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Jerry Calà: “Con la leggerezza sono uscito dal buio. Ormai non sogno più per me, ma per mio figlio”

Jerry Calà, 75 anni

 

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Il giro di boa dei 75 anni, “accolti con poco entusiasmo perché arrivano i pensieri sulla vita”, la carriera, gli amici. “Ho resettato i valori. Prima dipendevo dal successo”
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Maracaibo è ancora una meta dell’immaginario affetta da overtourism. «Il pubblico me la chiede sempre. Quasi non ne posso più, è una dolce condanna», ride Jerry Calà, che il brano di David Riondino l’ha intonato di recente anche per Ficarra e Picone, Sicilia Express, incarnando un ministro dell’Interno nordista e godereccio. «Se alla fine dello spettacolo facessi anche solo finta di non cantarla, succederebbe il putiferio», dice l’attore, incontrato al festival Marateale, una camicia di jeans e il sorriso sgualcito di chi ha capito che una vita da libidine è ormai solo il titolo dello show che porta in tour, tra tormentoni e confessioni.

Ha compiuto 75 anni. Cosa cambia quando il compleanno diventa anche un bilancio?

«Che si festeggia lavorando. La sera prima ero a Forte dei Marmi, un luogo pieno di ricordi tra la Capannina, Sapore di mare e gli amici. Il giorno del compleanno ero al Castello di Felino, vicino Parma, mi ha raggiunto tutta la famiglia. Ammetto che i 75 anni li ho accol…

Maracaibo è ancora una meta dell’immaginario affetta da overtourism. «Il pubblico me la chiede sempre. Quasi non ne posso più, è una dolce condanna», ride Jerry Calà, che il brano di David Riondino l’ha intonato di recente anche per Ficarra e Picone, Sicilia Express, incarnando un ministro dell’Interno nordista e godereccio. «Se alla fine dello spettacolo facessi anche solo finta di non cantarla, succederebbe il putiferio», dice l’attore, incontrato al festival Marateale, una camicia di jeans e il sorriso sgualcito di chi ha capito che una vita da libidine è ormai solo il titolo dello show che porta in tour, tra tormentoni e confessioni.

Ha compiuto 75 anni. Cosa cambia quando il compleanno diventa anche un bilancio?

«Che si festeggia lavorando. La sera prima ero a Forte dei Marmi, un luogo pieno di ricordi tra la Capannina, Sapore di mare e gli amici. Il giorno del compleanno ero al Castello di Felino, vicino Parma, mi ha raggiunto tutta la famiglia. Ammetto che i 75 anni li ho accolti con meno entusiasmo. Con l’età arrivano pensieri sulla vita, sul dopo. Cerco di farmeli venire il meno possibile. Il compleanno del cuore resta quello dei 70 anni, coincideva con i 50 anni di carriera. Festeggiai all’Arena di Verona con tutti gli artisti amici che hanno fatto parte della mia vita. Indimenticabile».

Il primo cielo che ricorda?

«La nostra famiglia era siciliana pura. A un certo punto mio padre trovò lavoro a Milano e venne a prenderci a Catania con una Fiat 1100 nuova fiammante. Facemmo tutto il viaggio in macchina, erano gli anni 50, non c’erano le autostrade. Attraversammo l’Italia lungo la litoranea. Mi ricordo che a un certo punto mio padre disse: “Stasera facciamo tappa a Pisa”. Mi portò sotto la Torre e quel cielo visto da lì è il mio primo grande cielo aperto».

Lei è sempre stato associato alla spensieratezza. Ci sono stati momenti in cui questa immagine le pesava perché troppo lontana da quello che stava vivendo?

«Anzi, proprio nei momenti più difficili della mia vita mi è servita. Il periodo peggiore è stato dopo l’incidente che ho avuto a Verona, a metà anni 90. Sono finito con la macchina sul greto dell’Adige, è stato un incidente quasi mortale e sono rimasto sei mesi in carrozzina. È stata una prova molto dura. Ricordo mia madre Rosetta. Quando uscii dall’ospedale, dopo diverse operazioni, arrivò con una carrozzina e mi disse, “vieni da me, ti curo io”. Le volevo bene, ma sono entrato in ansia. Pensavo che se fossi tornato a casa mi sarei sentito davvero un malato. Così le dissi: “Perdonami mamma, ma viene a prendermi un amico e vado a Roma”. Dovevo montare il primo film da regista. Presi una camera in un albergo al pianterreno, mi feci portare la moviola e lavorai. La sera uscivo a mangiare con gli amici. Non facevo finta che non fosse successo niente, ma cercavo di reagire. È nei momenti più bui che bisogna trovare la forza di rialzarsi. Perciò non mi ha mai dato fastidio che la gente continuasse a vedermi come una persona allegra: in fondo aiutava anche me».

L'attore in "Sapore di mare", 1983 

Quell’esperienza l’ha cambiata.

«Ha resettato i valori della mia vita. Prima dipendevo dal successo. Conoscevo i nomi delle cassiere dei cinema dove proiettavano i miei film. Dopo l’ultimo spettacolo telefonavo: com’è andata?. A seconda della risposta ero felice o cadevo in depressione. Ero diventato insopportabile. Avevo paura di perdere il successo e, soprattutto, di affrontare il palcoscenico da solo. Con i Gatti di Vicolo Miracoli ero sempre stato protetto dagli altri tre. Dopo l’incidente, invece, mi sono buttato. Oggi porto avanti spettacoli di due ore da solo sul palco, tra racconti, canzoni e orchestra. Quel coraggio è nato proprio dall’incidente».

Come si scopre chi resta quando il successo si allontana?

«Gli amici veri sono sempre rimasti gli stessi. I Gatti di Vicolo Miracoli sono una famiglia: ci vediamo ancora con mogli, figli e nipoti. E poi ci sono gli amici di Verona, con cui sono cresciuto. Quando a Roma si sparse la voce che non avrei più camminato vennero da me: “Produciamo un film insieme”. Tirarono fuori tutti i loro risparmi e girammo Ragazzi della notte. Quel gesto lo porterò sempre con me: investirono i loro soldi per starmi accanto».

I Gatti di Vicolo Miracoli nel 2019: da sinistra Umbero Smaila, Jerry Calà, Nini Salerno, Franco Oppini

 

Oggi a che cosa lavora?

«Tanti progetti. Uno a cui tengo molto dovrebbe riunire, nel 2027, alcuni amici carissimi del cinema».

Lo dirigerà lei?

«No. Ho deciso di non fare più il regista quando sono anche protagonista come attore. L’ultima volta che è successo mi sono stressato troppo e, dopo quel film, ho avuto un infarto».

Che vede nel suo orizzonte?

«Ormai i sogni non riguardano più me. Sono stato fortunato. Ho fatto film, tv, teatro, concerti, avuto successo e sperimentato. Oggi mi concentro su mio figlio. Si è laureato in regia, il mio sogno è recitare in un suo film».

E al giovane Jerry cosa direbbe?

«Non mollare, perché ce la fai».

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