Cannes – Emma, Pedro e le api. Il tappeto rosso della diva Stone nell’edizione 78 del Festival di Cannes, sarà ricordato per l’immagine dell’attrice che fugge da un’ape mentre in abito da sera sale la Montée des Marches con Austin Butler e Pedro Pascal, che l’aiuta a scacciare l’insetto. L’evento ha, letteralmente, colonizzato i social: «Un ridicolo vespaio, tutto molto assurdo. Ma dimostra come è il mondo oggi», ha commentato Emma Stone, spiegando «il film parla anche di questo, dei social network e come di tutti postano cose tipo Austin, Emma e le api».
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Il film è Eddington di Ari Aster, un western pandemico, ritratto grottesco dell’America ambientato in una cittadina del New Mexico nel 2020. Attraverso la rivalità tra lo sceriffo Joaquin Phoenix e il sindaco Pedro Pascal, il film targato A24 — che ha diviso i critici alla Croisette e in in Italia arriverà con Iwonder Pictures — mette in scena con toni neri la paranoia da covid, il complottismo, le reazioni alla morte di George Floyd, e anche certi guru (Austin Butler) che manipolano il dolore delle persone traumatizzate.
È il caso del personaggio incarnato da Emma Stone, che torna alla Croisette dopo Kinds of kindness di Yorgo Lanthimos, in uno degli episodi incarnava l’adepta di una setta. Stavolta è invece la vittima: Louise è la moglie dello sceriffo Phoenix, la sua infanzia travagliata l’ha portata a cucire bambole inquietanti e a nutrirsi di teoria del complotto online, mentre cerca di affrontare le proprie fragilità. «Cucire le bambole è il suo solo modo di esprimersi — racconta — non è disponibile né con sua madre né con suo marito. Si sente intrappolata e cade nelle grinfie del “pifferaio magico” Butler. È ossessionata dal passato e ha disperatamente bisogno di qualcuno che la comprenda, perché il guru abbraccia l’idea di accettare i propri traumi e vivere senza vergogna e lei ha bisogno di sentirsi dire proprio questo».
Per prepararsi l’attrice ha studiato online e questa attività ha finito per influenzare pesantemente i suoi algoritmi sui social: «A un certo punto le teorie più inquietanti sono apparse nel mio algoritmo. Perché una volta che inizi a cercare certe cose su Google, poi cominciano a riproportele in continuazione. È davvero un buco nero in cui si cade in fretta. E, purtroppo, ancora oggi continuano ad arrivarmi assurdità incredibili». Del suo alter ego cinematografico, che inizia una nuova vita e si immerge in una nuova falsa speranza, racconta: «Io la ammiro. Credo che la fede — o il desiderio di credere — sia innato in tutti: che si tratti della religione, una squadra di calcio, l’amore. Non c’è vita senza speranza. Ed è questo il tema del film, restare legati a qualcosa, anche quando tutto crolla. Molte persone oggi non sanno più cosa è reale, ma cercano disperatamente qualcosa a cui aggrapparsi».