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Jovanotti, riviversi al cinema dall’infanzia alla musica: “È mettere un punto nella mia esistenza”

Presentato alla Festa di Roma il doc di Dario Zonta e Carlo Zoratti sulla “incredibile avventura” di Lorenzo. Che riscopre con sorpresa anche i filmini di famiglia. Nelle sale dal 26 novembre al 2 dicembre
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“Mi sono sorpreso della mia sorpresa”. Jovanotti si ritrova spettatore della propria vita e scopre immagini che non sapeva avrebbe rivisto, i filmini girati dal padre, l’infanzia che torna sullo schermo: “Mi è arrivata addosso un’onda molto potente e davvero inaspettata”. Cappellino rosso dei New York Yankees, camicia chiara, cravatta in maglia a strisce rosse e blu, l’aria tranquilla e gioiosa, Lorenzo Cherubini presenta alla Festa del Cinema di Roma Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti, diretto da Dario Zonta e Carlo Zoratti, nelle sale dal 26 novembre al 2 dicembre. Sette anni di lavorazione per un documentario che attraversa musica, viaggi, memoria familiare e ripartenze.

"Lorenzo - L'incredibile avventura di Jovanotti" il film sulla popstar alla Festa e poi in sala

Rivedersi significa anche fare i conti con qualcosa che somiglia a un bilancio, proprio dopo aver compiuto sessant’anni il mese scorso. “Ho sentito che quel film metteva anche un punto. E a me non piacciono i punti, a me piacciono i due punti, mi piacciono le virgole, mi piacciono i punti di sospensione, mi piacciono gli accapo poetici”. Quel punto gli è rimasto dentro, insieme alla curiosità di sapere cosa verrà dopo. Lui, che tende a rimuovere il passato, si è trovato costretto a guardarlo.

A colpirlo sono anche le immagini del Pinocchio di Comencini, nel cui protagonista si riconosceva da piccolo. Andrea Balestri, che impersonava in tv il burattino di Collodi nella sua versione umana,aveva all’epoca sette anni, la sua stessa età. Per Lorenzo guardarlo era come osservare se stesso. I registi hanno scelto quelle sequenze senza che fosse lui a suggerirle, cogliendo qualcosa che sente ancora profondamente vivo. “Ho iniziato una regressione verso uno stato di totale infanzia con un corpo da adulto e questa cosa qui mi incuriosisce molto”.

Il viaggio più intimo riguarda i genitori. Il padre irruento, con un’opinione da imporre, un uomo di spettacolo rimasto inespresso. La madre silenziosa, capace di attrarre intorno a sé gli altri. Papà e mamma, così diversi tra loro da apparirgli come due pianeti distanti. Ma, precisa Lorenzo, “io non sono mai andato in analisi”. Il film lo porta a ripensare a quei rapporti, ai silenzi materni, alla somiglianza con il padre che emerge con gli anni. E a tornare dove, per lui, tutto comincia: “Nella nostra infanzia c’è il tesoro, nella nostra infanzia c’è tutto quello che noi faremo dopo”.

L’ingenuità è una qualità che Jovanotti continua a coltivare, anche nella musica. E rivendica una fortuna: “Io non ho avuto l’adolescenza e sono passato direttamente dall’infanzia a diventare Jovanotti”. Evitando così, racconta, quella stagione del confronto con gli altri, della paura del giudizio, del sentirsi fisicamente sbagliati. Oggi a emozionarlo è anche il pubblico che cresce insieme a lui, chi da ragazzino stava sotto il palco e torna con un bambino sulle spalle. La musica offre un luogo da abitare insieme: “È un’utopia nomade”, che dura il tempo di una canzone o di un concerto, prima che la vita rientri con le sue meraviglie e le sue tragedie.

Ai registi aveva chiesto di evitare la celebrazione promozionale, di cercare il cinema dentro la sua storia. Poi ha lasciato fare, continuando con canzoni, concerti e viaggi in bicicletta. Il risultato appartiene allo sguardo di altri: “Io non mi sento padre di questo film, mi sento figlio di questo film”.

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