BASILEA – Alla fine, i fischi ci sono stati. Non una selva ma abbastanza per confermare i timori della vigilia. La cantante israeliana Yuval Raphael, contestata (e minacciata) a Basilea alla vigilia dell’Eurovision Song Contest, si è esibita nel corso della seconda semifinale della gara musicale, performance preceduta da alcuni fischi, accolta da applausi ma ancora, in sottofondo, da fischi. Non è stato dunque scongiurato il rischio di proteste durante lo show, benché la sua New day will rise abbia incantato il pubblico e l’artista abbia concluso l’esibizione all'Eurovision con un grande sorriso e un ringraziamento all'Europa.
Classe 2000, Yuval Raphael è nata vicino a Tel Aviv e ha trascorso l’infanzia proprio in Svizzera prima di tornare in Israele e arruolarsi nell'Idf, le forze di difesa israeliane. Il suo brano, che unisce inglese, francese ed ebraico, fa riferimento al massacro del 7 ottobre del 2023, avvenuto in Israele per mano di Hamas, a pochi chilometri dal confine con la striscia di Gaza, durante il festival musicale Nova, nel quale persero la vita 364 persone. Raphael è tra i sopravvissuti: si salvò fingendosi morta, sotto ad alcuni cadaveri.
La sua presenza alla competizione canora aveva suscitato polemiche fin dalla vigilia: al suo arrivo a Basilea era stata contestata tra la folla, dove sventolavano una dozzina di bandiere palestinesi e cartelli con le scritte "nessun applauso per un genocidio" e "si canta mentre Gaza brucia". E' stato anche mimato un gesto di sgozzamento nei suoi confronti. Critico anche Nemo, vincitore dell'Eurovision 2024, che ha sostenuto la richiesta di escludere dalla gara Israele: "Le sue azioni contraddicono profondamente i valori che l'Eurovision dovrebbe difendere, di pace, unità e diritti umani", aveva affermato il cantante.