Cannes – Il braccio di ferro tra Canal+, il maggior finanziatore del cinema francese, e una bella fetta di cineasti ha contraddistinto quest’edizione del festival di Cannes.
La Lega per i Diritti Umani (LDH) e il sindacato CGT Spectacle hanno annunciato che intenteranno una causa a Nanterre contro Canal+, denunciando la discriminazione nei confronti dei firmatari dell’appello da parte del suo presidente Maxime Saada. Dopo appelli, minacce, reazioni ieri il contrattacco legale.
Ad un anno dalle elezioni francesi il tema della politica culturale del paese ha tenuto banco tra première e conferenze in sala stampa. Tutto era iniziato alla vigilia del festival con una lettera pubblicata su Libération contro l’azionista di maggioranza Vincent Bolloré, respo…
Cannes – Il braccio di ferro tra Canal+, il maggior finanziatore del cinema francese, e una bella fetta di cineasti ha contraddistinto quest’edizione del festival di Cannes.
La Lega per i Diritti Umani (LDH) e il sindacato CGT Spectacle hanno annunciato che intenteranno una causa a Nanterre contro Canal+, denunciando la discriminazione nei confronti dei firmatari dell’appello da parte del suo presidente Maxime Saada. Dopo appelli, minacce, reazioni ieri il contrattacco legale.
Ad un anno dalle elezioni francesi il tema della politica culturale del paese ha tenuto banco tra première e conferenze in sala stampa. Tutto era iniziato alla vigilia del festival con una lettera pubblicata su Libération contro l’azionista di maggioranza Vincent Bolloré, responsabile secondo gli artisti di dare una svolta estremamente reazionaria all’industria audiovisiva e di essere al centro di un monopolio informativo: “Zapper Bolloré” era il titolo, un invito a cambiare canale, quindi a boicottare la tv. Lettera a cui è seguita la dura reazione di Saada che a Cannes, durante un pranzo dei produttori, ha dichiarato di non avere più «voglia di lavorare con gente che ci tratta come cripto-fascisti».
Dopo la minaccia di una «lista nera» di artisti l’elenco di cineasti francesi – Juliette Binoche, Adèle Haenel, i registi Robin Campillo, Arthur Harari, Emmanuelle Marre – si è allungata ulteriormente, superando le tremila ottocento firme, grazie anche all’aggiunta di altri nomi noti del cinema internazionale come l’attore spagnolo Javier Bardem, l’americano Mark Ruffalo, il regista britannico Ken Loach e il suo sceneggiatore Paul Laverty, quest’anno in giuria. Alcuni artisti, tra cui Anna Mouglalis, hanno paragonato la posizione di Canal+ a una forma di “maccartismo”. In settimana la ministra francese della cultura, Catherine Pégard, si era detta «rammaricata» per le parole di Saada e aveva auspicato che «la ragione e il dialogo potessero prevalere sulle minacce”.
Questo scontro ha messo al centro del dibattito il peso di Canal+ nell’industria cinematografica francese. Ogni anno, il gruppo investe 170 milioni di euro nella produzione e coproduce metà dei film distribuiti nelle sale. Al festival 13 dei 22 film in concorso erano prodotti o coprodotti da Canal+.