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Vincent Pastore, una carriera da gangster: il “paisà” dei Soprano lanciato da Scorsese

Vincent Pastore, una carriera da gangster: il “paisà” dei Soprano lanciato da Scorsese
(afp)

L’attore, italoamericano cresciuto nel Bronx, è morto a 80 anni. Nella serie con Gandolfini era Salvatore Bonpensiero. Il debutto in “Quei bravi ragazzi”

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Che cosa sarebbero I soliti ignoti senza Ferribotte e Capannelle, i due meravigliosi comprimari interpretati rispettivamente da Tiberio Murgia (sardo doppiato in siciliano dal napoletano Renato Cominetti) e Carlo Pisacane (napoletano doppiato in bolognese dal friulano Nico Pepe)? I divi Gassman, Mastroianni e Salvatori non potevano farcela da soli: la grande narrazione popolare ha bisogno di volti indimenticabili e di personalità forti anche nei ruoli cosiddetti “di contorno”. Allo stesso modo, se quando si pensa a I Soprano si materializzano davanti ai nostri occhi i volti di James Gandolfini e Lorraine Bracco, cosa sarebbe stata quella celeberrima serie senza la faccia da vero paisà di Vincent “Vinny” Pastore, morto a New York l’1 agosto pochi giorni dopo aver compiuto gli ottant’anni?

Vincent Pastore era un italoamericano del Bronx, come Al Pacino. Nelle prime due stagioni di I Soprano, andate in onda tra il 1999 e il 2000, è un personaggio importante con un nome strepitoso: Salvatore “Big Pussy” Bonpensiero. È un amico fedele (inizialmente) di Tony Soprano ed è un membro della famiglia DiMeo, un abilissimo scassinatore che poi, a un certo punto, diventa un informatore della polizia. Alla fine della seconda stagione lo fanno fuori, e nelle successive appare soltanto in alcuni flashback o quando un altro personaggio lo vede nei suoi sogni (sappiamo tutti che in I Soprano la mafia e i gangster incontrano la psicoanalisi).

Era uno dei volti perfetti ai quali la serie ideata da David Chase deve gran parte della sua credibilità. Chase fece a fine anni 90 ciò che Francis Ford Coppola non aveva potuto fare quasi trent’anni prima nel Padrino: scegliere quasi esclusivamente attori italoamericani, ben 27 dei quali avevano avuto piccoli ruoli in Quei bravi ragazzidi Martin Scorsese, il film al quale Chase non ha mai nascosto di essersi ispirato. Pastore era uno di quei 27: Quei bravi ragazzi era stato uno dei suoi primi film, seguito tre anni dopo da Carlito’s Way di Brian De Palma, un altro classico sulla malavita newyorkese, e da Misterioso Omicidio a Manhattan, il thriller comico di Woody Allen.

Quando Scorsese lo prese per un piccolo ruolo Pastore aveva già 44 anni. In precedenza aveva fatto tanti lavori diversi, una tipica storia americana: volontario in marina durante la guerra del Vietnam, attore dilettante all’università, autista e buttafuori nel giro dei club italoamericani di New York. Fu Matt Dillon, avendolo conosciuto in quest’ultima veste, a portarlo sul set e a fargli affidare qualche piccola parte. La faccia c’era, il talento tutto sommato anche. È stato condannato a interpretare gangster per tutta la vita. Dopo il successo di I Soprano ha recitato a teatro e nel 2008 ha partecipato al reality show Celebrity Apprentice, quello inventato e condotto da Donald Trump. Chissà se il futuro presidente si è ispirato a lui, in qualche occasione?

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