✕

Maradona torna a Cannes: “The Match” e quella partita di calcio che diventò Storia

Ascolta l'audio

La recensione / Il documentario di Juan Cabral e Santiago Franco trasforma in un racconto epico il quarto di finale dei Mondiali del 1986 tra Argentina e Inghilterra, dalla “mano di Dio” alla guerra delle Falkland
3 minuti di lettura

Cannes – Fra le mille star che nel corso dei decenni sono apparse durante il festival di Cannes, la più splendente è stata lui: Diego Armando Maradona. Il vostro cronista in oltre quarant’anni di Croisette ha visto da vicino Gregory Peck e Lillian Gish, ha stretto la mano a James Stewart, ha visto piangere Sharon Stone e ha chiesto un autografo a Neil Young, ma nulla eguaglia ed eguaglierà mai l’apparizione di Maradona che venne nel 2008 per un film per altro brutto e sbagliato, Maradona by Kusturica, girato e firmato con deplorevole narcisismo dal regista bosniaco. Il film era brutto perché pervaso di uno spirito anti-inglese molto stupido, e sbagliato perché in 90 minuti di proiezione non parlava quasi per nulla di Napoli, e dovrebbe essere chiaro a tutti che non si può parlare di Maradona senza parlare di Napoli (infatti il vero, grande documentario sul più grande calciatore di tutti i tempi è lo splendido Diego Maradona di Asif Kapadia, 2019). Ma vedere Diego in conferenza stampa …

Cannes – Fra le mille star che nel corso dei decenni sono apparse durante il festival di Cannes, la più splendente è stata lui: Diego Armando Maradona. Il vostro cronista in oltre quarant’anni di Croisette ha visto da vicino Gregory Peck e Lillian Gish, ha stretto la mano a James Stewart, ha visto piangere Sharon Stone e ha chiesto un autografo a Neil Young, ma nulla eguaglia ed eguaglierà mai l’apparizione di Maradona che venne nel 2008 per un film per altro brutto e sbagliato, Maradona by Kusturica, girato e firmato con deplorevole narcisismo dal regista bosniaco. Il film era brutto perché pervaso di uno spirito anti-inglese molto stupido, e sbagliato perché in 90 minuti di proiezione non parlava quasi per nulla di Napoli, e dovrebbe essere chiaro a tutti che non si può parlare di Maradona senza parlare di Napoli (infatti il vero, grande documentario sul più grande calciatore di tutti i tempi è lo splendido Diego Maradona di Asif Kapadia, 2019). Ma vedere Diego in conferenza stampa ci ripagò di tutto.

"The Match": Maradona e la partita che cambiò tutto

Oggi nella sezione Cannes Première è passato al festival The Match, e Maradona è idealmente tornato sulla Croisette e ci ha fatto di nuovo emozionare. Vi sembrerà strano che un critico cinematografico dica una cosa del genere, ma nulla eguaglia per emotività e coinvolgimento i documentari sullo sport quando sono fatti come Dio comanda. Juan Cabral e Santiago Franco, argentini, hanno ricostruito la storia di una delle più famose e simboliche partite della storia del calcio, il quarto di finale dei Mondiali di Messico 1986 che vide opposte l’Argentina e l’Inghilterra. Tutti sanno cosa accadde. Vinse l’Argentina 2-1, doppietta di Maradona e gol di Gary Lineker per gli inglesi. Tutti sanno come accadde. Maradona segnò un gol con la mano, beffando il portiere inglese Peter Shilton, la terna arbitrale e il mondo intero; tre minuti dopo, come se la coscienza gli avesse imposto di riscattarsi, dribblò sei inglesi compreso il portiere e depositò in rete quello che molti ritengono il più bel gol mai visto sui campi di calcio. Magari non tutti ricordano da dove veniva, quel match. Veniva da una guerra. Pochi anni prima la giunta fascista che opprimeva l’Argentina si inventò un’assurda missione militare per “riconquistare” le Falkland/Malvinas, un territorio d’oltremare del Regno Unito nell’estremo Sud dell’Atlantico. Una bieca operazione di propaganda che a Londra non presero bene: Maggie Thatcher, che regnava a Downing Street, spedì laggiù l’esercito e spazzò via gli argentini in pochi giorni.

È proprio dalle Falkland che parte The Match, un magnifico documentario storico che usa la partita per parlare della storia di due paesi e di 22 calciatori alcuni dei quali sono lì, sullo schermo, a raccontarla. Cabral e Franco fanno, con grande equilibrio, quello che Kusturica buttò in barzelletta: raccontano le ragioni - storiche, politiche e calcistiche - di tutti. Il film è narrato dalle voci di Gary Lineker e di Jorge Valdano, due fuoriclasse che quel giorno erano in campo e che, oltre a grandi ex atleti, sono due gentlemen e due veri intellettuali. Le storie che si intrecciano intorno al match sono labirintiche e bellissime, e la più bella (per noi del tutto inedita) è probabilmente quella di Julio Olarticoechea. Nome assurdo (di ovvia origine basca) per uno dei gregari di quella squadra, un difensore roccioso e dai piedi ruvidi che nel 1984 aveva lasciato la nazionale stufo dei metodi da marine dell’allenatore Carlos Bilardo. Poco prima dei mondiali stava andando in vacanza con la famiglia e la sua auto incrociò per caso quella di Bilardo a un casello autostradale. Bilardo gli fece segno di seguirlo. Olarticoechea lo fece, e fu trascinato alla casa al mare del coach dove, su un muro bianco, Bilardo aveva disegnato lo schema con il quale la squadra avrebbe dovuto giocare. Di fronte alla moglie esterrefatta e lievemente incazzata per le ferie interrotte, il giocatore fu sommerso dalle spiegazioni tattiche dell’allenatore e accettò di tornare in nazionale. A tre minuti dalla fine del match, Olarticoechea intercettò con la nuca un cross dell’inglese John Barnes che era millimetricamente diretto sulla testa di Lineker. Rivedendo quell’azione, Lineker ammette di aver sognato quel pallone tutte le notti di tutta la vita: sarebbe stato il 2-2, e chissà, ma “el Vasco”, come chiamavano Olarticoechea, glielo portò via. Se Diego aveva segnato con “la mano di Dio”, quella di Olarticoechea fu “la nuca di Dio”. Quando oggi, nel film, lo dicono a Lineker l’inglese ride e dice: “ah, the nape of God, I like that” (“name” significa “nuca”). Sono passati quarant’anni e The Match finisce con argentini e inglesi che si sfidano a calcio balilla, e noi vecchi tifosi ci commuoviamo come degli scemi. Lo sport fa di queste cose.

Leggi i commenti