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Fausto Brizzi: “L’IA è uno tsunami che invade anche la politica”

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I social e la difficoltà di distinguere il vero dal falso, il femminismo e la polemica sulle gonne, il rapporto con la moglie e “quella volta in cui su un pass trovai scritto Fausto Salis”. Il regista torna in sala con “Quasi Vera”: “L’intelligenza artificiale è uno tsunami che stiamo guardando dalla spiaggia”
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ROMA – "L'intelligenza artificiale è uno tsunami che stiamo guardando dalla spiaggia". Fausto Brizzi ha iniziato a scrivere Quasi Vera prima che l'IA invadesse le nostre vite: il film si chiamava Senza filtro, e raccontava un mondo in cui bastava un filtro sui social per sembrare un'altra persona. Nel tempo necessario a finanziarlo e girarlo, la realtà lo ha superato. Al centro della storia (in sala il primo ottobre ottobre con Medusa), c'è Vera (Taylor Mega), creatura virtuale inventata da Diego (Frank Matano), attore senza soldi che la moglie (Rocío Muñoz Morales), stanca della sua immaturità, ha cacciato di casa. Costruita per sedurre il pubblico dei social, Vera finisce per sfuggirgli di mano.

"Quasi vera", la nuova commedia di Fausto Brizzi: il trailer

L'idea di quest'uomo che crea con l'IA una donna irresistibile per il mondo?

"È il mondo di oggi. Dopo aver fatto d…

ROMA – "L'intelligenza artificiale è uno tsunami che stiamo guardando dalla spiaggia". Fausto Brizzi ha iniziato a scrivere Quasi Vera prima che l'IA invadesse le nostre vite: il film si chiamava Senza filtro, e raccontava un mondo in cui bastava un filtro sui social per sembrare un'altra persona. Nel tempo necessario a finanziarlo e girarlo, la realtà lo ha superato. Al centro della storia (in sala il primo ottobre ottobre con Medusa), c'è Vera (Taylor Mega), creatura virtuale inventata da Diego (Frank Matano), attore senza soldi che la moglie (Rocío Muñoz Morales), stanca della sua immaturità, ha cacciato di casa. Costruita per sedurre il pubblico dei social, Vera finisce per sfuggirgli di mano.

"Quasi vera", la nuova commedia di Fausto Brizzi: il trailer

L'idea di quest'uomo che crea con l'IA una donna irresistibile per il mondo?

"È il mondo di oggi. Dopo aver fatto diversi film con uno sguardo retrò, credo che l'oggi sia diventato talmente interessante come evoluzione che valga la pena raccontarlo. L'intelligenza artificiale sta per rivoluzionare tutto. Uno tsunami, appunto ".

C'è una scena in cui Vera viene costruita pezzo a pezzo: cosce, seno, bocca, sguardo. Prende in giro lo stereotipo della donna perfetta, o ci dice che ne siamo ancora sedotti?

"È una donna, ma potrebbe essere un uomo. Ormai gli uomini usano i filtri quanto le donne, e sui social appariamo tutti diversi da come siamo nella realtà. Qui portiamo il fenomeno alle estreme conseguenze: possiamo apparire talmente diversi da non essere più noi. Addirittura, c'è un burattinaio che muove Vera, Frank Matano. È una deriva pericolosissima: oggi non hai la minima idea se stai mettendo un like a qualcuno che esiste o no. Solo la certificazione dell'identità della persona con cui stai parlando può arginare questo fenomeno".

Pensa che una regista avrebbe girato quella scena nello stesso modo?

"Non so. Ma ovviamente è una presa in giro di quel mondo. La donna che costruiamo è uno specchietto per le allodole, che siamo noi. La trappola la devi costruire bene e questa è la storia di una truffa, più che di una donna ideale. Per ingannare davvero un potenziale cliente il truffatore deve essere bello, sorridente, affabile, simpatico. Qui è una lei e Frank la costruisce così, in modo che il fesso cada nell'inganno".

E a proposito di stereotipi: una donna bellissima che sa parlare di calcio è ancora la summa del desiderio degli uomini italiani?

"È una semplificazione, uno stereotipo un po' anni ‘60. Colpisce sempre meno perché le donne si interessano sempre di più allo sport. Ma guardi che l'Italia non è ancora così avanti, basta guardare i sondaggi politici per capirlo. E qui prendiamo in giro proprio questo: Frank, il creatore di Vera, sa perfettamente chi sono i polli che deve incastrare".

La polemica sulle gonne lunghe, corte, le donne senza gonna?

"Sono frasi medievali. E non mi stupisco neppure che ci sia qualcuno che le dice. Mi stupisce che poi non succeda niente. C'è un giorno di shitstorm e finisce lì. È il problema dei social: il giorno seguente cancella quello precedente. Nessuno se ne va, nessuno lascia il suo posto. È incredibile che non ci siano mai conseguenze".

A proposito di conseguenze: sua moglie, Silvia Salis, ha fatto causa per gli insulti sessisti ricevuti online e l'ha vinta.

"Non bisogna lasciar perdere. In questo momento ci facciamo scivolare tutto addosso. Sembra che diciamo: ormai siamo abituati. Come se fossimo assuefatti, anestetizzati. Non è così. Se qualcuno parla male di te, lo puoi denunciare. Per fortuna in Italia continuano a esserci strumenti di democrazia e vanno utilizzati. Altrimenti diventa facile che arrivi il pifferaio magico”.

A un certo punto Vera sfugge al suo creatore, diventa autonoma e persino pericolosa. Cosa racconta questa evoluzione?

"Ci racconta proprio tutto. Stanley Kubrick aveva ragione. Siamo arrivati a quel punto, ad HAL 9000, al momento in cui le macchine fanno un po' come gli pare. Ed è questo il momento in cui decideremo cosa accadrà nei prossimi vent'anni. Non stanno scomparendo solo mestieri, ma soprattutto capacità. Alcune sono già morte negli anni precedenti. Penso a quella di leggere una cartina di carta, cosa che tutti i miei coetanei hanno fatto andando in vacanza. Ci sono tantissime capacità che stanno per atrofizzarsi. Questo film è un'allerta e insieme uno sberleffo”.

E in politica questo rischio è già concreto?

"Pensi all'uso smodato che si sta facendo dell'IA nella politica già da mesi. E cosa succederà alle prossime elezioni? Mi colpiscono le parodie che utilizzano i volti dei politici. Il problema è che non li usano in maniera caricaturale, ma fotorealistica. E non tutti sono in grado di distinguere cosa è fatto con l'IA e cosa no. Sarà un nuovo territorio di scontro. Serviranno norme, stiamo per entrare in una giungla. Ci sono violazioni dei diritti d'autore, del copyright, della privacy, di qualsiasi regola sociale".

Lei ha raccontato diverse generazioni di uomini. Sono davvero cambiati o hanno solo imparato cosa non si può più dire?

"Sono certamente più attenti. E le dirò, anche nel privato, tra di loro, non soltanto quando devono avere un atteggiamento pubblico. Detto questo, vediamo ogni giorno sui giornali cattivi esempi micidiali di qualcuno che non ha capito che c'è una rivoluzione in atto e che non ci si può sottrarre".

Rispetto a quando scriveva le sue prime commedie, vent'anni fa, quanto è cambiato lei?

"È come un fiume, si cambia strada facendo. I miei primi film di Natale o Maschi contro femmine, bisogna contestualizzarli. Al tempo alcune cose erano consuetudini, altre erano la normalità, altre ancora erano di moda. Un insieme di cose che sono passate e che oggi risultano inadeguate".

È strano rivedere invecchiato un proprio film?

"Ma è un bene, perché in qualche modo è lo specchio di quello che è accaduto. Notte prima degli esami, per esempio, non invecchia. Un ragazzino che non l'ha visto al cinema può guardarlo oggi e trovarlo fresco. Maschi contro femmine, invece, può trovarlo invecchiato, i film che parlano dei rapporti tra i sessi invecchiano rapidamente. Ci si chiede: ma era normale questa cosa? E va bene così. Ci sono cambiamenti ai quali ci stiamo adeguando".

E della guerra al "woke" cosa pensa?

"Molte battaglie sono legittime, ma finiscono affogate dalle estremizzazioni. Diventa facile fare ironia su Biancaneve e i sette nani invece di occuparsi di ciò che c'è di legittimo e condivisibile nella cultura woke. Stiamo attenti a non farci fregare dalle esagerazioni".

Lei si è definito "first gentleman"di sua moglie Silvia Salis. Che cosa le ha fatto scoprire questa posizione?

"Continuo a essere super fiero del percorso di Silvia e ho un osservatorio particolare. Sono quello che agli eventi magari ha un programma separato, che è il programma per le mogli. Ma quanto è indietro questa definizione? Per me, però, è un'occasione incredibile quello di avere un punto di vista su un mondo che non sarebbe stato il mio".

Cosa ha capito guardando il mondo da lì?

"Che il femminismo è ancora indietro, che c'è tantissimo da lavorare. Il novanta per cento delle foto che fa mia moglie agli eventi, nei luoghi dove ci sono ruoli apicali, sono con uomini. Non bisogna pensare che il percorso sia concluso, niente affatto. Silvia potrebbe raccontare ogni giorno qualcosa di stonato che incontra strada facendo".

Lei era già appassionato di politica, ora c’è dentro fino al collo.

"Mi era già capitato in passato e non ho mai smesso di interessarmene, quindi non è soltanto perché mia moglie fa politica. Però adesso lo sono molto di più. Prima al mattino mi alzavo e leggevo il cinetel sugli incassi dei film, ora la rassegna stampa politica. E mi piace, mi è sempre piaciuto ".

Lei ha un punto di osservazione che potrebbe diventare cinema.

"Le dico una cosa che non dovrei dirle, però gliela dico perché mi fa ridere. Sto prendendo appunti per un film che non farò adesso e che nessuno può fare davvero come potrei farlo io. Prima o poi lo farò. Non sarà oggi, non sarà domani, probabilmente sarà un film di dopodomani. Sto prendendo appunti su cosa significa per un uomo avere il punto di vista di una donna all'interno di un meccanismo importante come la politica".

Il film esiste già nella sua testa?

"Ci sono una quantità di scene comiche e drammatiche allo stesso tempo. In qualche modo il film è pronto. Cosa accade se a un mezzo famoso succede di diventare il compagno, il marito di una donna importante? Gli uomini italiani sono pronti ad affrontare questa che è la sfida del futuro, la parità? La parità è questa".

Lei l'ha già sperimentata?

"A me è già successo di trovare su un pass per un evento scritto "Fausto Salis". Ecco, la parità è anche questa, quando sei tu il più uno. Siamo pronti a gestirla dal punto di vista psicologico? Chi parla delle gonne corte o lunghe è pronto a gestire? È il mondo di domani e anche di dopodomani".

E delle primarie che pensa?

"Che prima la sinistra smette di chiacchierare al proprio interno e presenta un'idea chiara, un leader univoco e un programma definito, meglio è. Queste chiacchiere condominiali andavano fatte dentro una stanza. Tutte le piccole lacerazioni rimangono, sono ferite superficiali ma poi si vedono e allontanano l'elettore. L'Italia è un Paese di sinistra, un Paese dove la sinistra può stravincere. Semplicemente è una sinistra impigrita, delusa, che si è messa sul divano".

Ha detto un leader: un leader o una leader?

"Passerei su questa domanda".

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