimo attore e una bravissima attrice”.

Riflettendo sul cinema italiano contemporaneo, Andò osserva come negli ultimi anni sia mancato un racconto della borghesia: “Negli ultimi anni ha dominato soprattutto un cinema delle periferie, delle borgate romane, di certi contesti sociali. Dov’è invece quel cinema che raccontava la borghesia, come facevano Antonioni o Bertolucci”.

Ripensando alla lunga collaborazione con Toni Servillo, loda "la sua capacità di abitare uno stato mentale. Se vuoi raccontare al cinema uno stato mentale, Toni Servillo è il tuo uomo: riesce a farti sentire il rovello, il dubbio, l’indecisione, quel continuo interrogarsi”. Un elogio arriva anche per Ficarra e Picone, co-protagonisti de L’abbaglio. “I grandi comici sono grandi attori, senza bisogno di aggiungere altro. Sapevo che potevano suonare registri diversi, più sfumati, più profondi, meno legati alla comicità pura. Lo hanno dimostrato. Sono felice che abbiano ricevuto questo riconoscimento, perché per loro è stato un percorso importante”. Dopo La Stranezza e L’Abbaglio, c’è la possibilità di un terzo capitolo con il terzetto? “Vediamo. Io, in realtà, ho sempre voglia di continuare a raccontare storie”.

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