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“Soudain”, la smagliante profondità di Hamagouchi

(afp)

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A Cannes arriva un film di lievità cechoviana, girato con uno stile al tempo stesso discreto e potente
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Forse la Francia non vincerà i mondiali di calcio ma sta stravincendo il 79esimo festival di Cannes. Quasi tutti i film in concorso sono prodotti o co-prodotti dai padroni di casa, anche quando registi e attori vengono da lontano. Parigi fa bene al cinema, ma non fa ugualmente bene a tutti i cineasti: il grande iraniano Asghar Farhadi, il cui Storie parallele è passato l’altro ieri in concorso, gira film splendidi nel suo paese ma quando viene in Francia (o in Spagna, come nel 2018 per Tutti lo sanno) si snatura e diventa un regista normalissimo.

Invece Ryusuke Hamaguchi, giapponese 47enne, sbarca nella Banlieue parigina e realizza un’opera di smagliante profondità che dura 196 minuti, e se ne vorrebbero ancora. Hamaguchi ha conquistato il mondo (e il premio Oscar) nel 2021 con lo straordinario Drive my car: era la storia di un regista teatrale che metteva in scena Zio Vanja di Cechov a Hiroshima. Il teatro è centrale anche nel nuovo Soudain (All’improvviso), ma se serviva un’ulterio…

Forse la Francia non vincerà i mondiali di calcio ma sta stravincendo il 79esimo festival di Cannes. Quasi tutti i film in concorso sono prodotti o co-prodotti dai padroni di casa, anche quando registi e attori vengono da lontano. Parigi fa bene al cinema, ma non fa ugualmente bene a tutti i cineasti: il grande iraniano Asghar Farhadi, il cui Storie parallele è passato l’altro ieri in concorso, gira film splendidi nel suo paese ma quando viene in Francia (o in Spagna, come nel 2018 per Tutti lo sanno) si snatura e diventa un regista normalissimo.

Invece Ryusuke Hamaguchi, giapponese 47enne, sbarca nella Banlieue parigina e realizza un’opera di smagliante profondità che dura 196 minuti, e se ne vorrebbero ancora. Hamaguchi ha conquistato il mondo (e il premio Oscar) nel 2021 con lo straordinario Drive my car: era la storia di un regista teatrale che metteva in scena Zio Vanja di Cechov a Hiroshima. Il teatro è centrale anche nel nuovo Soudain (All’improvviso), ma se serviva un’ulteriore prova per dire che Hamaguchi è un genio basta osservare il crossover culturale che riesce a creare in questo film. Marie-Lou (Virginie Efira, curiosamente protagonista anche del film di Farhadi) è la direttrice di quella che noi italiani chiameremmo una Rsa, una struttura per anziani con deficit sia fisici sia psichici. Incontra casualmente Mari (Tao Okamoto), giapponese francofona che sta allestendo in teatro un testo ispirato alla figura di Franco Basaglia. Nel giro di poche ore le due donne diventano amiche e da quel momento condividono tutto: le lotte quotidiane di Marie-Lou in un sistema sanitario che lesina i soldi e non incoraggia l’empatia con i pazienti, la lotta contro il cancro che la giovane Mari porta avanti con coraggio. Nonostante si parli di Alzheimer e di malattie terminali, Soudain è un film di lievità (di nuovo) cechoviana, girato con uno stile al tempo stesso discreto e potente. La lunga camminata in tempo reale in cui Mari e Marie-Lou fanno amicizia parlando di filosofia e di capitalismo è la rappresentazione plastica di come nasce un’amicizia e di quanto un mondo “globale” possa essere meraviglioso. Soudain è un grande film e Hamaguchi è ufficialmente nel ristretto club dei grandi cineasti del terzo millennio. La Palma d’oro sarebbe solo un’ovvia conseguenza.

Soudain (All’improvviso)

Regia di Hamaguchi Ryusuke

voto: 4 stelle su 5

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