ROMA – Il “bello” di Mare fuori diventa Pino Daniele e per farlo torna al bimbo che era. Massimiliano Caiazzo è alla Festa con Je so’ pazzo.
Grande trasformazione fisica.
«È solo uno degli elementi, anche se d’impatto. Era necessaria, rispondeva a un’esigenza fisica, non per scopi imitativi ma per capire come ci si sentiva in un corpo di quel tipo, come quel corpo veniva attraversato dalla musica».
Che ha ritrovato di sé?
«È stato un viaggio introspettivo nel passato. Prima di fare sport avevo insicurezze rispetto al mio corpo. Mi sono messo in gioco con la possibilità di allontanarmi dalla mia fisicità per capire cosa si prova. Ho avuto la possibilità di guardare quelle insicurezze attraverso un altro filtro, un’altra luce».
Lei e Pino Daniele che vi siete…
ROMA – Il “bello” di Mare fuori diventa Pino Daniele e per farlo torna al bimbo che era. Massimiliano Caiazzo è alla Festa con Je so’ pazzo.
Grande trasformazione fisica.
«È solo uno degli elementi, anche se d’impatto. Era necessaria, rispondeva a un’esigenza fisica, non per scopi imitativi ma per capire come ci si sentiva in un corpo di quel tipo, come quel corpo veniva attraversato dalla musica».
Che ha ritrovato di sé?
«È stato un viaggio introspettivo nel passato. Prima di fare sport avevo insicurezze rispetto al mio corpo. Mi sono messo in gioco con la possibilità di allontanarmi dalla mia fisicità per capire cosa si prova. Ho avuto la possibilità di guardare quelle insicurezze attraverso un altro filtro, un’altra luce».
Lei e Pino Daniele che vi siete dati?
«Spero di avergli dato tutto ciò che potevo: tanta umanità, mettere al servizio ogni parte di me per farmi attraversare dalla sua voce, dal suo messaggio. Spero di essermi almeno avvicinato. È diventato il mentore di cui avevo bisogno per capire come rendere arte il proprio lavoro, individuare la propria voce e scegliere come utilizzarla, essere coerente nei principi e nelle scelte».
Scelga una scena del film.
«Ue man! è una delle mie preferite. È il brano che mi ha toccato per primo leggendo il soggetto. Quel sentimento è stato uno dei motivi per cui ho detto: proviamoci. E poi il confronto col padre, due mondi che finalmente iniziano a dirsi le cose».
Momenti di crisi?
«È come le montagne russe: a un certo punto inizi a cadere giù, ed è normale. Ci sono state sere in cui andavo a letto molto stanco, con dei nodi psicofisici della storia che non capivo».
"Je so' pazzo", il trailer: così Massimiliano Caiazzo diventa Pino Daniele
Come affronta i giudizi sul film?
«Dormo sereno, so che ci ho messo tutto quel che potevo: curiosità, cura, passione. So che ci sono tanti Pino Daniele: l’artista, il mito e l’icona, l’uomo, poi quello che ognuno di noi ha vissuto».
È il ruolo della sua vita, finora?
«So che ha avuto un impatto fondamentale, è arrivato in un momento di profonda transizione. Che ricorderò».
Ha portato alla Festa la famiglia.
«Mamma e papà sono venuti da Castellammare. Mio fratello, i cugini e mio nipote vivono a Roma. La famiglia è il mio porto sicuro».