Salina (Messina)– Al SalinaDocFest abbiamo incontrato Milo Manara, autore di Odissea (Feltrinelli Comics), la sua rilettura del poema affidata allo sguardo di Telemaco, e autore anche dell’immagine ufficiale della ventesima edizione del festival. Con lui abbiamo parlato del significato più profondo del viaggio di Ulisse, delle polemiche sul film Odissea di Christopher Nolan, da domani in sala con Universal, e di un’opera che, dopo quasi tremila anni, continua a parlare al presente.
Nolan riporta l’Odissea al cinema. Che effetto le fa?
“Sono contento. Ogni volta che Ulisse riemerge vuol dire che quel personaggio ha ancora qualcosa da dirci. Succede continuamente. È successo con James Joyce, il cui Ulisse racconta una sola giornata della vita di Leopold Bloom mettendola in relazione con il viaggio di Omero. L’ultimo capitolo è dedicato a Molly Bloom, è un flusso di coscienza scritto senza punteggiatura, e attraverso di le…
Salina (Messina)– Al SalinaDocFest abbiamo incontrato Milo Manara, autore di Odissea (Feltrinelli Comics), la sua rilettura del poema affidata allo sguardo di Telemaco, e autore anche dell’immagine ufficiale della ventesima edizione del festival. Con lui abbiamo parlato del significato più profondo del viaggio di Ulisse, delle polemiche sul film Odissea di Christopher Nolan, da domani in sala con Universal, e di un’opera che, dopo quasi tremila anni, continua a parlare al presente.
Nolan riporta l’Odissea al cinema. Che effetto le fa?
“Sono contento. Ogni volta che Ulisse riemerge vuol dire che quel personaggio ha ancora qualcosa da dirci. Succede continuamente. È successo con James Joyce, il cui Ulisse racconta una sola giornata della vita di Leopold Bloom mettendola in relazione con il viaggio di Omero. L’ultimo capitolo è dedicato a Molly Bloom, è un flusso di coscienza scritto senza punteggiatura, e attraverso di lei Joyce racconta magnificamente anche la condizione della donna, il suo senso di frustrazione, di rivalsa, di rancore. Potremmo parlare anche di Kubrick e di 2001: Odissea nello spazio. Ulisse riaffiora continuamente, quasi carsicamente. Se oggi Christopher Nolan lo riporta ancora una volta al centro dell’immaginario, per me è soltanto una festa”.
Perché, secondo lei, l’Odissea continua a parlarci dopo quasi tremila anni?
“Perché non è soltanto un racconto d’avventura. Faccio due esempi che, secondo me, spiegano tutto. Ulisse ha la necessità di interrogare l’indovino Tiresia per sapere quale rotta seguire per tornare a Itaca. Tiresia nel frattempo è morto e quindi deve scendere nell’Ade. Lì incontra anche sua madre. Lui l’aveva lasciata viva quando era partito e scopre invece che è morta. È un momento di agnizione veramente struggente, anche perché è morta di dolore per la sua assenza. Ma c’è un episodio che mi colpisce ancora di più. Vede arrivare Achille. Achille con tutti i suoi pennacchi, nella sua immagine più iconica: il prototipo del guerriero, la guerra stessa fatta persona. Però lo vede corrucciato, intristito. E allora gli chiede: “Perché hai questa espressione? Tu sei il re di questo mondo”. E Achille gli risponde una delle frasi più straordinarie che siano mai state scritte: “Preferirei essere il servo dell’ultimo dei porcai, ma vivo, piuttosto che essere il re di questo mondo di morti”. Se scolpissimo questa frase in tutte le caserme, le guerre dovrebbero finire all’istante. Non c’è niente di superiore alla vita. È la contraddizione esatta della mentalità guerrafondaia, della mentalità violenta che impone il proprio volere con la forza. Se davvero considerassimo sacra la vita, nessun interesse potrebbe giustificare una guerra”.
Christopher Nolan è stato accusato di “tradire” Omero: per il casting, per alcune scelte narrative, perfino per la lingua. Che cosa significa davvero tradire l’Odissea?
“Tradire l’Odissea vorrebbe dire negarne i contenuti. Vorrebbe dire relegarla a un semplice racconto di avventura. Questo sarebbe il tradimento principale. Io, per esempio, ho voluto mettere al centro Telemaco perché mi era stato chiesto di realizzare un cartone animato per ragazzi. Non volevo fare un’operazione tipo Troy, con Brad Pitt, gli eroi che combattono e il fascino della guerra. Mi interessava attirare l’attenzione sui contenuti filosofici ed etici dell’Odissea. Mi interessava spogliarla un po’ dell’aspetto bellico e farla vivere attraverso un ragazzo che non ha mai conosciuto suo padre e vuole capire chi sia stato davvero Ulisse in quei vent’anni di assenza. Ho inventato uno stratagemma narrativo, un gioco. Non sento di dover chiedere perdono a Omero. Ogni autore filtra l’Odissea attraverso la propria visione. Il tradimento non è usare la lingua inglese, non è spostare lo sguardo, non sono gli elmi o i costumi. L’unico vero tradimento sarebbe svuotarla del suo significato”.
Nolan, in una intervista per Repubblica, ha detto che il suo non è un racconto di guerra, ma sul ritorno, sulle conseguenze della guerra e sulla famiglia. E ha aggiunto che oggi, come allora, siamo tutti in balia della gentilezza degli altri: siamo ospiti di questo mondo. Che cosa ne pensa?
“Mi sembra un’ottima lettura. Ulisse è comunque un migrante. Ogni volta che approda in un luogo dipende dall’accoglienza degli altri. E ogni volta trova qualcosa di diverso: trova gentilezza oppure respingimento. Certamente nell’isola dei Ciclopi non possiamo parlare di accoglienza, però lui trova sempre il modo di venirne fuori. Attenzione, però: la gentilezza non va confusa con l’arrendevolezza. Pensiamo a Circe. Trasforma in maiali i marinai di Ulisse perché non rispettano le regole del luogo. Ulisse, invece, cerca sempre di capire dove si trova e di rispettarne le usanze. Arrivano poi nella Trinacria, consacrata al dio Sole. Ulisse raccomanda ai suoi uomini di non toccare le giovenche sacre. Approfittando del suo sonno, loro le uccidono lo stesso. Quando si sveglia vede una delle immagini più potenti di tutta l’Odissea: gli scheletri delle giovenche, coperti dalle pelli sanguinanti, che continuano a camminare sulla sabbia. È un’immagine da film dell’orrore. Da lì nascerà il naufragio. Ed è bellissimo che la salvezza cominci da Nausicaa. Rappresenta l’innocenza. È la vita stessa che trova quest’uomo distrutto da tutte le sue avventure e lo riporta in vita”.
Molte polemiche si sono concentrate sul casting, a partire da Elena, interpretata da Lupita Nyng’o.
“Mi sembra che, come al solito, ci si occupi dei margini invece che della pagina. Quando la filologia prende il sopravvento sulla sostanza si perde il senso del mito. E poi, se proprio vogliamo dirla tutta, probabilmente Elena era anche più scura di come siamo abituati a immaginarla. Ma è una questione del tutto ininfluente rispetto al personaggio che stiamo raccontando”.
Ha visto le prime immagini del film?
“Ho visto una fotografia di Elena. Mi è sembrata una bellissima donna. Però qualsiasi donna reale non arriverà mai alla bellezza sublime di un’immagine inventata. Quando diciamo “la donna più bella del mondo”, ognuno immagina una donna diversa. Platone direbbe che esiste il mondo delle idee e quello terreno. L’arte è il ponte tra questi due mondi. Forse soltanto Raffaello sarebbe riuscito a rappresentare Elena. Qualsiasi attrice può soltanto suggerircela, darci un’idea dell’idea”.
Che cosa ha acceso il suo immaginario di ragazzo?
“Le prime immagini che ho desiderato davvero disegnare sono state quelle dell’Iliade. Eravamo in seconda media e il libro era illustrato con immagini meravigliose ispirate ai vasi greci. Sono state quelle figure a riempirmi gli occhi. Per questo il cinema mitologico mi ha spesso deluso. Io Achille me lo sono sempre immaginato come lo descrive Omero: “risplendente come il sole”. E mi colpisce ancora di più ritrovarlo nell’Odissea mentre si allontana sul tappeto di asfodeli dopo aver pronunciato quelle parole sulla vita. È un’immagine di una poesia infinita. Sono curiosissimo di vedere il film di Nolan. Non credo resterò deluso. L’importante è non perdere il senso profondo del racconto. Tutto il resto viene dopo”.