Collegato da Vienna, con la moglie Paola che fa capolino, Sal Da Vinci ha l’aria felice. «Essere all’Eurovision Song contest, a 50 anni dalla prima volta che sono salito su un palco, è un sogno. E i sogni ogni tanto diventano realtà. Voglio cantare per chi non li ha realizzati, per quelli che, come me, vengono dal basso e hanno faticato. Sono un operaio, un ambulante della musica, anzi con un paradosso metaforico, un venditore ambulante di sentimenti», spiega il vincitore del Festival di Sanremo. Rappresenterà l’Italia alla Wiener Stadthalle: le semifinali martedì 12 e giovedì 14 su Rai2, la finale sabato 16 su Rai1. Alle prove ha sfoggiato un completo bianco e la ballerina Francesca Tocca era vestita da sposa, tanto per ribadirlo: non si dice sì per caso. Per sempre sì è il brano più ascoltato tra quelli in gara a Eurovision, con 36 milioni di stream. Ben tredici versioni in varie lingue, non pensa di lanciarlo in inglese? «Non voglio. Sono italiano e lo presento com’è».
…!-->
Collegato da Vienna, con la moglie Paola che fa capolino, Sal Da Vinci ha l’aria felice. «Essere all’Eurovision Song contest, a 50 anni dalla prima volta che sono salito su un palco, è un sogno. E i sogni ogni tanto diventano realtà. Voglio cantare per chi non li ha realizzati, per quelli che, come me, vengono dal basso e hanno faticato. Sono un operaio, un ambulante della musica, anzi con un paradosso metaforico, un venditore ambulante di sentimenti», spiega il vincitore del Festival di Sanremo. Rappresenterà l’Italia alla Wiener Stadthalle: le semifinali martedì 12 e giovedì 14 su Rai2, la finale sabato 16 su Rai1. Alle prove ha sfoggiato un completo bianco e la ballerina Francesca Tocca era vestita da sposa, tanto per ribadirlo: non si dice sì per caso. Per sempre sì è il brano più ascoltato tra quelli in gara a Eurovision, con 36 milioni di stream. Ben tredici versioni in varie lingue, non pensa di lanciarlo in inglese? «Non voglio. Sono italiano e lo presento com’è».
Settantesima edizione, volti Rai il veterano Gabriele Corsi con Elettra Lamborghini, Mariasole Pollio è la spokeperson italiana, che durante la finale proclamerà i punti della giuria nazionale.
«La musica non è competizione, in gara ci sono canzoni molto belle, fra i concorrenti non temo nessuno e qui c’è un clima familiare» dice Sal Da Vinci «Vedo un’Europa unita dal punto di vista musicale». Non entra nella polemica scatenata dalla presenza di Israele tra i 35 Paesi concorrenti: «È una questione politica, la musica non c’entra — osserva — Rispetto le proteste, ma ho sempre visto la musica come un bagno di pace che porta unione e non disunione. Sono contento di rappresentare il mio Paese e non guardo alle idee politiche, la musica è musica». Concorda Lamborghini: «Chapeau per chi decide di non partecipare, rinunciando a una grande opportunità».
«Non stiamo parlando di Nazioni Unite, ma di un concorso canoro. Il tema esiste, l’attualità ci spinge verso altro, ma il mio ruolo è quello di raccontare, non porto il mio pensiero personale, non devo esprimere un giudizio» dice Gabriele Corsi. «Invidio chi ha solo certezze e non dubbi. Questo è un giardino dove far crescere il confronto. Sono ambassador Unicef, vado nelle zone di guerra, ho fatto uno spot per Gaza: ognuno risponde alla propria coscienza. Il mio ruolo è quello di raccontare e se ci sarà dissenso, lo racconteremo». Il consigliere di amministrazione della Rai Roberto Natale in una lettera ad Avvenire, auspica che sul palco ci sia la voce della Palestina. «La posizione della Rai sul boicottaggio di Israele? Partecipare ma fare moral suasion, bisognerebbe invitare un artista palestinese come ospite», ribadisce il direttore Intrattenimento Prime Time, Williams Di Liberatore. «Decide il broadcaster Orf, la tv austriaca, spero ne tengano conto».