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Alice Rohrwacher: “Il cinema italiano non è protetto nella sua diversità”

La regista è la presidente di giuria che assegna la Camera d’or alla migliore opera prima
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CANNES – Per Alice Rohrwacher Cannes è sempre occasione di meraviglie. La regista quest’anno è chiamata dal Festival, che l’ha premiata più volte, a guidare la giuria che assegna la Camera d’or alla migliore opera prima.

Un compito che le piace.

“L’ho molto desiderato, è un appuntamento con 28 registi e film di cui non so nulla. Ogni opera prima racchiude come in uno scrigno l’anima dell’autore. Sono felice di attraversare questo festival con gli occhi dei giovani, il loro sguardo sul mondo, come immaginano l’avvenire. Speriamo che sia meno prevedibile di quello che immaginano i vecchi che ci governano, che non ci piace. Spero di vedere in questo sguardo i semi di un cambiamento che inceppino un sistema vecchi, il sistema della guerra che usa i corpi dei giovani per farsi scudo, ma che è pensata principalmente da vecchi. Vediamo cosa pensano i giovani a proposito di vecchi e di pensieri di guerra”.

(fotogramma)
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CANNES – Per Alice Rohrwacher Cannes è sempre occasione di meraviglie. La regista quest’anno è chiamata dal Festival, che l’ha premiata più volte, a guidare la giuria che assegna la Camera d’or alla migliore opera prima.

Un compito che le piace.

“L’ho molto desiderato, è un appuntamento con 28 registi e film di cui non so nulla. Ogni opera prima racchiude come in uno scrigno l’anima dell’autore. Sono felice di attraversare questo festival con gli occhi dei giovani, il loro sguardo sul mondo, come immaginano l’avvenire. Speriamo che sia meno prevedibile di quello che immaginano i vecchi che ci governano, che non ci piace. Spero di vedere in questo sguardo i semi di un cambiamento che inceppino un sistema vecchi, il sistema della guerra che usa i corpi dei giovani per farsi scudo, ma che è pensata principalmente da vecchi. Vediamo cosa pensano i giovani a proposito di vecchi e di pensieri di guerra”.

(fotogramma)

Qui al Festival si parla tanto dei dazi imposti da Donald Trump, di quest’America contraddittoria, da una parte colta, attenta al bello e che tanto apprezza il suo cinema, dall’altra che invoca del protezionismo nell’arte. Questo La spaventa?

“No, non mi fa paura perché penso che appartenga al vecchio mondo. E sono sicura che dentro la nuova generazione — la generazione che verrà e la generazione che già c’è e che sta crescendo — c’è veramente un’altra prospettiva. E quindi queste sono proprio le ultime grida di un meccanismo agonizzante”.

C’è, purtroppo, la crisi del cinema italiano. Elio Germano si è espresso con sincerità sulla crisi del cinema, è stato accusato dal ministro Giulio di essere una voce sola, di cianciare. Ma il cinema indipendente è quello che soffre di più in questo momento.

“Credo che il cinema italiano sia in un momento vivissimo. Certo, non è sostenuto, non è protetto nella sua biodiversità, che è la cosa più importante, perché non possiamo sapere se l’erbaccia di oggi sarà la medicina di domani. E quindi bisogna tenere in vita tutte le erbe possibili. Non bisogna diserbare troppo. E certo, c’è un tentativo, da parte — diciamo — di chi amministra i fondi del cinema, di selezionare in base ai contenuti i film che vanno fatti o non vanno fatti. Però il cinema non è fatto solo da storie, è fatto anche da immagini, è fatto anche da gesti, è fatto anche da sguardi. E quindi mi sembra molto difficile riuscire a giudicare un film di un autore partendo soltanto dal contenuto della sua storia. Il cinema non è solo il contenuto di una storia, ma è anche come questa storia si svela nel suo farsi, e non soltanto nel suo dirsi”.

Depardieu è stato condannato per violenza sessuale, dopo le accuse di due attrici.

“Credo sia un grande esempio, non solo per le. Questioni femminili ma per la politica. L’unione può cambiare le cose. Ci dicono che le parole sono solo chiacchiere (riferimento all’attacco del ministro Giuli e Germano ndr.), ma anche azioni giudiziarie. Speriamo che questa cosa possa estendersi oltre il MeToo e. che proteste, lettere e apppelli non restino solo tali ma diventino azioni”.

L’Alice del primo film. Chi era e quanto di lei c’è ancora oggi? E quanto è stato difficile trovare produttori per "Corpo celeste”?

“Come Lazzaro felice, io non cambio mai, sono sempre la stessa persona che viene trasportata in epoche diverse. Come artista mi sento libera e spregiudicata, posso co-produrre i film anche con altri Paesi. Non se, dovessi esordire oggi, se mi sentire così libera. Anche come cittadina mi sento libera, posso votare e spero di poterlo fare sempre.

I contadini di Alice Rohrwacher raccontano 'Lazzaro felice'

Fare il primo film è stato sorprendente, perché ho incontrato subito Carlo Cresto-Dina, il mio produttore. Non sapevo niente della forma cinematografica, ma sapevo quale seme che volevo mettere nel film. Ma sono stata fortunata, ho avuto tanto sostegno e in sei anni abbiamo raccolto i fondi. Bisogna non lamentarsi, avere pazienza e riuscire a tenere sempre vivo il senso del discorso che vogliamo portare avanti. Le opere prime sono tesori e in Europa dipendono dai finanziamenti pubblici, una creatività che va protetta. Il mio rapporto con l’Italia è complesso e straziante, la cultura dominante è enogastronomica, ci sarebbe altro da valorizzare”.

"Lazzaro Felice” è un esempio di quanto la spiritualità sia presente nel suo cinema. Che rapporto aveva con Papa Francesco e cosa pensa del nuovo pontefice americano, Leone.

“Siamo esseri spirituali e non soltanto materiali, e quindi il cinema senza uno sguardo spirituale sul mondo per me non ha senso di esistere. Poi la mia è una spiritualità anarchica, e quindi seguo, seguo tutto, ma seguo anche da un pianeta straniero. E ho seguito sempre le parole di papa Francesco, che sono sempre state parole importanti. Ho ascoltato le parole del nuovo papa Leone, che sono parole — a disertare è essenziale, in questo momento — e sono sicura che i giovani vogliano disertare. E aspetto di vedere cosa farà non solo con le parole, anche con il suo corpo. E ho fiducia, e spero che questa fiducia non venga tradita. Che ci sia, appunto, spazio per un altro mondo”.

In questo mondo che è il Festival di Cannes ci siete sia lei che sua sorella Alba nella giuria principale. Quanto è importante vivere di nuovo un’esperienza qui insieme?

"Quando ci hanno chiamato entrambe, pensavo fosse un errore. Pensavo che avessero sbagliato numero di telefono. E invece ci hanno molto volute entrambe. E siamo onorate, felicissime, perché penso che sia una bellissima responsabilità. Non solo per noi, anche per il cinema italiano. Perché comunque apparteniamo al cinema italiano, e ci sono due persone che appartengono appunto a questo mondo pieno di biodiversità, in due giurie così importanti. In più, per me, avere mia sorella qui — è la persona più importante della mia vita — e quindi è una gioia. Proprio mi dà molta serenità, ecco.

Il ricordo più forte insieme, qui?

“La prima volta che abbiamo presentato insieme Le meraviglie. Era il 13 maggio, come oggi: il 13 maggio 2014. Ricordo che ci siamo proprio strette la mano per fare questa scalinata per la prima volta. Perché Corpo celeste era stato presentato alla Quinzaine, quindi in un’altra sezione. E’ l’anniversario che ricordiamo anche come un anniversario di rinascita”.

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