Cannes, John Travolta debutta come regista: “Il mio film romantico dedicato a chi amo”
dalla nostra inviata Arianna FinosCANNES – Il festival è in piena febbre da venerdì sera: John Travolta plana sulla Croisette, parcheggia da qualche parte il jet che ha pilotato lui stesso, consegna al teatro Debussy il suo primo film da regista e a sorpresa riceve in cambio una Palma d’onore. Commosso, stringendo il premio ha dichiarato: “È meglio di un Oscar”.
Per attivare l'iscrizione alla newsletter The dreamers, dedicata al cinema e alle serie tv, clicca qui
In Volo notturno per Los Angeles il divo, 72 anni, unisce la passione per il volo, i ricordi di bambino e l’America dei primi jet. Nel luogo in cui, grazie a Pulp Fiction, Quentin Tarantino e Vincent Vega, la sua carriera spenta aveva avuto un grande rilancio nel ’95, stavolta si apre la strada a una carriera dietro la macchina da presa. “È tratto da un libro che ho scritto 35 anni fa. Ho sempre fantasticato di farne un film. Altri volevano produrlo e dirigerlo, ma era qualcosa di troppo personale. Io sapevo ciò che avevo vissuto, visto, e volevo offrirlo a…
CANNES – Il festival è in piena febbre da venerdì sera: John Travolta plana sulla Croisette, parcheggia da qualche parte il jet che ha pilotato lui stesso, consegna al teatro Debussy il suo primo film da regista e a sorpresa riceve in cambio una Palma d’onore. Commosso, stringendo il premio ha dichiarato: “È meglio di un Oscar”.
Per attivare l'iscrizione alla newsletter The dreamers, dedicata al cinema e alle serie tv, clicca qui
In Volo notturno per Los Angeles il divo, 72 anni, unisce la passione per il volo, i ricordi di bambino e l’America dei primi jet. Nel luogo in cui, grazie a Pulp Fiction, Quentin Tarantino e Vincent Vega, la sua carriera spenta aveva avuto un grande rilancio nel ’95, stavolta si apre la strada a una carriera dietro la macchina da presa. “È tratto da un libro che ho scritto 35 anni fa. Ho sempre fantasticato di farne un film. Altri volevano produrlo e dirigerlo, ma era qualcosa di troppo personale. Io sapevo ciò che avevo vissuto, visto, e volevo offrirlo al pubblico. Sentivo che, arrivato a questo punto della mia vita, volevo essere io a dare quella riflessione su come tutto è iniziato per me”.
"Volo notturno per Los Angeles", il debutto da regista di John Travolta
Ambientato nel 1962, nel passaggio dall’era degli aerei a elica a quella dei jet, il film (su Apple tv dal 29 maggio), segue Jeff, bambino ossessionato dagli aerei che vola con la madre Helen da New York a Hollywood. Tra hostess sofisticate che gli rubano il cuore, aeroporti modernisti e hotel lussuosi, upgrade, uomini altissimi e squilibrati a bordo, tante tappe notturne tra cui Denver e Pittsburgh, il volo diventa un sogno americano sospeso tra nostalgia e formazione. Travolta — che ha scritto, diretto, narrato e prodotto il film — racconta: “È ispirato ai miei ricordi di bambino, il primo volo in aereo, le storie raccolte negli anni, gli incontri che hanno lasciato un’impressione indelebile nella mia vita”.
Alla domanda sul perché oggi non esista più quell’immaginario romantico e fiducioso evocato dal film – accolto in sala più volte da applausi a scena aperta - Travolta, visibilmente emozionato con il basco bianco alla francese accoppiato allo smoking ha risposto: “Me lo chiedo anch’io. Vorrei che fosse ancora così. Era un’epoca romantica, piena di visione e speranza. Questo è ciò che ricordo. Era un periodo in cui l’architettura, l’aviazione, le automobili, i vestiti, lo stile avevano speranza, avevano avventura, e guardavi con entusiasmo a ciò che sarebbe venuto dopo. Penso che oggi, in parte, questa dimensione manchi. I giovani sembrano aver perso questa idea romantica della speranza. Forse questo film è solo un gentile promemoria di ciò che potrebbe ancora essere”.
Progetto di famiglia
Il film è anche un modo per tornare a quel mondo e mostrarlo alle nuove generazioni: “Mi piacerebbe e nelle prime proiezioni i giovani stanno reagendo nello stesso modo in cui reagiva la nostra generazione. Si entusiasmano davanti a quelle immagini”. Il progetto è diventato anche una storia di famiglia, la dedica è al figlio Jett, scomparso nel 2009 e alla moglie Kelly Preston scomparsa nel 2020 e poi Ben e Ella Bleu che nel film interpreta la hostess Doris. Ma sono tanti i parenti attori “I miei fratelli e sorelle sono tutti professionisti sono diventati parte del film. Chi avrebbe immaginato che tutto si sarebbe incastrato così perfettamente?”.
Ossessivamente Sessanta
La ricostruzione del 1962 è stata maniacale a partire dai titoli di testa di Shag “È l’artista definitivo del modernismo di metà secolo e ha dedicato la sua vita a quell’immaginario”. Le immagini guardano a Edward Hopper: “Volevamo che ogni inquadratura sembrasse un quadro”. Anche i riferimenti glamour sono precisissimi: «Elizabeth Taylor in The Vips, il suo cappotto bianco con cappuccio, che volevo identico”. Kelly Eviston-Quinnett, che interpreta la madre Helen, ha secondo Travolta «un approccio ironico, elegante alla Meryl Streep”.
E in volo a planare
Travolta ha preso il brevetto a 22 anni, ha pilotato grandi aerei di linea e per anni ha vissuto in una casa costruita accanto a una pista privata. Dopo l’uragano Katrina e il terremoto di Haiti pilotò suoi aerei carichi di aiuti umanitari”. Ma non ripiange di aver fatto l’attore: “Ho avuto la possibilità di fare entrambe le cose. È questo il bello. È stata una vita meravigliosa. Perché ho avuto il dono del teatro, del cinema, del canto, della danza, della recitazione. E ho avuto anche l’arte del cielo, un’arte separata, una bellissima arte. Parlando della musica del film, ha detto: “La musica di quell’epoca è la mia colonna sonora personale. Film come Breakfast at Tiffany’s o Ultimo tango a Parigi. Sono le musiche con cui sono cresciuto, tra le composizioni più belle mai scritte. E poi ci sono gli standard dell’epoca, Come Fly With Me, The Best Is Yet To Come. Henry Mancini, Gato Barbieri… sono straordinari. E si sposano con le immagini in modo meraviglioso. Vidi quel film al cinema con mia sorella e suo marito nel 1966 e pensai: non ho mai visto un film più bello e romantico. E poi scoprii anche i suoni brasiliani di Black Orpheus. Tutti questi grandi film hanno qualcosa di speciale”.
Dirigerà ancora? “La verità è che credo di sapere come si fa. Per cinquantacinque anni ho osservato persone farlo bene, altre meno bene, ho visto gli errori. Credo di poter navigare in qualsiasi progetto scegliessi. Ma dovrei avere una vera passione per la storia. Oserei rifarlo solo per qualcosa di irresistibile e coinvolgente come questo”.