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Alessandro Gassmann: “Cerco il confronto. Sui diritti non si arretra. Amo i giovani, hanno talento”

Alessandro Gassmann, 61 anni 

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Una stagione di progetti tra cinema, piattaforme, tv, teatro. E l’impegno civile. “In un Paese stanco e preoccupato basta poco per scatenare reazioni populiste e violente. Ma questo è il momento di spegnere le fiamme”
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ROMA – Alessandro Gassmann vive con una lista sempre aperta di cose da fare, vedere, dire. Finisce un set e ne comincia un altro, recita, dirige, torna a teatro, prepara un film. Intanto interviene nel dibattito pubblico: clima, riarmo, diritti, politica, informazione. Con la sensazione che ciò che accade produca sempre meno eco: “Gli accadimenti che ci circondano sono molti di più rispetto all’eco che ne arriva, alla quantità di articoli o persone che ne parlano. A noi la situazione è chiara, come a tantissime persone, ma non a tutte. E questo è preoccupante”.


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Ha davanti una stagione impressionante: cinema, piattaforme, Rai, teatro e regia. Fame di lavoro o curiosità?

“Ho voglia di rallentare, e lo farò. Ma ho gusti molto larghi e quindi mi piacciono troppe cose. Tra venti giorni torno a Bari per Guerrieri 2, una serie che amo, scritta da Gianrico Carofiglio, con Gianluca Tavarell…

ROMA – Alessandro Gassmann vive con una lista sempre aperta di cose da fare, vedere, dire. Finisce un set e ne comincia un altro, recita, dirige, torna a teatro, prepara un film. Intanto interviene nel dibattito pubblico: clima, riarmo, diritti, politica, informazione. Con la sensazione che ciò che accade produca sempre meno eco: “Gli accadimenti che ci circondano sono molti di più rispetto all’eco che ne arriva, alla quantità di articoli o persone che ne parlano. A noi la situazione è chiara, come a tantissime persone, ma non a tutte. E questo è preoccupante”.


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Ha davanti una stagione impressionante: cinema, piattaforme, Rai, teatro e regia. Fame di lavoro o curiosità?

“Ho voglia di rallentare, e lo farò. Ma ho gusti molto larghi e quindi mi piacciono troppe cose. Tra venti giorni torno a Bari per Guerrieri 2, una serie che amo, scritta da Gianrico Carofiglio, con Gianluca Tavarelli alla regia. Subito dopo ci sarà la quarta stagione di Un professore: adoro Dante Balestra, mi ha dato una popolarità diversa e penso che la serie, nella sua semplicità nazionalpopolare, sia utile a mantenere vivo un dialogo tra generazioni”.

L'attore con i ragazzi della serie "Un professore" 

Poi torna al Teatro Valle, dopo quindici anni di chiusura.

“Era il teatro preferito di mio padre. Io ci ho recitato e lì ho visto Carmelo Bene e spettacoli che mi hanno formato. Il Valle è uno Stradivari, il teatro che suona meglio a Roma. È rimasto chiuso il tempo di saltare un’intera generazione: ci sono giovani romani che non lo conoscono e potranno scoprire questa gemma nel centro di Roma”.

Ci porta “Stato contro Nolan” di Stefano Massini, un testo sulla manipolazione dell’informazione e la perdita della libertà.

“È ambientato in un processo nel Midwest americano degli anni 50, dopo un omicidio: quanto di ciò che è realmente successo corrisponde a quello che è stato scritto sui giornali e alla percezione delle persone? Massini mette in questa piccola contea la società di oggi e il problema delle notizie che riceviamo, soprattutto dalla rete”.

Chi fabbrica la paura oggi?

“La paura serve a spaventare le persone e a renderle più vulnerabili. Guardandomi intorno, con così tanti governi di destra — non parlo di centrodestra ma di destra violenta — nella Storia è sempre stata la tecnica della destra trovare un nemico e unire le persone contro un nemico che in realtà non c’è. Non ho simpatia per l’America di Trump, ma ne ho tantissima per gli Stati Uniti, un Paese che conosco e che spero torni a trovare una strada più democratica, meno violenta, più accogliente”.

I social hanno sostituito Nolan?

“Direi di sì. Sono diventati il luogo che fa l’opinione. Una volta avevamo giornali e telegiornali e grazie al lavoro di bravi giornalisti potevamo farci un’idea degli accadimenti. Ora abbiamo una macchina molto più potente e più letta dei giornali che diffonde notizie senza che abbiamo certezza né delle notizie né di chi le diffonde. Tutti possono dire tutto e, se tutti possono dire tutto, tutto perde valore. In una popolazione stanca, preoccupata dalle guerre e dai cambiamenti climatici, basta poco per scatenare reazioni populiste e violente”.

Una scena di "Stato contro Nolan" di Stefano Massini, regia di Alessandro Gassmann 

Sui social ha contrapposto i soldi per il riarmo alla crisi climatica.

“Abbiamo speso 360 milioni per comprare missili dagli Stati Uniti. Ho fatto un calcolo: con 360 milioni potremmo comprare sette Canadair di ultima generazione. Come abbiamo visto quest’estate, ne avremmo assoluto bisogno. Il nostro Paese ha perso migliaia di ettari di terreno e questo vuol dire che la crisi climatica accelera. Penso che non sia il momento di continuare a far esplodere, ma sia il momento di spegnere le fiamme”.

Si è dichiarato fiero di essere woke. Lo è ancora, dopo le polemiche sugli eccessi del woke?

“Tutto deve essere affrontato con misura e intelligenza. Gli eccessi del woke si sono visti, e sono abbastanza d’accordo sul fatto che si sia esagerato, ma è fondamentale che questa non sia una scusa per tornare indietro. I diritti delle persone, i diritti delle donne. Ho letto le dichiarazioni di Vannacci l’altro giorno: tre, quattro cazzate una dopo l’altra. Il woke è stato importante e non può essere banalizzato né reso ridicolo. È una cultura che ha fatto fare passi avanti all’umanità, non passi indietro. L’aborto è il diritto di una donna di decidere, seguendo la legge, come proseguire la sua vita. Non lo può sicuramente decidere un maschio, tanto meno un fascista”.

Diritti Lgbtq+, immigrazione, ambiente: è in corso una controffensiva culturale?

“Mi sembra evidente che chi prima, segretamente, nell’urna, aveva pensieri razzisti o sessisti ora si senta autorizzato a dirlo pubblicamente. E mi sembra che la sinistra non abbia argomentazioni altrettanto forti per farli stare zitti, per farli tornare a non esprimere pubblicamente frasi offensive o razziste. Il dramma terribile è che ci stiamo abituando. Io no, ma la gente un po’ sì, si vede. Quando penso ai miei amici gay e lesbiche mi preoccupo per loro”.

Alessandro Gassmann con il padre Vittorio 

Prima parlava della sensazione di gridare nel vuoto. Suo padre aveva un modo diverso di prendere posizione?

“Mio padre era socialista, aveva l’idea di un Paese attento agli ultimi, ma aveva una capacità molto maggiore della mia di mediare. La sua grandissima delusione fu Craxi: ci aveva creduto tantissimo e quando uscirono le carte, le notizie di quello che era realmente successo, rimase profondamente deluso. Forse anche per questo poi parlò meno di politica”.

L’antifascismo invece era di casa.

“Io ero uno scavezzacollo a scuola e ogni volta che facevo qualcosa di sbagliato — un brutto voto, un sei in condotta — l’appellativo di mio padre era “fascista”. Qualunque errore facessi, ero fascista. Questo chiarisce quanto fosse antifascista. Sua madre era ebrea e lui visse gli anni delle leggi razziali con la paura che prima o poi potesse succedere loro qualcosa. Si salvò anche perché era nella nazionale di pallacanestro: sappiamo quanto il regime fascista tenesse alla prestanza fisica dell’italiano medio. Vannacci saprebbe dirtela meglio”.

Esporsi così le mette un bersaglio sulle spalle?

“Non me lo sento. Dico quello che penso ma sono sempre rispettoso e sono interessato a parlare con chi non la pensa come me: creso sia l’unico modo per cercare una soluzione, un’alternativa. Ultimamente le persone si congratulano anche per quello che dico. Ripeto delle banalità, ma vista la situazione è arrivato il momento di ripeterle in maniera quasi monotona. Ne sento il dovere, da cittadino e da personaggio pubblico”.

Una scena della serie "Campioni" 

E nel lavoro sembra cercare sempre più spesso i giovani.

“Ho fatto Figli perduti, un’opera prima sulla comunità Kayros di Milano. Quando faccio opere prime mi fa tanto piacere, trovo sempre un’energia incredibile. Poi Campioni per Netflix: sono un allenatore di pallacanestro di serie A che per motivi disciplinari viene mandato ad allenare una squadra di ragazzi con sindrome di Down o nello spettro autistico. Ho lavorato otto settimane con loro e penso sia uno dei film più riusciti che abbia fatto. E ho finito una miniserie thriller per Sky con Claudia Pandolfi, che ormai frequento praticamente più della mia famiglia”.

Allenatore in Campioni, insegnante in Un professore: le piace fare il coach dei giovani?

“Tantissimo. Mi piacerebbe fare anche un’esperienza didattica. Da questa nuova generazione imparo molto: c’è tanto talento, molto più di quanto ce ne fosse nella mia. Spero abbiano carriere lunghe e soprattutto incontrino storie interessanti”.

Leo Gassmann, 27 anni, attore e cantante (fotogramma)

E suo figlio Leo accetta i consigli?

“Da me ha preso lo stakanovismo, quindi ha talmente tante cose da fare che non ha proprio tempo di pensarci. Quando posso gli do consigli, ma quelli dei genitori sono sempre considerati un po’ scialbi. Li do a richiesta, non mi propongo come consigliori”.

Un padre monumentale, un figlio con un talento già riconosciuto. Come si sta in mezzo?

“Mi sveglio tutte le mattine grato. Il più grande regalo che mi abbia fatto mio padre è quello di farmene rendere conto. Non so dire se sia esclusivamente fortuna o se un po’ me la sia cercata. Quando scegli di sposare una persona, qualche ragionamento lo fai, quando decidi di mettere al mondo un figlio pure. Sul padre e sulla madre non hai scelta: quindi in quel caso ho avuto esclusivamente culo”.

La sciocchezza più grande che ha fatto nella vita?

“Mi è capitato di essere eccessivamente reattivo. Non sopporto le prepotenze e a volte reagisco in maniera smodata, passo subito dalla parte del torto: m’incazzo, urlo, divento sgradevole. Ho una specie di vena di De Rossi: quando faceva gol urlava e gli uscivano tutte le vene. Ecco, mi accade quello. Sempre meno”.

La serie "Guerrieri - La regola dell'equilibrio" 

E da regista?

“Sono due anni che cerco di montare un film dopo Questi fantasmi!. Sto lavorando all’adattamento cinematografico di Stato contro Nolan, spostato in altri luoghi e in altri tempi. Le possibilità in questo momento sono buone. Massini ha una capacità incredibile di trovare i nodi, i nervi scoperti della nostra società. Avere la fortuna di poter maneggiare le sue cose per me è fantastico”.

A proposito di fabbrica della paura: alle prossime elezioni vede un’alternativa?

“Speriamo che ci sia la possibilità, quando arriveremo alle elezioni, di trovare un’alternativa che, più che parlare di voti o accalappiare voti, cerchi di presentare un programma condivisibile e coraggioso. Cosa che al momento, francamente, mi sembra piuttosto improbabile”.

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