Mario Martone: “Mi inchino alla vittoria di Panahi a Cannes. I suoi film nascono dalla sofferenza”
dalla nostra inviata Arianna FinosCANNES – Mario Martone, lei era l’unico italiano in concorso a Cannes: sperava in un premio per “Fuori “? È deluso?
«No. Sono molto contento, come credo dovrebbe essere qualunque regista per la Palma d’oro a Jafar Panahi. Perché è un premio importante se si pensa a cosa ha dovuto subire questo regista, e in generale il cinema iraniano, in che difficoltà riesce a realizzare i capolavori continui che produce. Dobbiamo soltanto inchinarci ed esserne felici, insomma».
Era con Valeria Golino al momento dell’annuncio dei vincitori?
«Eravamo a Napoli per presentare il film. Non abbiamo seguito niente, in questo momento la mia attenzione è sul rapporto che il film sta avendo con chi lo guarda. È chiaro che uno è contento se arriva un premio, ma già essere nella cerchia ristretta dei selezionati qualcosa vorrà pur dire».
Ha mai incontrato Panahi?
«Purtroppo, no. Ero molto amico di Abbas Kiarostami e ho conosciuto Makhmalbaf e Mohammad Rasoulof, che ho premiato quand’ero presidente della giuria…
CANNES – Mario Martone, lei era l’unico italiano in concorso a Cannes: sperava in un premio per “Fuori “? È deluso?
«No. Sono molto contento, come credo dovrebbe essere qualunque regista per la Palma d’oro a Jafar Panahi. Perché è un premio importante se si pensa a cosa ha dovuto subire questo regista, e in generale il cinema iraniano, in che difficoltà riesce a realizzare i capolavori continui che produce. Dobbiamo soltanto inchinarci ed esserne felici, insomma».
Era con Valeria Golino al momento dell’annuncio dei vincitori?
«Eravamo a Napoli per presentare il film. Non abbiamo seguito niente, in questo momento la mia attenzione è sul rapporto che il film sta avendo con chi lo guarda. È chiaro che uno è contento se arriva un premio, ma già essere nella cerchia ristretta dei selezionati qualcosa vorrà pur dire».
Ha mai incontrato Panahi?
«Purtroppo, no. Ero molto amico di Abbas Kiarostami e ho conosciuto Makhmalbaf e Mohammad Rasoulof, che ho premiato quand’ero presidente della giuria del festival di Lisbona. Ho sempre avuto una grande considerazione del cinema iraniano, che del resto è una delle più grandi cinematografie del mondo».
Si era parlato di una possibile Palma per le attrici di “Fuori”. È stata premiata una ragazza franco-algerina, Nadia Melliti, al primo film in “La Petite Dernière”.
«Le mie attrici potevano sicuramente meritare il premio per l’interpretazione femminile. Ma di sicuro La petite derniére avrà un valore importante e la sua interprete sarà straordinaria. Al di là dei film, in generale mi sembra importante che al festival ci sia stata un’attenzione rispetto a quello che succede in Medio Oriente. Non dobbiamo dimenticare che in questo momento il punto cruciale di tutto quello che accade al mondo è ciò che succede a Gaza, in Palestina. Stiamo veramente assistendo a qualcosa di incredibile sotto i nostri occhi».
Il cinema italiano era presente a Cannes con tre film, il suo e i due in concorso nella sezione Un Certain Regard: “Città di pianura” e “Testa o croce?”. Che fotografia esce secondo lei?
«Positiva. Fuori uscirà in Francia a dicembre con una grande attesa, ci sono tante vendite in altri Paesi. La sua vita italiana è appena cominciata, e devo dire in maniera bellissima. Ci sono i film che ha nominato, ci sono quelli che saranno a Venezia. Dal punto di vista dei contributi, sicuramente le questioni non sono di poco conto. Sono convinto anch’io che sia giusto riorganizzare il settore, ma si deve partire dalla considerazione che il nostro è un grande cinema. Tax credit, finanziamenti eccetera: benissimo fare tutti i miglioramenti del caso, ma partendo dalla considerazione del merito».
Martone a Cannes “Sapienza intellettuale scomoda come Pasolini, lui scandaloso, lei ignorata”
Che ne pensa delle liste che stanno uscendo sui compensi di attori, registi, incassi, finanziamenti?
«Non so. Intanto, tendo a non impicciarmi dei fatti altrui. Penso che sia giusto che il sistema contributivo tenga d’occhio la proporzione generale dei lavori. Ma, ripeto, tutto deve partire dall’idea che ci si siede a un tavolo e si ragiona su cosa fare, su come migliorare, con l’intento di potenziare e riconoscere il merito al cinema italiano. Non con l’idea di punire una scolaresca, perché è un po’ questa l’aria che tira e non mi pare quella giusta».
Dal punto di vista degli incassi, “Fuori” è terzo dopo “Mission: Impossible” e “Lilo & Stitch”. Questo è un bel segnale… anche perché la figura di Goliarda Sapienza non è ancora così conosciuta in Italia.
«Sì, in Francia è più conosciuta. Però in Italia il film è partito benissimo. La cosa impressionante è toccare con mano l’emozione delle spettatrici e degli spettatori».
L’osservazione che l’ha colpita di più da parte del pubblico?
«Il film è fatto in una maniera molto particolare, con una costruzione basata anche sulle percezioni, sugli spazi che si muovono, la città che viene attraversata. È un film anche misterioso. Ed è molto bello come le domande delle persone entrino proprio nelle pieghe di questi misteri. C’è una libertà nella scrittura di Goliarda Sapienza che io ho cercato di trasmettere: la mia speranza era che questa danza di libertà potesse avvolgere anche chi vede il film. E mi sembra che tante persone vengano prese da questa danza».
Infine, non possiamo non chiederle dello scudetto del Napoli.
«Centoventitré campionati. E quanti scudetti sono andati a sud di Roma? In qualche modo finalmente qualcosa comincia ad equilibrarsi. E poi questo scudetto arriva con una squadra così diversa da quella di due anni fa, così come del resto quella di due anni fa era una totale invenzione. Sono vittorie all’insegna dell’imprevedibilità dell’innovazione. Siamo veramente tutti molto contenti a Napoli».