Delusione “Digger”, una grande ambizione che finisce in farsa. La recensione di Alberto Crespi
di Alberto CrespiROMA – Digger (“colui che scava”) Rockwell è un megapetroliere le cui trivelle estraggono milioni di barili di petrolio al giorno. Peccato che un’esplosione nei suoi impianti in Groenlandia provochi il distacco di un immenso iceberg che si avvia verso le coste della Norvegia e verso la distruzione di tutta l’Europa. Il suo socio in affari, un presidente Usa narciso, idiota e super cattolico, non sa che pesci pigliare e si va allegramente in bocca all’Apocalisse.
Digger è un film enorme, ambizioso, costosissimo (130 milioni di dollari) che vorrebbe essere lo Stranamore del riscaldamento globale ma a causa di un’idea narrativa lambiccata butta tutto in farsa (ci chiedono di non raccontarvela, ma al minuto numero 35 su 135 è tutto chiaro; in quanto al finale “a sorpresa”, se avete visto più di 10-15 film in vita vostra lo indovinerete a metà proiezione). Ma fosse quello il problema.
La cosa incredibile di Digger è che è tu…
ROMA – Digger (“colui che scava”) Rockwell è un megapetroliere le cui trivelle estraggono milioni di barili di petrolio al giorno. Peccato che un’esplosione nei suoi impianti in Groenlandia provochi il distacco di un immenso iceberg che si avvia verso le coste della Norvegia e verso la distruzione di tutta l’Europa. Il suo socio in affari, un presidente Usa narciso, idiota e super cattolico, non sa che pesci pigliare e si va allegramente in bocca all’Apocalisse.
Digger è un film enorme, ambizioso, costosissimo (130 milioni di dollari) che vorrebbe essere lo Stranamore del riscaldamento globale ma a causa di un’idea narrativa lambiccata butta tutto in farsa (ci chiedono di non raccontarvela, ma al minuto numero 35 su 135 è tutto chiaro; in quanto al finale “a sorpresa”, se avete visto più di 10-15 film in vita vostra lo indovinerete a metà proiezione). Ma fosse quello il problema.
La cosa incredibile di Digger è che è tutto costruito su un’estetica che ricorda quegli orrendi filmati realizzati con l’IA di cui traboccano i social; il tutto aggravato da inquadrature distorte, intollerabili grandangoli e dialoghi a chi strilla di più. Tom Cruise, truccato da vecchio, è bravissimo ma non c’è motivo al mondo per cui il personaggio debba avere ottant’anni: comunque la mezza stella in più è per il reparto trucco & parrucco (42 persone), devono aver fatto una faticaccia.