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Il doc sui “giocattoli da guerra” di Mario Moselli vince il GEDI Visual Award al MIA 2026

Il doc sui “giocattoli da guerra” di Mario Moselli vince il GEDI Visual Award al MIA 2026

L'incredibile vicenda dell'imprenditore raccontata da Gigi Roccati in “The Decoy Artist”, vincitore del GEDI Visual Award al MIA 2026

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ROMA – Un esercito fantasma, composto da carri armati, aerei e postazioni missilistiche che sembravano autentici, ma erano soltanto riproduzioni a grandezza naturale. A costruirli era Mario Moselli, imprenditore torinese che negli anni Ottanta realizzò falsi armamenti destinati anche al regime di Saddam Hussein. La sua vicenda è al centro di The Decoy Artist – The Incredible Story of Mario Moselli and Saddam Hussein’s Phantom Army, documentario diretto da Gigi Roccati e prodotto da Verdiana, attualmente in fase di montaggio preliminare (rough cut), che si è aggiudicato il GEDI Visual Award al MIA, il Mercato Internazionale dell'Audiovisivo di Roma.

Roccati, che nel 2019 aveva firmato Lucania, un'opera ambientata in Basilicata tra legami familiari, tradizioni e questioni ambientali, si confronta stavolta con una vicenda che dall'Italia arriva al cuore dei conflitti mediorientali. «Mario era un imprenditore che aveva realizzato un set di valigie per la Fiat 127 e che partì nel 1983 per venderle a Saddam Hussein come bagaglio militare. Ma quando arrivò in Iraq, le valigie non interessavano. Interessava invece quello che lui era in grado di costruire», racconta il regista. «È la storia di un uomo che ha prodotto giocattoli, modellini giganti che hanno sprecato munizioni reali».

Quei mezzi, progettati per ingannare il nemico e attirare gli attacchi lontano dagli obiettivi reali, sarebbero stati utilizzati anche durante la guerra del Golfo del 1991, quando una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti intervenne contro l'Iraq dopo l'invasione del Kuwait. La vita di Moselli diventa così una chiave per osservare la guerra da un'angolazione diversa: quella di un uomo che costruiva giocattoli e si è ritrovato negli ingranaggi dell'economia militare.

Il riconoscimento è stato consegnato giovedì 22 ottobre durante la cerimonia dei MIA Awards, ospitata nella Sala Giardino d'Inverno dello storico Hotel Westin Excelsior di via Veneto, a Roma. Una delle nuove sedi della dodicesima edizione del MIA, che per la prima volta si è articolato in più location tra via Veneto e piazza Barberini. È proprio la prospettiva scelta dal documentario ad aver convinto la giuria del GEDI Visual Award. Il riconoscimento, infatti, valorizza progetti di documentari che hanno l'ambizione di partire da vicende apparentemente marginali per offrire punti di vista originali sulla realtà. Nel caso di The Decoy Artist, a essere premiata è stata la scelta di raccontare l'incontro tra la storia individuale di un uomo comune e la grande Storia, con i suoi risvolti più drammatici.

«Sono onorato di ricevere il GEDI Visual Award, perché è un riconoscimento importante al MIA, un mercato centrale nella produzione europea», spiega Roccati. «Lo accogliamo come un segno, perché vuol dire che questa storia continua a interessare». Il regista ha voluto raccontare non soltanto l'ascesa di Moselli, ma anche la sua caduta, le sue ambiguità e il tentativo di riscatto. Un uomo che, come ricorda Roccati, attraversa la grande Storia «come uno Zelig», portando con sé il proprio ingegno e le proprie contraddizioni.

«È una vicenda che attraversa forse la grande Storia dal punto di vista di una persona comune, che però ha un genio e un'invenzione che non molla», racconta Roccati. «Dovremmo vedere il film per inquadrare questa stagione tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, che tuttavia tocca delle storie devastanti». Il documentario è ancora in fase di lavorazione, ma il riconoscimento ottenuto al MIA sottolinea il valore di un progetto che riporta alla luce una storia rimasta ai margini. Quella di un uomo e dei suoi giocattoli giganti, attraverso cui osservare da una prospettiva inattesa una delle pagine più complesse e drammatiche della storia recente.

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