Almodóvar: “L’artista si deve esporre, un dovere morale. Il silenzio mette a rischio la democrazia”

Almodóvar: “L’artista si deve esporre, un dovere morale. Il silenzio mette a rischio la democrazia”
(afp)

Il regista spagnolo, 76 anni, torna in concorso a Cannes con “Amarga navidad” in cui si racconta con franchezza

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CANNES – Pedro Almodóvar arriva a Cannes con il suo film sincero, la sua famiglia artistica, una spilletta che chiede “Palestina libera” e le idee molto chiare sulle cose del mondo: “Senza voler giudicare nessuno, penso che un artista debba parlare della situazione in cui vive. Mi sembra un dovere morale. Non giudico chi non lo fa, ma il silenzio e la paura, perché evidentemente si tratta di un’espressione di paura, sono un sintomo molto negativo, un sintomo di svalutazione della democrazia”.


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Il regista – che al festival porta in concorso Amarga navidad nelle sale italiane domani – prosegue: “Credo che ogni creatore, dalla propria piccola tribuna, debba parlare senza giri di parole, debba esprimersi di fronte a ciò che di peggiore ci sta accadendo. E ci stanno accadendo cose troppo terribili ogni giorno. Io personalmente credo che siamo obbligati a parlarne. Come europei, siamo anche obbligati a diventare una sorta di scudo contro questi mostri come Trump, Netanyahu o il leader russo. Siamo obbligati perché qui rispettiamo le leggi internazionali. In Europa esistono delle leggi e quindi Trump deve sapere che c’è un limite a tutti i suoi deliri e alle sue follie, e che l’Europa non diventerà mai vassalla rispetto a politiche fondate sulla frode”.

Pedro Almodóvar a Cannes: "L’artista deve parlare, non restare in silenzio"

Il film, che lo stesso regista considera con Dolor y gloria del 2019 una sorta di dittico, affronta il tema della creazione artistica, dell’elaborazione del lutto, degli effetti del dolore fisico e del blocco creativo. Pescando a piene mani della sua autobiografia (non a caso il titolo internazionale è Autofiction) il regista premio Oscar racconta di un regista che non fa film da cinque anni e che sta scrivendo una sceneggiatura che ha per protagonista una regista di pubblicità che dopo aver girato due film oggi di culto ma che non hanno avuto successo, ha un attacco di panico e dolorosissime emicranie a un anno dalla morte di sua madre.

"Amarga Navidad", il trailer del film di Pedro Almodóvar

"Questo è l’ultimo film su me stesso – dice il regista che in passato ha sofferto di emicranie e di attacchi di panico e ha dovuto affrontare il dolore della morte della mamma – in futuro vorrei fare un film diverso. Sto già lavorando a un nuovo copione in cui c’è dell’umorismo nero. Certo che mi piacerebbe fare ancora dei film come Donne sull’orlo di una crisi di nervi, ma quelle commedie barocche e esagerate appartenevano a quel momento della mia vita. Oggi faccio i film che mi dice il mio cuore e con questi ultimi film di essere andato più a fondo, certo sacrificando un po’ l’umorismo. Che tornerà”.

"Il tema principale del film è che il narratore molto egoista quando ha un’idea non chiede il permesso a nessuno e non tiene in considerazione che la proprio idea – dice il regista – È qualcosa che faccio anche io anche se cerco sempre di mescolare realtà e finzione ma mi interessava mettere in luce la natura egoista e pericolosa del creatore, c’è un dibattito morale che riguarda la sensibilità etica del creatore”. Il protagonista del film interpretato dal regista argentino Leonardo Sbariglia (anche nel film Karma di Guillaume Canet) è un regista che infatti ruba dalle storie di chi gli sta vicino, dal dolore suo e da quello degli altri.

(agf)

Dopo la proiezione di ieri sera al Grand Théatre Lumière molto applaudita, il regista – che nella sua lunga carriera ha vinto due Oscar, cinque BAFTA, due Golden Globe, altrettanti Emmy e due Leoni d'oro, di cui uno alla carriera nel 2019 e uno al miglior film nel 2024 per La stanza accanto ma mai la Palma d’oro – ha detto: “Sono stato favorito due volte qui al festival, con Tutto su mia madre e Volver, ma non basta essere favorito. I premi sono il risultato di un mix di tante cose, come il film è stato visto dal pubblico, dalla critica. Non sono mai venuto con la sensazione già di esserne il vincitore anche perché è molto emozionante essere qui al di là dei premi. Mi interessa sapere cosa pensano i distributori di tutto il mondo del mio film, come lo vedono, come lo interpretano. Non provo nessuna frustrazione a non avere vinto una Palma d’oro. Mi piace venire in concorso perché è molto più divertente ed emozionante essere in gara”.

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