Le canzoni di Sanremo e l’amore ai tempi del colera: rinunce, solitudini e dolori
di Gino CastaldoSarà una pioggia di musica, in gran parte soave, con molti amori dolenti, soprattutto molti amori, svariate “casse dritte” da discoteca, rarissimi accenni diretti alla realtà che ci circonda, fino a ottenere un effetto per così dire di alienante sollievo, di allontanamento del pericolo. Insomma, se il mondo non va esattamente nella direzione che tutti vorremmo, se ancora esistono carri armati che spazzano di morte il paesaggio del pianeta, se nessuno affronta sul serio la crisi climatica, se la forbice tra ricchi e poveri aumenta sempre di più, non sarà mica il caso di ricordare tutto questo anche al festival di Sanremo... Perché affliggere il pubblico, già gravato da problemi quotidiani, con altri problemi?
L’amore ai tempi del colera non è traboccante di felic…
Sarà una pioggia di musica, in gran parte soave, con molti amori dolenti, soprattutto molti amori, svariate “casse dritte” da discoteca, rarissimi accenni diretti alla realtà che ci circonda, fino a ottenere un effetto per così dire di alienante sollievo, di allontanamento del pericolo. Insomma, se il mondo non va esattamente nella direzione che tutti vorremmo, se ancora esistono carri armati che spazzano di morte il paesaggio del pianeta, se nessuno affronta sul serio la crisi climatica, se la forbice tra ricchi e poveri aumenta sempre di più, non sarà mica il caso di ricordare tutto questo anche al festival di Sanremo... Perché affliggere il pubblico, già gravato da problemi quotidiani, con altri problemi?
L’amore ai tempi del colera non è traboccante di felicità, tutt’altro: si intravedono solitudini, dolori, rinunce, ma come argomento rimane prioritario, un confine oltre il quale è pericoloso avventurarsi. Lo fanno in pochi, perfino i presunti cattivi come Tony Effe giocano fioretti d’amore, benché in puro stile Califano. Bisogna guardare dentro la propria casa, rassettare, tentare di rimettere in ordine, ripensare a padri e madri, riconsiderare il divano come rifugio protettivo, recuperare nostalgicamente magie perdute, altro che esplorare nuovi territori che oggi vogliono dire solo pericolo.
Dunque si canta, e se proprio si deve allora c’è Giorgia che torna al festival per ricordare a tutti com’è che si canta, quando si vuole fare sul serio. C’è molta melodia, rari frammenti di nervosa inquietudine come quelli che porta Fedez. I giovani sembrano tutto sommato smarriti e per una impennata di orgoglio femminile dobbiamo aspettare la veterana Marcella Bella.
Se volessimo prendere la selezione del festival come specchio dell’attualità musicale dovremmo dare per morto il rock, che continua a non comparire in nessuna forma, confermando l’eccezione gloriosa che fu portata dai Måneskin nel 2021, e anche il rap, o trap che dir si voglia è poco presente, a parte Rocco Hunt e lo squadrone messo in campo da Shablo. “Meglio stare in superficie” raccomanda ironicamente Willie Peyote, mentre i Kolors, ancora più tranchant, sono già proiettati alle vacanze estive con appuntamento a Mikonos. Musicalmente sarà un unico lungo ponte che inizia a febbraio e si disperderà in un oceano di tormentoni estivi.