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“La bola negra”, omosessualità e Guerra civile: la Spagna a Cannes racconta i danni del machismo

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La critica | Diretto dai registi spagnoli ribattezzati “los dos Javis”, prodotto dai fratelli Almodóvar, è un apologo storico sulla mascolinità tossica che ha contraddistinto la società iberica per decenni
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CANNES – Vi abbiamo già ragguagliato sui numerosi film francesi che qui a Cannes, e nei cinema dell’Esagono, parlano della guerra, dell’occupazione tedesca e della repubblica di Vichy.

Ricapitoliamo: Moulin di Laszlo Nemes (sull’eroe della Resistenza Jean Moulin) e Notre salut di Emmanuel Marre (su un travet di Vichy al servizio dei collaborazionisti) in concorso; il dittico su Charles de Gaulle, L'Âge de fer e J'écris ton nom di Antonin Baudry, fuori concorso e in uscita in sala tra giugno e luglio. La penultima giornata del concorso ha proseguito su questa linea di “rilettura” di periodi storici roventi.

Coward (“Vigliacco”) del belga Lukas Dhont è ambientato nelle trincee della prima guerra mond…

CANNES – Vi abbiamo già ragguagliato sui numerosi film francesi che qui a Cannes, e nei cinema dell’Esagono, parlano della guerra, dell’occupazione tedesca e della repubblica di Vichy.

Ricapitoliamo: Moulin di Laszlo Nemes (sull’eroe della Resistenza Jean Moulin) e Notre salut di Emmanuel Marre (su un travet di Vichy al servizio dei collaborazionisti) in concorso; il dittico su Charles de Gaulle, L'Âge de fer e J'écris ton nom di Antonin Baudry, fuori concorso e in uscita in sala tra giugno e luglio. La penultima giornata del concorso ha proseguito su questa linea di “rilettura” di periodi storici roventi.

Coward (“Vigliacco”) del belga Lukas Dhont è ambientato nelle trincee della prima guerra mondiale; La bola negra (“La palla nera”, dal titolo di un’opera incompiuta di Federico Garcia Lorca) degli spagnoli Javier Ambrossi e Javier Calvo ricrea in modo barocco e fantasioso gli anni della guerra di Spagna. Sono due film di forte impronta omosessuale. Cowardpotrebbe essere definito, semplificando assai, la versione gay di vecchi capolavori come Orizzonti di gloria o All’Ovest niente di nuovo (parliamo di ambientazione, non siamo certo a quei livelli): mentre intorno a loro infuria il macello e migliaia di ragazzi trovano la morte, i due giovani fanti Pierre e Francis scoprono l’amore - nonché la comune passione per lo spettacolo, la danza, il travestimento.

La bola negra è tutt’altra storia. Siamo di fronte a quel che si usa definire “un filmone”, prodotto con grandi mezzi dalla compagnia El Deseo dei fratelli Pedro e Agustin Almodóvar. I due registi, compagni anche nella vita, sono relativamente giovani: Ambrossi (nome completo, davvero da hidalgo, Francisco Javier García de la Camacha Gutiérrez-Ambrossi) ha 41 anni, Javier Calvo 35. Sono al secondo film in coppia ma in Spagna sono famosi come attori e autori televisivi: li chiamano “los dos Javis”, giocando sul fatto che hanno lo stesso nome. È un film a lunga gittata (due ore e 40 minuti) che potremmo ribattezzare “l’omosessualità in Spagna da García Lorca ai giorni nostri”.

La trama è giocata su tre livelli temporali che si incrociano di continuo, all’inizio in modo piuttosto faticoso, poi sempre più fluido. Nel 2017 un giovane spagnolo in vacanza sessuale ad Atene riceve dal nonno una curiosa eredità: un manoscritto che si rivela prezioso, la versione completa del testo incompiuto di García Lorca intitolato appunto La bola negra; nel 1936, in piena Guerra civile, scopriamo pian piano come tale manoscritto è finito nelle mani di un “falangista per caso”, un giovane arruolato a forza tra i fascisti che si innamora perdutamente di un prigioniero repubblicano destinato alla fucilazione; è quest’ultimo a dargli, appunto, il manoscritto del poeta che è stato suo amico. Il terzo livello, nel 1932, è la visualizzazione di La bola negra: un ragazzo, creato da García Lorca, tenta di entrare in un esclusivo club di Granada ma viene respinto in quanto omosessuale.

Il film è un apologo storico sulla mascolinità tossica che ha contraddistinto la società spagnola per decenni, provocando tra l’altro la morte del grande scrittore. Coloratissimo e violento, La bola negra è un tour de force notevole, spesso squilibrato: ogni tanto la durata e il diluvio di narrazioni che sommerge lo spettatore fanno pensare che avrebbe funzionato meglio, con più respiro, in forma di serie. È però indubbio che “los dos Javis” sono dei talenti che hanno trovato in “los dos Almodóvar” dei mentori generosi. Sentiremo parlare assai di questi due ragazzacci.

La bola negra

Regia di Javier Ambrossi e Javier Calvo

Voto: 3 stelle e mezza su 5

Coward

Regia di Lukas Dhont

Voto: 3 stelle su 5

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