Eurovision, si prosegue con le allucinazioni tra donne, tormentoni e gli australiani in gara
di Gino CastaldoGli dei del Walhalla e i santi protettori dei tormentoni si scatenano per l’Eurovision song contest, anche nella seconda delle semifinali, priva di italiani, ma non del tutto di italianità, visto che il rappresentante dell’Australia, il palestrato e finto scemo Go-Jo che apre la gara, di cognome fa Zambotto e la concorrente di Malta si chiama Miriana Conte.
Ma a proposito di Australia, che ci fa all’Eurovision, sorge in molti spontanea la domanda? Per non dire di Israele, sulla cui presenza si avanzano addirittura ipotesi complottiste e geopolitiche, e anzi a dirla tutta: perché c’è Israele e non c’è la Russia? La risposta è fin troppo banale, con dispiacere degli amanti delle macchinazioni. A organizzare l’Eurovision non è l’Unione Europea, bensì l’Ebu, o Uer, ovvero l’Unione Europea di Radiodiffusione, che può includere anche emittenti non strettamente europee come Israele, a tutti gli effetti un membro dell’Ebu, così…
Gli dei del Walhalla e i santi protettori dei tormentoni si scatenano per l’Eurovision song contest, anche nella seconda delle semifinali, priva di italiani, ma non del tutto di italianità, visto che il rappresentante dell’Australia, il palestrato e finto scemo Go-Jo che apre la gara, di cognome fa Zambotto e la concorrente di Malta si chiama Miriana Conte.
Ma a proposito di Australia, che ci fa all’Eurovision, sorge in molti spontanea la domanda? Per non dire di Israele, sulla cui presenza si avanzano addirittura ipotesi complottiste e geopolitiche, e anzi a dirla tutta: perché c’è Israele e non c’è la Russia? La risposta è fin troppo banale, con dispiacere degli amanti delle macchinazioni. A organizzare l’Eurovision non è l’Unione Europea, bensì l’Ebu, o Uer, ovvero l’Unione Europea di Radiodiffusione, che può includere anche emittenti non strettamente europee come Israele, a tutti gli effetti un membro dell’Ebu, così come altri paesi della zona mediterranea, Algeria o Marocco, che potrebbero partecipare, ma non partecipano per scelta o disinteresse. Sapevate che tra i membri dell’Ebu c’è anche la Città del Vaticano? Da un punto di vista strettamente teorico potrebbero partecipare al Contest ma non hanno mai ritenuto che fosse opportuno, forse perché sembrerebbe disdicevole combattere la guerra europea dei tormentoni, quest’anno elevatissima.
Mentre rimane pervasivo nella nostra mente il grido svedese Bara bada bastu dei Kaj che abbiamo ascoltato nella prima semifinale si affacciano altri concorrenti a partire dalla irlandese Emmy che canta un’ode alla cagnetta Laika che fu il primo essere vivente mandato a morire nello spazio dai sovietici nel 1957 e affida il perverso potere del tormentone a una specie di indecifrabile onomatopea che fa più o meno: “bararumbambararumbambam”.
Altra cosa quando Sissal per la Danimarca canta un pezzo intitolato Hallucination e di allucinazioni parla, ma quando dice “apri tutte le porte nella mia mente, vedo colori che non ho mai visto prima... sto perdendo il controllo” è probabile che si riferisca non a una potente miscela allucinogena ma a un lui particolarmente sconvolgente. Ma è vero che il temine “allucinazioni” è particolarmente calzante per descrivere la serata. E non abbiamo ancora spiegato la presenza dell’Australia. Nel regolamento sono previsti membri associati, addirittura in America o in Oceania, che a discrezione dell’Ebu possono partecipare al concorso. E non bisogna neanche essere dello stesso paese, come prova la presenza di Gabry Ponte che gareggia per San Marino e per citare illustri precedenti ricordiamo che nel 1988 vinse la Svizzera grazie a Celine Dion che è canadese.
Il segno della serata è stato nettamente femminile, oltre alle già citate c’è stata Erica Vikman, perentoria per la Finlandia con Ich komme, Nina Zizic per il Montenegro, le corali Tautumeitas per la Lettonia, fino a Laura Thorn che per il Lussemburgo prova anche lei a “tormentarci” ma con una tema ribelle, La poupée monte le son, la bambola alza la voce, che ripete più o meno una cinquantina d’anni dopo esattamente quello che cantava Patty Pravo ne La bambola.
E a proposito di donne, l’Inghilterra aspetta la vittoria da 28 anni e nel frattempo ha collezionato 16 secondi posti, ma è pur vero che se mandano in gara il trio di ragazze Remember Monday dovranno aspettare ancora a lungo, più o meno come quando al macchinista della troupe che gira nel film Roma di Fellini dicono che la Roma ha acquistato Sgaratti come ala tattica e lui sentenzia: “e quanno vincemo...”. Nel dubbio lasciamoci col nuovo saluto internazionale: Bada bara bastu!. Che è pur sempre meglio di bararumbambararumbambam!