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Lillo: “Peppino Di Capri? Sul set era lui che prendeva in giro me e Greg”

Lillo: “Peppino Di Capri? Sul set era lui che prendeva in giro me e Greg”

Intervista all’attore con cui il cantautore morto oggi ha girato “Natale col boss”, tra ricordi e aneddoti

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Lillo Petrolo ricorda Peppino Di Capri, con cui ha lavorato in Natale col boss, commedia degli equivoci in cui un potente criminale si fa una plastica facciale per diventare come Leonardo DiCaprio ma il chirurgo si sbaglia e lo trasforma in Peppino Di Capri.

Un incontro nato dalla passione sua e di Greg per la musica degli anni Cinquanta e Sessanta.

“Io amo di Peppino Di Capri tutto il periodo twist, come lo chiamo io, quindi tutte quelle canzoni che faceva proprio agli inizi, quando era giovanissimo. Quel tipo di musica ritmata che veniva dalla musica americana e dal rock and roll. Aveva un modo di cantare un po’ nasale, con quella grinta e quella sua personalità che a me e a Greg hanno sempre fatto impazzire. Era un personaggio musicalmente molto, molto interessante. A parte la sua versione di Speedy Gonzales, che era stupenda, direi anche Saint-Tropez Twist. Con questi due titoli ho specificato il periodo che abbiamo amato di più. In quel periodo aveva un grande ritmo nella voce, un ritmo perfetto per il rock and roll. Cantava il twist e il rock and roll in un modo fantastico. Questo lo dico da grande appassionato di rock and roll. Poi, per carità, Roberta, Champagne e tutto quel periodo di canzoni che lo hanno reso veramente famoso. Però noi lo abbiamo scoperto con Peppino Di Capri e i suoi Rockers. Era un gruppo fantastico, il periodo in cui faceva quelle canzoni un po’ rock and roll e un po’ twist. Amo tutto di lui, anche il Peppino delle canzoni più famose, quello più sognatore, più fumoso, più da night club, ripeto, nel senso buono del termine”.

Vi siete conosciuti in Natale col boss.

“Che è uno dei miei film preferiti tra quelli che ho fatto con Greg. Ho il ricordo di una persona solare, esattamente come quello che trasmetteva con la sua musica. È uno di quei pochi artisti che nella vita sono quello che trasmettono con la loro arte: leggerezza. E poi era un uomo veramente molto umano. Io sono stato felice di fare il film con lui perché ero un suo fan. E’ rimasto un mito perché è sempre stato coerente nella sua carriera: un personaggio artisticamente molto forte, ma anche una bella persona”.

Come nacque l’idea di coinvolgerlo?

“Innanzitutto, nasce dal gioco di parole: Peppino Di Capri, Leonardo Di Caprio. Da lì ci siamo immaginati tutto quello che poi è diventato la storia del film. All’inizio era proprio il gioco di parole, poi però ci siamo detti: cavolo, questa è l’occasione per far lavorare con noi questo mito assoluto, questo cantante che ci piace da morire. Magari accetta di interpretare il ruolo del boss che diventa Peppino Di Capri invece che Leonardo Di Caprio. Senza neanche sperarci troppo, perché ci siamo detti: magari non lo farà, non è un attore. Invece lui ha accettato con entusiasmo, era contentissimo della storia e si è rivelato un attore straordinario. Tra l’altro è stato anche candidato ai Nastri d’Argento”.

Come è stato conoscerlo sul set?

“Era un uomo con un grande senso dell’umorismo. Le racconto un aneddoto che fa capire quanto amava il pubblico e quanto ci teneva. Noi giriamo una scena del film in cui lui deve cantare, ma non è più Peppino Di Capri: è il boss che ha avuto la plastica. C’erano i figuranti e lui doveva cantare da boss, quindi stonato. Era stato costretto a cantare stonato per la sceneggiatura. Finito di cantare, è andato a chiedere scusa a tutti i figuranti dicendo: “No, vi giuro, io non canto così, canto bene, canto ancora bene, vi chiedo scusa”. E loro rispondevano: ‘Sì, ma lo sappiamo, è un film’. Però lui ha dovuto chiedere scusa, uno per uno, a tutte le persone presenti, perché aveva cantato in quel modo, nonostante facesse parte della sceneggiatura. E poi a ogni ciak veniva d noi: “Come sono stato? Ho fatto schifo, vero?”. Era molto insicuro e ci chiedeva sempre se fossimo soddisfatti. In realtà lo eravamo sempre, perché faceva sempre bene, faceva sempre la cosa giusta. Era molto bravo. Non gli dicevamo che era andato bene per rispetto: era vero”.

Aveva senso dell’umorismo?

“Moltissimo. Un giorno ci ha fatto prendere un colpo perché, per fare una scena d’azione, è caduto a terra ed è rimasto bloccato, fermo. Abbiamo pensato che si fosse fatto molto male. Appena ci siamo avvicinati si è alzato e ci ha fatto una linguaccia. Aveva fatto finta di essersi fatto molto male. Era veramente molto spiritoso”.

E poi la versione nei titoli di coda di Champagne con Gué Pequeno.

“Quella è stata una grande idea, perché ha rilanciato anche Champagne in una nuova versione. Dopo quel film Peppino ha avuto un sacco di consensi anche come attore, è stato molto apprezzato, e sono usciti tanti articoli che parlavano di lui.. Musicalmente era ormai diventato un mostro sacro. Aveva raggiunto quel livello artistico per cui era Peppino Di Capri, punto. Era amato per le sue canzoni e per quello che era. Quello che gli ha fatto piacere è stato proprio essere notato come attore, perché era una cosa a cui teneva. Era felicissimo quando ha visto il film finito”.

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