Strippoli con “L’estranea” correrà per la nomination all’Oscar. “Commosso, una scelta coraggiosa”
di Arianna FinosROMA – La nuova generazione del cinema italiano si affaccia su Zoom da una stanza d’albergo di Los Angeles in t-shirt bianca, occhiali, capelli scarmigliati. Paolo Strippoli, 33 anni, stava dormendo quando dall’hotel dietro il Kodak Theatre lo hanno chiamato per annunciargli che c’era un’emergenza. "Ho pensato: è morto qualcuno? È successo qualcosa? Fortunatamente era successo qualcosa di bello". L’estranea, il suo thriller familiare che mescola melodramma e horror, è stato scelto per rappresentare l’Italia nella corsa all’Oscar per il miglior film internazionale. "Sono emozionatissimo, quasi scosso".
Strippoli, il patto con Valeria Bruni Tedeschi: “Sapevo esattamente cosa voleva”
La scelta porta con sé un dato generazionale che il Comitato istituito presso l’Anica per la 99esima edizione degli Academy Awards ha messo nero su bianco nella motivazione: "È un film nuovo, d…
ROMA – La nuova generazione del cinema italiano si affaccia su Zoom da una stanza d’albergo di Los Angeles in t-shirt bianca, occhiali, capelli scarmigliati. Paolo Strippoli, 33 anni, stava dormendo quando dall’hotel dietro il Kodak Theatre lo hanno chiamato per annunciargli che c’era un’emergenza. "Ho pensato: è morto qualcuno? È successo qualcosa? Fortunatamente era successo qualcosa di bello". L’estranea, il suo thriller familiare che mescola melodramma e horror, è stato scelto per rappresentare l’Italia nella corsa all’Oscar per il miglior film internazionale. "Sono emozionatissimo, quasi scosso".
Strippoli, il patto con Valeria Bruni Tedeschi: “Sapevo esattamente cosa voleva”
La scelta porta con sé un dato generazionale che il Comitato istituito presso l’Anica per la 99esima edizione degli Academy Awards ha messo nero su bianco nella motivazione: "È un film nuovo, di genere, di un giovane autore", all’inizio del suo percorso e già apprezzato dal pubblico e dalla critica italiana e internazionale. Il Comitato, riunito davanti a un notaio, era composto da Giorgio Carlo Brugnoni, Cristina Comencini, Federica Lucisano, Francesco Melzi D’Eril e Niccolò Vivarelli. L’estranea è stato scelto tra 21 titoli, in una rosa che comprendeva anche Succederà questa notte di Nanni Moretti e Le cose non dette di Gabriele Muccino.
Strippoli parte da qui, dalla possibilità che la scelta non riguardi soltanto lui. "È un segnale fortissimo. Spero che non rimanga un piccolo caso e che venga raccolto dai decision maker della nostra industria. Sembra quasi che non ci sia spazio per tutti nel cinema italiano, come se fossimo un’industria piccola. Invece siamo molto grandi e appena usciamo dai nostri confini ci viene riconosciuta una varietà". Non chiede che i giovani prendano il posto di chi è venuto prima, “non è un segnale che porta i trentenni davanti ai grandi maestri, ai registi che hanno un’esperienza maggiore. Li fa coesistere. Credo sia importante – continua Strippoli – aiuta a non far sembrare un caso che ci sia un trentenne che ha fatto quattro film. Io mi sento un privilegiato, ma non dovrei sentirmi così. È giusto che i trentenni abbiano la loro voce e la loro continuità quando fanno cinema. È la fiducia che contribuisce a rendere possibile questa continuità e secondo me per anni è un po’ mancata".
Da A Classic Horror Story, diretto con Roberto De Feo, a Piove, La valle dei sorrisi e ora L’estranea, Strippoli ha scelto il genere come lingua per raccontare il presente. E considera significativo che proprio un thriller con venature horror sia stato scelto per rappresentare il cinema italiano. "Penso siano tantissimi anni che non viene proposto qualcosa che gioca con il thriller e con l’horror. Anche per questo la scelta mi sembra molto inaspettata e molto coraggiosa. Poi il fatto che io abbia 33 anni la rende sicuramente più speciale. Il segnale di fiducia nei confronti di questo film, e quindi anche nei miei confronti, mi commuove".
Perché potrebbe arrivare fino alla cinquina? "Perché è un film che parla del contemporaneo. Ibrida generi, toni, registri e penso che la direzione del cinema contemporaneo oggi sia proprio l’ibridazione, anche con una certa dose di incoscienza. Se è divertente da vedere pur avendo temi e sottotesti di peso è perché nasce da un grande amore per la forma cinematografica. Questo forse potrà aiutarlo. Vediamo se in cinquina".
Scritto con Salvatore De Chirico, L’estranea parte da una famiglia e da un patto. Jasmine Trinca è Anna, madre di Alice, Romana Maggiora Vergano. Per capire il segreto che le divide bisogna tornare alla Bari della fine degli anni Novanta, quando Anna e il marito Walter, Adriano Giannini, vivono nell’apparente perfezione di una famiglia benestante. Un incidente mette in pericolo la figlia. Compare l’Estranea, Valeria Bruni Tedeschi, che offre ad Anna la possibilità di salvarla. Una salvezza che avrà un prezzo.
Il film è profondamente italiano, rivendica Strippoli, proprio perché non rinuncia al melodramma. "Io il cinema italiano ce l’ho nel Dna. Questo film affonda le radici in un certo melodramma e lo sporca con incursioni di cattiveria, di genere, di tragico. Racconta un mondo e un’epoca precisi. Parte da un Ferragosto del 1999 e prende i nuovi ricchi di quel tempo, di quel posto, di Bari, di quell’estate barese". È proprio quella specificità, racconta, a essere arrivata ai pubblici incontrati fuori dall’Italia. "Credo che rispetto ad altri film scelti in passato ci sia in questo qualche angolo meno smussato, un po’ più di cattiveria. Non so se questa cosa pagherà o no. Ma sono profondamente contento che questa cattiveria venga portata su un palcoscenico così importante, almeno che le sia data questa possibilità".
Il percorso internazionale è già cominciato. Dopo il concorso di Venezia, L’estranea è stato primo runner-up al People’s Choice Award nella sezione Midnight Madness di Toronto. Marina Marzotto, produttrice del film, racconta un calendario di festival che proseguirà nelle prossime settimane, con Busan il 9 ottobre e poi, tra gli altri, Chicago. L’anteprima coreana, nell’arena da oltre tremila posti, è andata esaurita in meno di un’ora. In Italia il film uscirà l’8 ottobre con 01 Distribution.
Ora comincia un’altra corsa, quella americana. Strippoli ci porta il motivo per cui ha fatto il film. "Amo profondamente questo film. È nato dalla voglia di raccontare questa narrazione tutta occidentale secondo cui possiamo determinare la nostra vita e il nostro destino. Poi ci scontriamo con l’idea che la vita accade senza chiedere il permesso, arrivano le brutture. È un film sulla salute mentale e sulle aspettative a cui siamo sottoposti". Dietro l’horror ci sono paure molto personali. "Io qualsiasi cosa scrivo la scrivo perché ho paura. Ho paura di tante cose e quindi ho ancora tante cose da dire, da esorcizzare. Qui racconto la mia paura della perdita, del controllo, del caso, della follia in cui siamo gettati".
Rivendica la libertà con cui il film è nato. "Nessuno mi ha chiesto di scriverlo. L’ho fatto perché pensavo fosse una gran bella storia, in totale onestà rispetto al cinema che mi piace. Non c’è nulla di fatto a tavolino e i compromessi, grazie a produttori che mi hanno lasciato libero, sono stati veramente pochi". A seguirlo, interpreti con molta più esperienza di lui. "Si sono lanciati nel progetto con una generosità commovente e hanno avuto il coraggio di affidarsi a me, che ho trent’anni e idee a volte un po’ bizzarre". E una troupe cresciuta con lui: "Sono ragazzi con cui ho fatto la scuola di cinema, il mio sceneggiatore è un amico dai tempi dell’infanzia. Sono l’anima vera del film".
Quella stessa libertà Strippoli la rivendica per un cinema di genere italiano che abbia continuità. "Oggi il nuovo cinema d’autore è il cinema di genere, un cinema che si mischia, di ibridazione e trasformazione". Da Los Angeles vede un paradosso: gli autori che in Italia vengono ancora considerati "di nicchia" sono proprio quelli sui quali avverte maggiore curiosità americana. "Qui mi parlano di registi molto giovani, di Carolina Cavalli, Laura Samani, Gabriele Mainetti. Da parte degli studios e dei produttori l’attenzione è super accesa. Dovremmo smettere di considerare queste sensibilità come speciali e includerle veramente nella nostra industria".
Ma per costruire un pubblico, dice, non basta la qualità, serve continuità. "Se vogliamo far tornare il cinema horror in Italia ed esce un film ogni due anni, come lo facciamo tornare? Meglio averne tre, di cui due brutti e uno bello. Il pubblico tornerà ad abituarsi a sentire la lingua italiana, i dialetti, gli accenti dentro queste situazioni assurde". Anche perché il cinema italiano, sostiene, rischia di danneggiarsi raccontandosi soltanto attraverso la crisi. "Abbiamo passato anni non bellissimi, ma c’è una grande forza nel nostro cinema. Se il pubblico sente continuamente dire che va tutto male, perché dovrebbe andare a vedere un film italiano? Ci facciamo male da soli".
Intanto prende forma la campagna negli Usa. Il produttore Mattia Odone anticipa che si sta lavorando con una distribuzione americana importante. Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, che ha già seguito altre campagne Oscar, indica due elementi decisivi: un distributore americano che creda nel film e un regista capace di accompagnarlo. "Le campagne Oscar si fanno mangiando a cena", dice. Strippoli, osserva, "ha grande energia e sa parlare molto bene di cinema".
Eppure, alla domanda su quale cineasta immagini di diventare, Strippoli torna ai suoi trent’anni. "L’altro giorno mi chiedevano: qual è il tuo sogno? Ogni regista ha un sogno nel cassetto. E io ho risposto: ma io sto pensando al mio prossimo film. Oggi non posso sapere dove voglio arrivare e a chi mi voglio ispirare, perché voglio raccontare le inquietudini dei miei trent’anni. Come vedo la vita, il mondo e la politica in questo momento".Il mondo intorno è brutto, "molto, e se faccio questo lavoro è perché la realtà l’ho sempre trovata insoddisfacente e a volte sgradevole. Non ho un punto d’arrivo a cui ambisco. Vorrei interpretare quello che ho davanti, il brodo in cui sono. Perché se c’è una cosa che fa il cinema è dare un po’ d’ordine al caos. E siccome sento che viviamo in un grande, grande caos, voglio provare ad avvicinarmi a un’espressione sincera di quello che sento".
Il 15 dicembre l’Academy annuncerà la shortlist dei quindici film internazionali. Per le cinquine l’appuntamento è il 21 gennaio, la cerimonia degli Oscar a Los Angeles il 14 marzo 2027.