Cannes, i film e gli ospiti di oggi. Da Léa Seydoux a Renate Reinsve
dalla nostra inviata Chiara UgoliniCANNES – Oggi al festival è il giorno di due attrici amatissime: la francese Léa Seydoux, due volte in concorso quest’anno con Gentle monster sul tema delle conseguenze sui familiari di un uomo accusato di pedofilia, e con L’inconnue, in programma in giornata.
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L’Inconnue di Arthur Harari è tratto dal fumetto realizzato con il fratello Lucas, sul fotografo David Zimmerman che esce raramente di casa finché gli amici non lo portano a una festa dove incontra una donna misteriosa e la segue. All'alba, la sua vita si trasforma: si risveglia nel suo corpo. Nel cast Léa Seydoux e Niels Schneider.
Fjord è il film del regista romeno Cristian Mungiu, già Palma d’oro per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. Nel cast Sebastian Stan (The Apprentice) e Renate Reinsve (Migliore attrice a Cannes per Sentimental Value). I Gheorghiu, una devota coppia romeno-norvegese, si trasferiscono in un villaggio situato in un fiordo remoto, dove legano molto con i loro vicini, gli Halberg. I figli stringono amicizia nonostante le diverse educazioni ricevute. Quando l’adolescente Elia Gheorghiu si presenta a scuola con alcuni lividi sul corpo, la comunità inizia a chiedersi se l’educazione tradizionale che i figli dei Gheorghiu ricevono dai genitori possa avere qualcosa a che fare con quanto accaduto.
Oggi anche il documentario di Ron Howard sul fotografo Richard Avedon. Dai leader mondiali alle icone della cultura pop e alle top model internazionali, l'influenza di Richard Avedon è il modello per il nostro mondo dominato dalle immagini. Le sue fotografie non si limitavano a riflettere la cultura, la plasmavano. Il documentario ripercorre la vita e l'eredità di un artista che ha usato la fotografia per reinventare il mondo che lo circondava. Grazie a un accesso senza precedenti agli archivi personali di Richard Avedon – immagini inedite, filmati esclusivi del dietro le quinte e nuove interviste con i suoi più stretti collaboratori – il film esplora come il suo sguardo unico abbia sia riflesso che rimodellato il linguaggio visivo del XX secolo, e perché anche l'immagine più iconica racconta solo metà della storia.