VIENNA – Prima semifinale dell’Eurovision song contest dalla Wiener Stadhalle di Vienna, ecco le nostre pagelle.
Satoshi (Moldavia)
Il giovanotto canta il suo inno di indipendenza Viva Moldova! scatenato come un ballerino di hip hop, mentre il palco diventa una pista per skateboard, si colora, e il pubblico lo segue battendo le mani ipnotizzato: “Moldova, aloha”, “Adio, vida loca”, “Soroca, Europa”, “Saluti a tutti – Moldova is on duty”. So’ ragazzi.
7 (per l’entusiasmo)
Felicia (Svezia)
Classe 2001, con la sua mascherina di paillettes nera, che di questi tempi evoca nuove pandemie, si sgola con My system. Naturalmente canta un amore infelice, il lunedì lo cancella “ma il venerdì è ancora nella testa, nel cuore, ovunque”. Laser rossi sparati, per come si veste, il balletto elettropop, sembra uscita da un video anni 90. Ridateci gli Abba.
4
Lelek (Croazia)
Il gruppo si prende il palco, sono cinque bellissime ragazze, sul viso i disegni che simboleggiano l’oppressione ottomana. L’effetto è un po’ Trono di spade, tra nuvole di fumo e lingue di fuoco. Cantano Andromeda, inno di liberazione per le bambine bosniache e croate che venivano rapite e vendute come schiave. Chi oserebbe dire: anche meno?
6 (per l’impegno)
Akylas (Grecia)
Vestito (forse) da tigre, orecchie, stivali doposci di peluche arancioni, mai più senza, sfreccia anche in monopattino. Con Ferto (in italiano Portalo) si frena. Esibizione un po’ pazza, finisce anche in un videogioco. Si era diplomato a una scuola di cucina, poi si è innamorato di TikTok e ora canta – spensierato - la crisi economica e la voglia di riscatto.
6
Bandidos do Cante (Portogallo)
In questa festa kitsch in cui vale tutto, con Rosa rimettono le cose a posto. Quintetto romanticone, solo la voce come effetto speciale, si presentano con i loro giubbottini tristi e una canzone d’amore classica. Nel giardino delle rose, la più bella è la donna amata. Saudade pura. Nessuna diavoleria, la grafica è essenziale: sboccia un cespuglio di rose luminose sul palco.
9
Bzikebi (Georgia)
Bzikebi erano tre bambini prodigio che vinsero nel 2008 Junior Eurovision. Sono passati gli anni, e non si capisce perché siano sul palco. La reunion ha prodotto la canzone On replay. Ripetono un milione di volte la, la, la, la, la, la, la. Un velo pietoso sulle tute e l’esibizione: un milione di volte, no, non ci siamo.
3
Sal Da Vinci (Italia)
Mettiamo da parte lo snobismo e per una volta cantiamo Per sempre sì. Come si può non tifare Sal, felice come uno studente a cui, dopo la maturità, hanno regalato un biglietto per l’Interrail? Sì, per sempre Sal, in completo bianco, la ballerina vestita da sposa e la sottogonna coi colori della bandiera italiana, il palco che diventa mare (del golfo di Napoli, of course).
10 sfacciato
Linda Lampenius & Pete Parkkonen (Finlandia)
Con Liekinheitin sono considerati i super favoriti. Lei, violinista di talento, 56 anni, è dopo il nostro Sal, 57, la più adulta in gara a Eurovision. Il titolo del brano significa “lanciafiamme”, e l’esibizione potrebbe essere una prova per futuri vigili del fuoco: fiamme mentre Linda, Barbie marziana, suona dal vivo, da sola, tra le sedie vuote degli orchestrali. Quando canta lui, invece, s’incendia un confessionale.
8
Tamara Živković (Montenegro)
Le ballerine un po’ sexy, un po’ streghe e lei, regina dark, mettono in scena un sabba o qualcosa che gli somiglia. Nova Zora vuol dire Nuova alba e Tamara canta una nuova era in cui le donne siano davvero trattate con gli stessi diritti. Intento nobile, balletto un po’ così, anche le unghie in certi casi diventano armi, meno male che nessuna si è fatta male.
4
Vanilla Ninja (Estonia)
Ognuno ha le sue Bambole di pezza. Queste sono bionde, vestite come nel 1976, pelle, frange, anche gli stivali bianchi. Solo il batterista è uomo, il bambolo di pezza che le ragazze scatenate naturalmente ignorano. Tanto fracasso per celebrare con Too epic to be true, un amore travolgente. Dicono “rock alternativo”, mah.
4
Noam Bettan (Israele)
Esce da un diamante di specchi, vestito di nappa nera, il cantante israeliano guardato a vista dagli uomini del Mossad. Porta Michelle in francese, inglese e ebraico, le ballerine con i body optical anni 70 e gli stivali bianchi ricordano un po’ le mise dei varietà vintage. Nessun accenno alla politica, la canzone racconta un amore tossico e invita a trovare il coraggio per andare via.
6
Sarah Engels (Germania)
Il fuoco piace pazzamente, il palco si infiamma e Sarah (di origini italiane da parte dei nonni), canta Fire. Tutto si tiene. Disinvolta, costumi minimi, l’effetto è tra la festa in discoteca con open bar e un’esibizione sexy per urlare al mondo l’emancipazione femminile. Perplessità.
4
Essyla (Belgio)
E qui il dubbio viene, perché la reginetta delle nevi, tutta di bianco vestita, con una gamba fasciata e l’altra no, che canta Dancing on the Ice si sarà fatta male pattinando o è solo la scelta di un costumista maldestro? (Qui non si contano). Le bende e i veli volano, lei va e su e giù per la pedana. Incomprensibile.
4
Lion Ceccah (Lituania)
Artista underground, deve essere rimasto colpito dai Rockets ed eccolo in scena, tutto argentato. Canta in tutte le lingue, mix tra lituano, spagnolo e inglese: con Sólo quiero más invita a sentirsi liberi. Speriamo che lui si liberi del trucco.
4
Senhit ( San Marino)
Pieni anni 80, e lei si scatena, i capelli al vento, il vestito metallizzato a striscette. Ma Superstar non si riprende neanche quando entra in scena Boy George, che è un tesoro e sta al gioco. Tanto ombretto azzurro, una gonna a pieghe metallizzata, forse di tessuto ignifugo, il cappello. Lui superstar, a prescindere.
6
Alicja (Polonia)
Il body scultura di metallo incute timore, come i guanti minacciosi. I ballerini si scatenano sul piano inclinato (e non è una sfida come quelle a Stasera tutto è possibile), la ragazza ricciolona nemica della piastra canta Pray con discreta convinzione.
7
Lavina (Serbia)
Il look è aggressivo — pelle nera, borchie, catene, artigli, pelliccia da uomo delle caverne buttata con nonchalance sulla spalla, ombretto smokey eyes – ma la band metal nutre buoni sentimenti. Anche loro grandi amici delle lingue di fuoco, un classico di Eurovision, sembrano i protagonisti perfetti di un rito satanico. Invece con Kraj Mene (Accanto a me) si disperano per un amore non corrisposto; si sa, ognuno si dispera a modo suo.
5