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Angela Finocchiaro: “Michela Murgia è ancora un faro. La nostra forza è non soccombere”

Angela Finocchiaro

 

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L'attrice è al cinema con “Election Day”: “Le donne si sono conquistate ogni spazio, ma c'è ancora molto da fare”. Il set con Nanni Moretti, l'amicizia con Maria Amelia Monti e il sogno di un film insieme
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ROMA – Nel giorno delle elezioni, con in ballo la prospettiva di diventare ministra, Angela Finocchiaro scopre che la vera opposizione non è in Parlamento ma in salotto, al telefono, sui social e nella propria famiglia allargata. In Election Day, la commedia di Giorgio Amato (in sala con Medusa), è una leader progressista travolta da una nottata in cui privato e pubblico vanno fuori controllo. Con lei abbiamo parlato di politica, comicità, cinema, amicizie, incontri decisivi e sogni ancora da realizzare.

Perché ha scelto Election Day?

“La sceneggiatura ha una meccanica da orologio: complicazioni e paradossi si sovrappongono e mettono di continuo i personaggi in difficoltà. E poi mi piaceva il tema di fondo. Sembrano un po’ canne al vento, tenute in piedi soltanto dal consenso, dalla ricerca spasmodica dell’approvazione. Tutto ruota intorno a un piccolo orto personale e a una visione che all’inizio sembra lungimirante, ma poi si rivela mediocre, limitata”.

La sua leader politica prova …

ROMA – Nel giorno delle elezioni, con in ballo la prospettiva di diventare ministra, Angela Finocchiaro scopre che la vera opposizione non è in Parlamento ma in salotto, al telefono, sui social e nella propria famiglia allargata. In Election Day, la commedia di Giorgio Amato (in sala con Medusa), è una leader progressista travolta da una nottata in cui privato e pubblico vanno fuori controllo. Con lei abbiamo parlato di politica, comicità, cinema, amicizie, incontri decisivi e sogni ancora da realizzare.

Perché ha scelto Election Day?

“La sceneggiatura ha una meccanica da orologio: complicazioni e paradossi si sovrappongono e mettono di continuo i personaggi in difficoltà. E poi mi piaceva il tema di fondo. Sembrano un po’ canne al vento, tenute in piedi soltanto dal consenso, dalla ricerca spasmodica dell’approvazione. Tutto ruota intorno a un piccolo orto personale e a una visione che all’inizio sembra lungimirante, ma poi si rivela mediocre, limitata”.

La sua leader politica prova a non farsi divorare dalla macchina della comunicazione.

“Sì, è un personaggio ricalcitrante, ma anche sovrastato da quello che le succede. Forse, alla fine, potrebbe anche mandarli tutti a quel paese. Invece viene travolta da questa follia. Cerca di preservare la figlia, ma poi dice: ‘Lo faccio per lei… ma non so neanche se vinceremo le elezioni’. È sempre un po’ da una parte e un po’ dall’altra. Non la vedo come un’eroina. Non mi sembra un personaggio così centrato”.

Oggi in politica ci sono più figure femminili: Giorgia Meloni, Elly Schlein, Silvia Salis.

“La politica è un lavoro così complesso che è difficile capire dove finisca ciò in cui credi e dove cominci il compromesso. Non so se si possa essere davvero duri e puri. Però, in questo momento, la sindaca di Genova per me è il massimo. Sono una sua fan. Mi sembra una persona senza una minima increspatura, la vedo dritta al punto”.

Le donne leader subiscono spesso attacchi sessisti che gli uomini non ricevono.

“Sì. E su questo continuo ad ascoltare Michela Murgia, che mi dispiace molto avere perso, ma che per fortuna possiamo ancora ascoltare attraverso quello che ci ha lasciato. Per me è un faro perché ha saputo smontare con lucidità il linguaggio del potere e della violenza sulle donne. Raccontava di essere stata attaccata brutalmente anche sul piano fisico. Le hanno detto cose di una pesantezza incredibile. Eppure, rispondeva: ‘Io mi guardo allo specchio e mi piaccio’. Questa è una frase rivoluzionaria. Se riuscissimo tutte a non soccombere sarebbe importante, perché certi attacchi ti lavorano dentro. Magari reagisci subito, ma poi diventano un tarlo che continua a rosicchiarti. Riuscire a non lasciarsi distruggere avrebbe anche un impatto politico forte. In questo senso la nostra sindaca di Genova è incredibile, perché non ne lascia passare una”.

Lei ha dovuto aspettare di trovare ruoli da protagonista al cinema.

“Sì, però mi dispiace entrare nella lamentela. Ci sono dati di fatto. La differenza di salario, per esempio: quella non è un piagnisteo. Così come non lo è il fatto che esistono meno ruoli per le donne. Sono cose concrete. Questa disparità è come se io andassi a fare la spesa e la mia spesa costasse un terzo in più di quella di un uomo. Ci dicono: ‘Ormai avete ottenuto tanto’. Va benissimo, ma quello che abbiamo ottenuto non è stato un favore. Ce lo siamo conquistato. E c’è ancora parecchio da fare”.

Il rapporto con i social? I suoi video con Maria Amelia Monti sono piccoli numeri comici.

“Io vivo i social in maniera un po’ stropicciata, spettinata. Li uso quando c’è qualcosa che sento e che ho voglia di sostenere. Con Maria Amelia è tutto spontaneo. Se ci vediamo ci diciamo: “Dai, facciamo una cosa”. In realtà quei video sono quasi una celebrazione della nostra amicizia. Negli anni abbiamo condiviso tanto, compresi attacchi di riso incontenibili. Ormai basta guardarci. E viaggiamo. So che lei diventa insopportabile quando arriva l’ora di mangiare. È come una bambina: se non mangia subito è ingestibile. Fa delle scenate per cui uno avrebbe voglia di buttarla giù dalla macchina. Io sono più musona, più pesante. Lei invece porta il buonumore con sé”.

Negli anni ha avuto anche grandi ruoli drammatici.

“Sì, e sono felice quando un regista mi mette in difficoltà e mi affida qualcosa di diverso. Navigare fuori dalla zona di sicurezza. I film per cui ho vinto il David sono La bestia nel cuore e Mio fratello è figlio unico. Poi c’è stato Educazione fisica, di Stefano Cipani, un film duro e profondo. E poi ho lavorato con Nanni Moretti. Di quel lavoro non voglio raccontare troppo, ma è stato un incontro importante anche sul piano umano. È stato affettuoso, protettivo. Lavorare con qualcuno che non ti lascia mai sola è raro. Lui è lì, vicinissimo a te, vive la scena insieme a te. Lo senti: sta attraversando quel momento insieme all’attore. Un rapporto così non l’avevo mai avuto”.

Sul set di Bentornati al Sud ha ritrovato Claudio Bisio e Alessandro Siani. Ci sarà anche la “mamma”?

“No, purtroppo no, ma sono riuscita a ottenere che ci sia una sua foto nella nostra casa. Me l’hanno mandata ed è perfetta, perché sembra proprio che io li guardi con un’aria un po’ incarognita. Guardi, io quel film lo ringrazierò sempre. È difficile che il cinema ti regali un personaggio così”.

Com’è stato ritrovare Castellabate?

“È stato come essere i Rolling Stones. C’è stato un abbraccio incredibile. Con tutta la gente in vacanza è quasi impossibile fare due passi senza che qualcuno ti chieda una fotografia. Ma la cosa che colpisce di più è l’affetto. Tutto il paese si è messo a disposizione della produzione. Sembrava di tornare a casa. Certo, il posto è cambiato: ci sono più ristoranti, più turismo. Però l’affetto è rimasto identico. Ed è stato bello ritrovare quei due disgraziati. Siani per il soggetto è partito da questa suggestione: esiste sempre un Nord per tutti, in cui possiamo sentirci guardati con sufficienza o pregiudizio”.

Ha fatto molti provini agli inizi?

“Quasi nessuno. Ho iniziato facendo teatro e il cinema è arrivato dopo, grazie a Maurizio Nichetti, che già mi conosceva. Il teatro è sempre stato il mio mondo: Quelli di Grock, il Teatro del Sole, gli spettacoli nelle scuole, poi una nostra compagnia. Parlo della seconda metà degli anni Settanta, quando c’era un fermento culturale straordinario. Esisteva un circuito di piccoli teatri che permetteva alle compagnie giovani di lavorare. Guadagnavamo poco, ma chi se ne importava. Poi sono arrivati la televisione, La tv delle ragazze e tutto il resto, perché qualcuno aveva visto quello che facevo. Credo di aver fatto un solo provino andato malissimo: non ero capace. È una cosa che bisogna imparare. Con Nanni Moretti, però, il provino l’ho fatto. E ho fatto chilometri a piedi prima di arrivare da lui quel giorno, ero così emozionata che avevo bisogno di camminare. E pure al ritorno, per metabolizzare l’incontro. Ma è stato praticamente l’unico”.

Nichetti racconta che quando vi siete conosciuti lei faceva esercizi drammatici alla scuola di teatro, ma tutti ridevano.

“In realtà io non sapevo nemmeno che cosa volessi fare. Avevo diciotto anni, ero in uno di quei periodi un po’ tormentati. Dipingevo perfino quadri angoscianti, senza occhi, quando li portai a far vedere a qualcuno, per poco non svenne. Ricordo un’improvvisazione in cui, piano piano, partivo in piedi e scendevo fino a finire dentro una tomba. Non credo nemmeno che volessi fare il dramma, ero così. Mio padre, quando ero piccola, mi diceva che avevo ‘la faccia di gomma’, ma da bambina non capisci davvero che cosa significhi. Nichetti mi fece capire che quella era una mia caratteristica”.

Quanto è stato importante?

“Tanto. Abbiamo fatto molte cose insieme: Volere volare, che ancora oggi adoro, poi Splash e altri lavori. È stata una stagione decisiva. Lui, in qualche modo, è sempre stato una specie di zio per i miei figli. Mi propose una serie di piccole strisce per la Rai, con una mamma e tre figli, e mi disse: ‘Porta i tuoi bambini’. Io non volevo: sapevo che cosa significa per dei ragazzini lavorare su un set. Lui insistette tanto che alla fine mi convinse. Loro erano piccolissimi, si sono divertiti da morire e oggi conservano un ricordo meraviglioso”.

La comicità, quindi, è stata una scoperta?

“Sì, e ci ho lavorato molto, soprattutto in teatro. Per me la risata è una forma di comunione. Quando la gente ride insieme succede qualcosa di umano, profondo. È un legame. La risata nasce da qualcosa di intimo. Non vive soltanto nelle battute. Vive nel modo di guardare il mondo, di affrontare la vita, di mettere un po’ di ironia dentro un quotidiano che spesso ci affanna in modo lugubre. Oggi non sono tempi facili per l’ironia. Sono anni duri. Però bisognerebbe riuscire almeno, nella vita di tutti i giorni, a risollevarsi un po’”.

Un sogno da realizzare?

“Il più grande è riuscire a fare pace con l’idea di invecchiare. Vorrei arrivare alla fine in pace. Anche se, guardi, basta che lo dica e già mi si chiude lo stomaco. Dal punto di vista del lavoro, invece, mi piacerebbe fare un film con Maria Amelia Monti, trovare l’idea giusta per raccontare un’amicizia. Ecco, questo sì”.

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