Il ritorno di Toquinho a Sanremo: “Le canzoni migliori sono un inno alla vita”
di Andrea SilenziROMA — «Sarà la quarta volta a Sanremo. Ho fatto l’ospite, sono stato in giuria e in gara con Paola Turci: cantavamo Ringrazio Dio, era il 1990. Ricordi bellissimi». Toquinho è un gigante della musica brasiliana. Ha lavorato con tutti i più grandi, da Vinicius de Moraes a Chico Buarque De Hollanda fino a Jobim. Nel 1983 il clamoroso successo in Italia con Acquarello, presentata anche all’Ariston. Torna al festival per duettare con Gaia nella serata delle cover con La voglia, la pazzia, un pezzo dello stesso Toquinho portato al successo da Ornella Vanoni. L’artista sarà in Italia anche con il tour 60 anni di carriera, special guest Camilla Faustino, a maggio al Teatro Massimo di Cagliari (il 19), al Gran Teatro Geox di Padova (21), agli Arcimboldi di MIlano (22), al Metropolitan di Catania (23), all’Auditorium Parco della musica di Roma (25).
Com’è nata l’idea del duetto?
«Con Gaia ci conosciamo, abbiamo amici in comune,…
ROMA — «Sarà la quarta volta a Sanremo. Ho fatto l’ospite, sono stato in giuria e in gara con Paola Turci: cantavamo Ringrazio Dio, era il 1990. Ricordi bellissimi». Toquinho è un gigante della musica brasiliana. Ha lavorato con tutti i più grandi, da Vinicius de Moraes a Chico Buarque De Hollanda fino a Jobim. Nel 1983 il clamoroso successo in Italia con Acquarello, presentata anche all’Ariston. Torna al festival per duettare con Gaia nella serata delle cover con La voglia, la pazzia, un pezzo dello stesso Toquinho portato al successo da Ornella Vanoni. L’artista sarà in Italia anche con il tour 60 anni di carriera, special guest Camilla Faustino, a maggio al Teatro Massimo di Cagliari (il 19), al Gran Teatro Geox di Padova (21), agli Arcimboldi di MIlano (22), al Metropolitan di Catania (23), all’Auditorium Parco della musica di Roma (25).
Com’è nata l’idea del duetto?
«Con Gaia ci conosciamo, abbiamo amici in comune, è stata una scelta naturale. Da tempo volevamo fare qualcosa insieme».
Lei torna al Festival dopo tanti anni. Che ricordo ha della sua partecipazione con Paola Turci?
«Realizzammo un arrangiamento di alto livello, andò benissimo. Ma Sanremo è un luogo familiare. Ricordo quando feci parte della giuria, il presidente era Ennio Morricone: sempre molto preciso ma molto amichevole. Un talento enorme, coltissimo, un dio della musica».
È vero che registrò “La voglia, la pazzia” a casa di Vanoni?
«Cominciammo a lavorare un mese prima, su invito di Sergio Bardotti. Si creò un’amicizia che dura ancora. Bardotti traduceva i testi di Vinicius, io e Ornella provavamo: un lavoro in simbiosi, fatto per la maggior parte nel grande giardino della casa. Non so se oggi sarebbe possibile, i tempi sono molto più stretti».
Lei ha conosciuto Lucio Dalla e ha realizzato una versione in portoghese di “Tutta ‘nata storia” di Pino Daniele.
«Dalla lo conobbi a Mentana, dove abitavano Bardotti e Sergio Endrigo. Arrivava a casa di Bardotti, salutava e se andava a dormire. Si fermava per giorni. Abbiamo fatto amicizia e collaborato, all’inizio degli anni Settanta registrammo insieme una cover in portoghese di La casa in riva al mare. Un talento eccezionale. Pino Daniele lo conobbi dopo aver inciso la cover: cercai di farmi aiutare da un amico italiano che viveva in Brasile per capire il testo, ma anche lui non si raccapezzava. È l’artista italiano che amo di più. Quando ci siamo conosciuti era affettuosissimo, mi chiamava maestro».
Come nacque “Acquarello”?
«Un impresario italiano, Franco Fontana, voleva che incontrassi Maurizio Fabrizio per lavorare insieme. Lo mandò da me in Brasile, non ci conoscevamo: mi chiamò dall’aeroporto e mi disse com’era vestito. Iniziammo lavorare, scrivemmo 12 pezzi ma Acquarello ha avuto un successo che ancora non so spiegare. La cantano i bambini nelle scuole, è un vero inno alla vita».
Lei nel 1969 venne in Italia con Chico Buarque per sfuggire alla dittatura militare. È spaventato da quello che sta accadendo?
«Questa destra che sta emergendo non credo sia vicina a quello che ho visto in Brasile. Lì c’erano i militari, con tanti morti, tanta repressione. Credo che la democrazia sia la cosa più importante, e dentro ci sono la sinistra e la destra. Ma niente si avvicina a quello che è accaduto in Brasile».