Sardegna sugli scudi a Locarno. Dopo L’estate che finì due volte dell’esordiente Matteo Incollu, del quale vi abbiamo già riferito, arriva nel concorso principale Alberi erranti di Salvatore Mereu, regista già affermato qui al sesto lungometraggio (tra l’altro, Incollu è stato suo aiuto-regista). Ispirato a un romanzo di Alberto Capitta che si intitola Alberi erranti e naufraghi, il film sembra segnare un punto di svolta nella carriera del regista. In primis perché è parlato in italiano, mentre in quasi tutti i suoi film Mereu aveva utilizzato la sua arcana lingua madre, il sardo appunto; inoltre è un tentativo di usare il cinema per una forma narrativa, il “grande romanzo” al tempo stesso popolare e borghese, che sullo schermo comporta grandi ambizioni e altrettanto grandi rischi. Oggi, poi, questa forma impera sulle piattaforme: pensate al Gattopardo di Netflix, a L’arte della gioia di Sky, a La storia della Rai e a tante altre, senza arrivare a Gomorra o a L’amica geniale. Invece M…
Sardegna sugli scudi a Locarno. Dopo L’estate che finì due volte dell’esordiente Matteo Incollu, del quale vi abbiamo già riferito, arriva nel concorso principale Alberi erranti di Salvatore Mereu, regista già affermato qui al sesto lungometraggio (tra l’altro, Incollu è stato suo aiuto-regista). Ispirato a un romanzo di Alberto Capitta che si intitola Alberi erranti e naufraghi, il film sembra segnare un punto di svolta nella carriera del regista. In primis perché è parlato in italiano, mentre in quasi tutti i suoi film Mereu aveva utilizzato la sua arcana lingua madre, il sardo appunto; inoltre è un tentativo di usare il cinema per una forma narrativa, il “grande romanzo” al tempo stesso popolare e borghese, che sullo schermo comporta grandi ambizioni e altrettanto grandi rischi. Oggi, poi, questa forma impera sulle piattaforme: pensate al Gattopardo di Netflix, a L’arte della gioia di Sky, a La storia della Rai e a tante altre, senza arrivare a Gomorra o a L’amica geniale. Invece Mereu fa orgogliosamente cinema, e al cinema arriverà Alberi erranti quando troverà, speriamo presto, una distribuzione (coproduce comunque Rai Cinema, assieme alla società Viacolvento).
La storia comincia da Piero e Giuliano Arca, padre e figlio. Vivono in una Sardegna che sembra fuori dal tempo, in una fattoria piena di animali (spesso raccolti quando sono feriti e affamati). In città vive però la famiglia Nonne, il loro opposto: borghesi, ricchi e violenti. Odiano gli Arca anche perché Emilio, il più piccolo dei fratelli Nonne, va a scuola con Giuliano e nutre per lui un’amicizia inaccettabile. Passano gli anni, Giuliano è ormai adulto mentre Michelangelo, il figlio maggiore dei Nonne - militare, e violento come il padre - sta per sposare la bella Maddalena, figlia del notaio. Maddalena è però un’anima bella che mal sopporta la rozzezza dei ricchi Nonne, e quando incontra Giuliano succede qualcosa. Ma come fuggire al mondo borghese e volgare al quale Maddalena, in fondo, appartiene? Giuliano conosce un luogo: è un bosco quasi fatato, che al paese chiamano “i bambini” e dove effettivamente vivono bambini che sono chissà come scappati dal mondo degli adulti.
La scommessa di Mereu è quella di far partire il film in modo sottilmente fiabesco, di contaminarlo con il romanzo borghese di cui sopra e di sprofondarlo poi nella fiaba tout court, tenendo insieme due registri che in teoria dovrebbero faticare a convivere. Invece, a parte qualche momento statico nel centro del film, l’ultima ora (su tre) in cui Giuliano e Maddalena fuggono dalla storia per rifugiarsi nella natura è magnifica, anche grazie alle suggestive scenografie di Emita Frigato e alla splendida fotografia di Francesco Piras. Ci sono echi dei bimbi perduti di Peter Pan (Mereu ha citato anche Mark Twain), ma c’è soprattutto un senso panico della natura che in certi passaggi può far pensare a Olmi o a Tarkovskij. Una squadra di solidi professionisti (Lorenzo Richelmy, Massimo Popolizio, Alessandro Haber, Alberto Cracco) fa da coro a due giovani protagonisti, Giulia Maenza e Romeo Perrone, dei quali risentiremo parlare. Ma i veri eroi del film sono quelli che Pietro Ingrao, in uno storico discorso, definì “i viventi non umani”, gli alberi e gli animali, che mai come oggi è importante onorare e rispettare.