La corsa di Rent Boy e Spud non si è mai fermata. E continua, dopo 30 anni. Trainspotting, il film culto di Danny Boyle tratto dal romanzo di Irvine Welsh, torna infatti nelle sale pronto a farsi scoprire da un pubblico nuovo e a ritrovare quei suoi vecchi spettatori degli anni Novanta. Un evento speciale, al cinema solo per tre giorni - 19, 20 e 21 ottobre - per festeggiare il trentennale in versione restaurata in 4K. Ci si può scommettere, l’effetto nostalgia riporterà tanti cinquantenni in sala.
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"Trainspotting" il cult di Danny Boyle del 1996 torna in sala restaurato
Il romanzo di Welsh nasce dai suoi diari
Lo scrittore scozzese si era ispirato alla sua compagnia di amici, all’ambiente operaio che lo circondava, tra Edimburgo e Leith, alla musica britannica di fine anni Ottanta, ai gruppi di scrittura underground, alle difficoltà economiche di una fascia sociale. E, soprattutto, all’invasione di eroina che aveva travolto una generazione, la sua. Welsh aveva attinto a pieni mani dai suoi diari per scrivere quello che sarebbe diventato il suo primo romanzo. Aveva 35 anni, prima di allora aveva esercitato mille mestieri, dal lavapiatti al musicista punk, persino l’impiegato comunale.
Trainspotting, divertente, furioso e disperato cambiò la traiettoria del cinema. E ora torna in sala
Il titolo metafora di una vita senza scopo
Il titolo del romanzo, Trainspotting, trae origine dall’abitudine tutta britannica di osservare il passaggio dei treni, perfetta metafora di un girovagare senza meta, vivere senza uno scopo preciso la propria esistenza. Rent tenta di ribellarsi a questo tipo di vita precaria e incerta, ma i tentativi di disintossicazione si alternano a ricadute e situazioni sempre più estreme.
Spud a teatro era Renton
Prima del film c’era stato lo spettacolo teatrale, portato sui palcoscenici scozzesi e poi a Londra. In quella versione Ewen Bremner, che nel film è Spud, interpretava Mark Renton. Anni dopo aveva raccontato che in un primo momento il fatto che per il grande schermo gli fosse stato preferito Ewan McGregor lo aveva fatto arrabbiare. Boyle però lo aveva convinto a interpretare il ruolo dell’amico. Col senno di poi, Bremner gliene stato grato.
Kelly MacDonald da cameriera a star
La debuttante assoluta Kelly MacDonald lavorava come cameriera a Edimburgo quando, a soli 18 anni, si era ritrovata a interpretare la protagonista femminile del film. “Il ricordo più forte di quell’esperienza è stato il processo dei provini – ci ha raccontato -. È un po’ come i reality show di oggi, tipo Pop idol, quando vedi i concorrenti passare attraverso varie fasi e vedi che restano sempre meno persone. Per me è stato qualcosa del genere, ma senza la camera che mi seguiva. Sono stata a un casting aperto, poi eravamo trenta persone, poi dieci. E ogni volta venivo richiamata. Ho cominciato a desiderare veramente quella parte. Infine, eravamo rimaste in due. Onestamente, non so cosa avrei fatto se non avessi avuto quel ruolo. Forse mi sarei iscritta alla scuola di teatro, ma la delusione sarebbe stata devastante”.
Grazie a Bowie musica da film ad alto budget
La colonna sonora è un elemento essenziale del successo del film. Ma come riuscì un film a basso budget a ottenere i diritti di Lust for Life di Iggy Pop e Perfect Day di Lou Reed? Tutto merito di David Bowie che aveva visto il film di debutto di Boyle, Piccoli omicidi tra amici, e aveva speso una buona parola con i suoi amiciIggy e Lou. Ma ancor più rappresentativa di Trainspotting è Born Slippy.Nuxx degli Underworld,che accompagna la sequenza finale: grazie al film è diventato uno dei brani simbolo della club culture britannica.
Quel gabinetto era dolcissimo
Una delle sequenze del film che non si possono dimenticare neppure se lo si è visto una volta sola trent’anni fa è quella in cui Renton si tuffa a capofitto in un gabinetto lurido per recuperare le sue supposte di oppio, scena per la quale qualche spettatore ha dovuto chiudere gli occhi per non stare male. Ma – ed è bello scoprirlo trent’anni dopo - quel w.c. era ricoperto in realtà di mousse al cioccolato.
Il monologo “Choose life”
Quel monologo iniziale che va sotto lo slogan “Scegliete la vita” non avrebbe dovuto aprire il film. Il regista e lo sceneggiatore John Hodge avevano inizialmente inserito il monologo a metà della storia. Solo in seguito decisero di spostarlo in apertura, trasformandolo nella sequenza simbolo del film.
"Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del cazzo, scegliete lavatrice, macchina, lettore cd e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici. Scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo, scegliete il fai-da-te e il chiedetevi chi siete la domenica mattina. Scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz, mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio, ridotti a motivo di imbarazzo di stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi. Scegliete il futuro, scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa cosí? Io ho scelto di non scegliere la vita. Ho scelto qualcos'altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina?"