Effetto Nolan (e Spider-Man): Il cinema non va in vacanza
di Arianna FinosROMA – Le sale italiane hanno ritrovato l’estate, il cinema italiano no. Il mercato sfiora i livelli pre-pandemia, guidato da Odissea di Christopher Nolan e Spider-Man: Brand New Day. Mentre cade il tabù del pubblico in vacanza, i titoli italiani più forti continuano a concentrarsi tra l’autunno e Natale. I numeri dell’Anec (Associazione nazionale esercenti cinema) fotografano il cambiamento. Dal primo gennaio al 9 agosto le presenze sono aumentate del 32 per cento e gli incassi del 41 rispetto al 2025. Con oltre 52 milioni di biglietti, la distanza dal 2019 si è ridotta al 3 per cento. L’Odissea ha superato 44 milioni di euro e Spider-Man ne ha raggiunti 27; insieme hanno sfiorato nove milioni di spettatori. Luglio, con 7,75 milioni di ingressi, è stato il migliore da trent’anni, con un +77,8% rispetto allo stesso mese del 2025.
ROMA – Le sale italiane hanno ritrovato l’estate, il cinema italiano no. Il mercato sfiora i livelli pre-pandemia, guidato da Odissea di Christopher Nolan e Spider-Man: Brand New Day. Mentre cade il tabù del pubblico in vacanza, i titoli italiani più forti continuano a concentrarsi tra l’autunno e Natale. I numeri dell’Anec (Associazione nazionale esercenti cinema) fotografano il cambiamento. Dal primo gennaio al 9 agosto le presenze sono aumentate del 32 per cento e gli incassi del 41 rispetto al 2025. Con oltre 52 milioni di biglietti, la distanza dal 2019 si è ridotta al 3 per cento. L’Odissea ha superato 44 milioni di euro e Spider-Man ne ha raggiunti 27; insieme hanno sfiorato nove milioni di spettatori. Luglio, con 7,75 milioni di ingressi, è stato il migliore da trent’anni, con un +77,8% rispetto allo stesso mese del 2025.
«Una stagione così era imprevedibile», ammette Fabrizio Larini, presidente dell’Anec. «Sapevamo che c’erano alcuni titoli particolarmente forti, ma pensare a Spider-Man con oltre 4 milioni di euro al debutto e a l’Odissea sopra i 44 milioni era difficile». Il risultato nasce dall’incontro fra film e investimenti: «Chi ha rinnovato, introducendo tecnologie avanzate ottiene risultati migliori. Certi titoli o si vedono sul grande schermo oppure in streaming o in televisione perdono il valore per il quale sono stati realizzati». Il passo successivo sono schermi ancora più grandi. «Servono investimenti per migliorare, realizzare magari quelle gigantesche sale Imax che esistono in altri Paesi, a partire dagli Stati Uniti», dice Larini, chiedendo che continui il sostegno pubblico. I biglietti più cari dei grandi schermi premium e il 3D di Avatar spiegano anche perché gli incassi siano cresciuti più delle presenze.
Ma il boom non si è fermato ai multiplex. «La crescita è registrata ovunque», dice il direttore dell’Anec Simone Gialdini. A metà agosto risultano operativi circa cinquecento schermi in più rispetto a un anno fa, la maggior parte nelle province. Per Gialdini non ha senso sottrarre i due maggiori successi: «Se dal 2023 avessimo tolto Barbie e Oppenheimer, dal 2024 Inside Out o da quest’anno Buen Camino, cambieremmo ogni bilancio. Il cinema è caratterizzato da titoli che trainano stagioni e annate». La novità è che «oggi nessun distributore major ha più timore di uscire in contemporanea mondiale con i propri titoli più forti, quale che sia il mese». A luglio, inoltre, un film può rimanere più a lungo e raggiungere progressivamente anche le sale di provincia.
Roberto Proia di Eagle Pictures, distributore italiano di Spider-Man, racconta che le prevendite annunciavano il record della saga, «ma non pensavamo così tanto». Secondo lui, a preparare il terreno è stato Nolan: «Il fatto che Odissea sia andato così bene e sia piaciuto ha creato una piccola abitudine. Le persone sono andate al cinema e sono uscite contente. Quando un film va molto bene crea un indotto per tutti, non soltanto per chi lo distribuisce». Il tandem con Universal ha favorito anche gli altri film. È l’effetto-traino che l’industria nazionale non riesce ancora a utilizzare. Se le major ormai distribuiscono i titoli maggiori senza considerare luglio e agosto una zona proibita, produttori, autori e attori italiani continuano a preferire l’autunno, affollando poche settimane e rinunciando a un periodo nel quale il pubblico ha dimostrato di esserci. «Il prodotto italiano quest’estate è venuto meno», riconosce Larini. «Se vogliamo stare aperti tutto l’anno e vogliamo che anche l’estate sia un periodo cinematografico, bisogna che i produttori italiani lancino questa sfida. Non possiamo lasciarla soltanto ai blockbuster americani. Su questo bisogna trovare un’intesa maggiore come filiera e cambiare un po’ la mentalità».
Cinema Revolution offre il biglietto a 3 euro e 50 per i film italiani ed europei e sostiene anche le oltre duecento arene attive. Ma lo sconto non può sostituire nuovi film capaci di creare attesa. Gialdini lo considera un investimento graduale: «Le abitudini non si scrivono a tavolino, ma sono il frutto di tanti pezzi di un puzzle. Questa estate potrebbe essere la consacrazione dell’idea che al cinema si va dodici mesi l’anno». I dati sui titoli italiani ed europei sono ancora in elaborazione. Paolo Del Brocco, ad di Rai Cinema, legge il boom anche come il ritorno del cinema americano, rimasto indietro dopo la pandemia.
Prima del Covid si vendevano tra 85 e 90 milioni di biglietti l’anno, nel 2024 e nel 2025 circa 70 milioni. Le presenze dei film italiani si erano sostanzialmente confermate: mancavano circa venti milioni di biglietti americani, ora tornati con produzioni che, sottolinea, hanno una narrazione forte e non soltanto effetti speciali. Per il cinema italiano il rischio rimane. «Convincere i grandi registi, gli autori e gli attori a uscire d’estate non è semplice». Quest’anno è intervenuta anche una circostanza concreta: «Forse è stato un po’ casuale, ma non c’erano film pronti».
È mancato inoltre un titolo italiano forte da Cannes, capace di attraversare l’estate come in altre stagioni. 01 Distribution ha programmato film a giugno e alla fine di agosto, ma non aveva un titolo adatto a luglio. Al timore di produttori e autori si aggiunge l’incertezza sugli incentivi. Del Brocco ricorda che nelle estati precedenti Cinema Revolution e il tax credit alla distribuzione avevano stimolato le uscite anche dei film non destinati a diventare blockbuster. Oggi la mancanza di certezze contribuisce a frenare le decisioni. Gialdini cita la Spagna, dove sono serviti anni di forti uscite internazionali prima che anche il prodotto nazionale diventasse un appuntamento estivo. Il 2026 ha dimostrato che il pubblico va al cinema anche nei mesi più caldi e paga il prezzo pieno, persino maggiorato, quando riconosce un evento. Le sale e le major hanno già cambiato stagione. Il cinema italiano deve ancora decidere se seguirle.